tupilak. spirito volante
scultura
ca 1980 - 1985
«Scultura ottenuta da una vertebra di balena. Raffigura un essere mitologico o “spirito volante”, provvisto di ali, la cui morfologia asseconda la naturale forma della vertebra. Mostra porosità diffusa, in particolare il volto, antropomorfo, è reso da occhi incisi, appena abbozzati, e naso scarsamente prominente. All’interno della fenditura, che costituisce la bocca, è stata inserita ad incastro e fissata con collante, una dentatura in osso animale sbiancato costituita da cinque denti nella parte superiore ed altrettanti in quella inferiore. Esecuzione a mano, mediante bulino, lame e pietre abrasive per la levigatura» (expertise Zanin, 2025).
- FONTE DEI DATI Regione Lombardia
- OGGETTO scultura
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MATERIA E TECNICA
osso di balena/ intaglio/incisione/ levigatura
corno
- AMBITO CULTURALE Popolazione Inuit
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ATTRIBUZIONI
Popolazione Inuit (autore Non Identificato)
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Museo delle Culture, Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico. Collezione Canepa Collezione HT Inuit Collection
- LOCALIZZAZIONE MUDEC - Museo delle Culture
- INDIRIZZO Via Tortona, 56, Milano (MI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE «L’utilizzo delle ossa di balena per la realizzazione di opere scultoree ha origini antiche. Risale infatti alla cultura artica pre-inuit denominata Thule (1000-1600 d.C.) in coincidenza con le prime evidenze archeologiche di caccia al mammifero marino. La tecnica di lavorazione delle ossa è particolarmente complessa e implica scelte scultoree che assecondino la naturale forma del materiale compositivo, sembra cioè che gli artisti traggano ispirazione da forme già prestabilite dalla natura. Questa pratica artistica attualmente è meno consueta poiché prevale la scultura litica, in considerazione delle restrizioni relative alla caccia alla balena e ai rapidi cambiamenti climatici. Vengono comunque ancora raccolte e lavorate le ossa del mammifero restituite dal mare. La naturale texture dell’osso influisce notevolmente sull’effetto visivo e tattile dell’opera finale, come attesta lo “spirito volante” qui descritto che, grazie a sapienti incisioni sul volto e all’aggiunta di una dentatura realizzata ad incastro, evoca (o mostra?) un’espressione ieratica. La definizione “spirito volante”, è particolarmente calzante in riferimento a questa tipologia di sculture alate che contribuiscono a perpetuare la spiritualità e il ricco sistema di credenze animistiche degli Inuit. Essi infatti credevano che ogni essere vivente fosse provvisto di uno spirito o anima (anirniq= trad. respiro), capace di vivere in eterno. Gli spiriti però, oltre che impersonificarsi in uomini e animali, potevano anche essere creati artificialmente dagli sciamani, per scopi malefici quali, ad esempio, mettere in atto vendette e omicidi anche a distanza, avevano quindi la proprietà: di “volare lontano”. In tal caso venivano denominati tupilak (più diffusi tra gli Inuit Groenlandesi) e le statuine che li incarnavano avevano un aspetto particolarmente feroce» (expertise Zanin, 2025).
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- ENTE SCHEDATORE R03/ Mudec - Museo delle Culture
- DATA DI COMPILAZIONE 2023
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DATA DI AGGIORNAMENTO
Museo
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0