Allegoria della Divina Sapienza

dipinto,

tela su supporto ligneo rettangolare

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • AMBITO CULTURALE Ambito Romano
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Gallerie Nazionali d'Arte Antica
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Barberini
  • INDIRIZZO via delle Quattro Fontane, 13, Roma (RM)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Esistono diverse versioni dell’"Allegoria della Divina Sapienza", copie dell’affresco usate come dono diplomatico da parte della famiglia Barberini. Una versione del 1631, subito dopo la conclusione dell’affresco nella sala del "Mappamondo" di Palazzo Barberini (1629 – 1630), è comprata dal mercante di diamanti Valguarnera nel 1631 dallo stesso maestro Sacchi per 70 scudi (Ann Sutherland Harris 1977, p. 58). Alla morte del mercante l’anno seguente, il quadro deve essere stato acquistato da Antonio Barberini e successivamente inviato come dono al cardinale Richelieu o al principe von Eggenberg. Per quest’ultimo, è probabile però una ulteriore versione del 1638, portata a Praga. Questa compare principalmente nelle collezioni praghesi nel 1718 e successivamente a Vienna nel 1723. Nel XIX secolo, appare tra i cataloghi del Kunsthistorisches Museum. Al 1642, nella "Aedes Barberinae" viene riportato il quadro inviato al cardinale francese del 1631, finito poi nelle collezioni croate nel 1722, e che al 1977 si trovava a Leningrado (all’Ermitage), attuale San Pietroburgo. La versione conservata presso le Gallerie Nazionali di Arte Antica è invece ricordata negli inventari del Principe Agostino Chigi dell’8 novembre del 1658 (Ann Sutherland Harris 1977, p. 58). In questo “Libro Mastro” è ricordato in due diversi conti al n.13 e al n.63. Questa copia è menzionata a grandezze maggiori rispetto alle altre presentate, a eccezion fatta per la versione del Valguarnera. Il marchese Giovanni Incisa della Rocchetta (idem 1924, p.74) ricorda il pagamento dell’artista di 500 scudi al 1658 nella collezione Chigi. Il quadro, come la sua versione del 1631, doveva essere un dono diplomatico del card. Antonio Barberini al neoeletto papa senese Chigi, Alessandro VII (Michele Di Monte 2014, pp.146-147). Infatti, Andrea Sacchi rappresenta l’emblema famigliare del nuovo papa alla base del trono della Divina Sapienza (ibidem), ciò permetterebbe di datare questo dipinto tra l’elezione del papa nel 1655 e il pagamento del 1658. Il dipinto è ancora nelle collezioni Chigi al 1841 e al 1846, così come menzionato da Erasmo Pistolesi in "Descrizione di Roma e suoi contorni" (1841, ed. 1846, p.84). Solo nell’inventario del 1705-1706 (Archivio di Stato di Roma, “Notai Tribunale AC”, F. Franceschini, vol. 3248, ff.67v-78/125-130/587-620) si scopre un passaggio di proprietà tra il Principe Augusto Chigi e l’abbate Mario Chigi, con un pagamento di 90 scudi. L’arrivo in collezione del marchese Giovanni Incisa della Rocchetta (1897-1980) deve essere avvenuto in relazione agli eventi del 1917, quando la famiglia Chigi si è trovata costretta ad alienare allo Stato il palazzo di piazza Colonna, oggi sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri, con parte della quadreria (costituente uno dei principali nuclei della Galleria Nazionale d’Arte Antica) e la Biblioteca Chigiana, ceduta nel 1922 da Mussolini al Vaticano. Alla morte del marchese nel 1980, il quadro è stato battuto all’asta nella famosa Christie’s nel 1983. Da qui, è stata acquistata da Xenia Bulgari, moglie del gallerista romano Fabrizio Apolloni, e poi giunta nel 1997 nelle Gallerie Nazionali di Arti Antiche, dove attualmente è esposta
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201363062
  • NUMERO D'INVENTARIO 4567
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

ALTRE OPERE DELLA STESSA CITTA'

ALTRE OPERE DELLO STESSO AMBITO CULTURALE