Incredulità di san Tommaso

dipinto ca 1816 - ca 1899

formato rettangolare

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • AMBITO CULTURALE Ambito Romano
  • LOCALIZZAZIONE Roma (RM)
  • INDIRIZZO Europa, ITALIA, Lazio, RM, Roma, Roma (RM)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto, citato nell’inventario della collezione dell’Istituto (1997, n. 32) è copia dell’Incredulità di San Tommaso di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino (1591 -1666) eseguita a Bologna nel 1621 per il cavaliere Bartolomeo Fabri (Pinacoteca Vaticana). Nella scena è raffigurato il celebre episodio tratto dal Vangelo di Giovanni (20, 24-29) in cui si riporta la vicenda di Tommaso, a cui gli apostoli avevano riferito che Gesù era risorto, egli però aveva dichiarato che avrebbe creduto alle loro parole solo quando avesse avuto la possibilità di vedere Cristo con i propri occhi, toccare con il proprio dito i fori dei chiodi e mettere la propria mano nella ferita del costato. Alcuni giorni dopo Gesù apparve di nuovo, questa volta di fronte a tutti i discepoli, e invitò Tommaso a verificare di persona, come espresso nel dipinto del celebre artista emiliano. Con buona probabilità l’opera è stata eseguita, come molte altre della collezione, per essere poi trasferita su arazzo secondo le indicazioni del celebre ospizio del San Michele. L’originale di Guercino, trasferito nel 1797 a Parigi in seguito al Trattato di Tolentino e rientrato poi a Roma nel 1816, venne probabilmente copiato qualche decennio dopo, quando le sorti dell’istituto vennero gestite dall’energico cardinale Antonio Tosti, cui spetta il merito di aver recuperato e innalzato il livello delle Scuole d’arte del San Michele, cui venne dato un nuovo sistema di formazione professionale, implementando l’insegnamento di alcune abilità quasi perdute come la tessitura della seta, il mosaico, l’ornato, l’incisione in rame, di medaglie e cammei. Nonostante in precedenza era impedita agli allievi la frequentazione delle gallerie cittadine – in particolare all’inizio dell’Ottocento sotto la presidenza di monsignor Marco Antonio Olgiati, fu proprio il Tosti a permettere ai giovani di esercitarsi nella famosa Accademia del Nudo in Campidoglio e nelle Stanze Vaticane. Gli allievi saranno poi, soprattutto sotto le direttive di Francesco Giangiacomo, inviati spesso a copiare i capolavori antichi delle collezioni romane, sia per la loro formazione d’artisti, sia, appunto per trarne poi versioni in arazzo. L’opera può essere dunque riferita a uno degli allievi dell’istituto e datata al secolo XIX. Le copie di grandi capolavori del passato infatti, costituivano una componente essenziale della didattica, portando gli studenti a immedesimarsi nei maestri antichi e potendo trarre da essi spunti per la propria creatività. Il docente realizzava direttamente la copia dall’originale mettendola poi a disposizione degli allievi per studio
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico non territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201389471
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

ALTRE OPERE DELLA STESSA CITTA'

ALTRE OPERE DELLO STESSO AMBITO CULTURALE