altare maggiore di Galvani - ambito romano, ambito cosmatesco (fine/inizio sec. XIII, sec. XVI, secc. XVIII/ XIX)

altare maggiore, ca 1200 - ca 1299
Galvani
notizie sec. XVI

La mensa è parallelepipeda con paliotto ornato da marmi commessi che raffigurano entro un ovale l'emblema francescano. Ai lati dell'altare vi sono due volute. Il piano della mensa è a gradi e su di esso è eretto un tabernacolo su due livelli a forma di tempietto con sportello centinato e sbalzato. Sopra l'altare si erge l'edicola costituita da due colonne dai fusti lisci e coronati da plastici capitelli compositi. Tra i due capitelli vi è la scultura in rilievo raffigurante una testa di cherubino e un festone vegetale. Sulle colonne è posta la trabeazione iscritta e timpanata. Le cornici del timpano sono modanate e recano dentelli,ovoli, astragali, doccioni. Al centro dell'edicola d'altare è posta l'icona della Vergine. Il retro dell'altare presenta, in corrispondenza dell'icona, un'apertura chiusa da due sportelli, sopra questa vi è una cornice a mosaico cosmatesco ed un'iscrizione su sei righe. In basso vi sono altri due pannelli musivi di tipo cosmatesco. All'interno dell'altare è murato una vasca in granito egiziano color rosa, usato come porta-reliquie

  • OGGETTO altare maggiore
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
    PORFIDO
    GRANITO ROSSO
    metallo/ sbalzo
    marmo/ scultura/ commesso/ mosaico
  • AMBITO CULTURALE Ambito Romano Ambito Cosmatesco
  • ATTRIBUZIONI Galvani: progetto
  • LOCALIZZAZIONE Chiesa di S. Maria Maggiore
  • INDIRIZZO Piazza Trento, Tivoli (RM)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il committente dell'altare, Luigi d'Este, è sepolto insieme al nipote Alessandro e allo zio Ippolito nel pavimento antistante l'altare. Galvani, autore del progetto architettonico dell'altare, sostituì con questo l'altare del sec. XIII. Dalle fonti si evince che nel 1592 l'icona della Vergine fu collocata sull'altare di Galvani all'epoca già concluso. Nel 1578 l'altare fu consacrato da Gregorio XIII e dichiarato altare privilegiato. Nel 1698 fu restaurato perché colpito dai fulmini come attesta l'iscrizione sul retro dell'altare; nel 1892 furono eseguiti altri lavori di restauro commissionati da frate Luigi del Nero. Essi comportarono, tra l'altro, lo spostamento di tombe e lapidi dei cardinali sopra citati dalla parete laterale del presbiterio alla zona antistante l'altare. Il lavabrum (vasca) murato all'interno della mensa proviene probabilmente da Villa Adriana e risale al sec. II d. C. Nel 1919 l'altare venne aperto dal Cav. Silla De Angelis e vi furono rinvenuti reliquiari, cofanetti, lembi di stoffa, plichi di pergamene del sec. XII trasferiti nel 1924 nel Museo dell'Alto Medioevo di Palazzo Venezia a Roma. L'icona di cui l'edicola è cornice monumentale, è stata fino al 1969 unanimamente attribuita dalla critica alla scuola romana del sec. XIII. Essa si ispira in effetti all'arte bizantina (WILPERT 1927; TOESCA 1927; VAN MARLE 1933; GARRISON 1949; MATTHIAE 1966). L'autografia di Jacopo Torriti è stata sostenuta da Silla Rosa De Angelis (1924-1925) e da L. Bellosi (1985), poiché ripete lo stesso tipo iconografico della Madonna Avvocata in S. Maria in Aracoeli cosiddetta Madonna di S. Luca o Haghiosoritissa eseguita appunto da Torriti. I. Toesca, dopo il restauro condotto nel 1969, ha appurato che il dipinto non è altro che una copia, ben riuscita e molto fedele all'originale, eseguita secondo la studiosa tra la fine del sec. XVIII e gli inizi del sec. XIX. I resti di cardini ritrovati lungo la cornice dell'icona provano che in origine sull'altare vi era sì un dipinto, ma a due valve, o trattavasi addirittura di un trittico. In origine questo dipinto era collocato all'interno di un'altra edicola nella terza cappella sinistra della chiesa. Ora la cornice dell'antico dipinto è stata spostata nel nartece. L'opera viene attualmente usata nella solenne processione dell'Inchinata (14-15 agosto) ed è un'immagine taumaturgica venerata dal popolo tiburtino. Nel 1851 fu incoronata dal Capitolo Vaticano. Sul retro dell'altare sono inseriti pannelli musivi di tipo cosmatesco, probabilmente in memoria della decorazione pertinente la chiesa del sec. XIII (amboni) prima dell'intervento estense diretto da Galvani. La lastra in porfido è contemporanea ai mosaici ma non proviene dagli amboni. I pannelli cosmateschi così reimpiegati fungono da richiamo alle origini medievali della chiesa e della mensa oltre che costituire un inserto decorativo. L'iscrizione sul retro ricorda la costruzione dell'odierno altare nel 1592 e i restauri apportati ad esso nel1698 a cuasa dei colpi di fulmine che lo danneggiarono. (le notizie sull'icona continuano in OSS)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1200237086-0
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Lazio (con esclusione della citta' di Roma)
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni artistici e storici del Lazio
  • DATA DI COMPILAZIONE 1990
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2005
  • ISCRIZIONI sulla trabeazione dell'edicola - THEOTOKOS - lettere capitali - a pennello - latino
  • STEMMI al centro del paliotto - religioso - Emblema - Ordine francescano - due braccia che mostrano le mani con le stimmate ed una croce al centro
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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