Waterbones (177). motivi decorativi astratti
installazione a parete
2020 - 2020
Cecchini, Loris (1969-)
1969-
nstallazione modulare costituita da elementi in acciaio inox 316 assemblati direttamente a parete. La struttura si sviluppa orizzontalmente attraverso una concatenazione di moduli ramificati e interconnessi che generano una rete organica in continua espansione. Le superfici metalliche specchianti amplificano la relazione con la luce e con lo spazio circostante, producendo effetti mutevoli di riflessione e una percezione dinamica dell’opera.
- FONTE DEI DATI Regione Lombardia
- OGGETTO installazione a parete
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MATERIA E TECNICA
acciaio inox 316/ assemblaggio
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ATTRIBUZIONI
Cecchini, Loris (1969-)
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Musei d'Arte Moderna e Contemporanea. Collezione ACACIA
- LOCALIZZAZIONE Arengario
- INDIRIZZO Piazza del Duomo, Milano (MI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Waterbones (177) del 2020 appartiene all’omonimo ciclo di opere sviluppato da Loris Cecchini a partire dal 2009, serie nella quale l’artista concentra la propria ricerca sull’indagine della struttura profonda della materia e sui processi di crescita e organizzazione presenti in natura. Letteralmente “ossa d’acqua”, l’opera è costituita da moduli in acciaio inox 316 assemblabili in molteplici configurazioni, attraverso i quali la materia assume una duplice natura: solida come una struttura ossea e al tempo stesso fluida, mobile e modellabile come un flusso liquido. La pratica di Cecchini si colloca all’intersezione tra arte, architettura, design e osservazione scientifica dei fenomeni naturali. Attraverso l’utilizzo di software di progettazione tridimensionale e processi industriali di produzione, l’artista sviluppa forme biomorfe e diagrammatiche ispirate a strutture cellulari, reti molecolari, progressioni rizomatiche e sistemi di proliferazione organica. L’opera cresce nello spazio secondo una logica modulare e decentralizzata, evocando organismi auto-generativi capaci di espandersi senza gerarchie prestabilite. L’acciaio inox lucidato, materiale ricorrente nella produzione di Cecchini, contribuisce a superare la concezione tradizionale della scultura come forma chiusa e statica. Le superfici riflettenti catturano infatti luce, ambiente e presenza dello spettatore, trasformando continuamente la percezione dell’installazione. La struttura, pur basata su una rigorosa costruzione modulare, mantiene un carattere fluido e organico, sospeso tra precisione tecnologica e imitazione dei processi naturali.\nIl lavoro recente dell’artista trae origine dalla riflessione sul concetto di “organismo”, inteso come sistema in continua evoluzione che costruisce la propria crescita a partire da un singolo modulo, secondo dinamiche analoghe a quelle dell’architettura, del linguaggio e delle forme biologiche. \nL’opera è entrata nelle collezioni del Museo del Novecento nel 2020 come dono dell’Associazione ACACIA in occasione dell’assegnazione del Premio ACACIA a Loris Cecchini. \n\n- Roberto Pini
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente pubblico territoriale
- ENTE SCHEDATORE R03/ Museo del Novecento
- DATA DI COMPILAZIONE 2020
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0