Ritratto di Torquato Tasso (rilievo) - ambito urbinate, ambito pesarese (ultimo quarto XVI)
rilievo
altorilievo in marmo
- OGGETTO rilievo
- AMBITO CULTURALE Ambito Urbinate Ambito Pesarese
-
ALTRE ATTRIBUZIONI
Camillo Mariani (vicenza, 1567/roma, 1611)
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Galleria nazionale delle Marche
- LOCALIZZAZIONE Palazzo ducale
- INDIRIZZO Piazza Rinascimento, 13, Urbino (PU)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE In questo mezzobusto scolpito in marmo la critica ha riconosciuto le fattezze del letterato Torquato Tasso (Sorrento, 1544 – Roma, 1595). Sebbene non si abbiano informazioni circa le modalità con cui l’opera è arrivata alla Galleria Nazionale delle Marche è plausibile credere che da secoli questa faccia parte delle collezioni di Urbino e, addirittura, si può ipotizzare una diretta committenza roveresca. Sono infatti celebri i rapporti intercorsi tra il poeta e i Della Rovere: iniziati tra il 1557 e il 1560, quando Tasso alloggia presso Guidobaldo II della Rovere, occasione in cui fa la sua prima vera esperienza di corte, avendo come compagno di studi il figlio di Guidobaldo, Francesco Maria II della Rovere. Nel 1574 Tasso torna a Pesaro come ospite di quest’ultimo, e stavolta in veste di autore, per la rappresentazione della favola pastorale “Aminta”, replicata a Fossombrone nella residenza del cardinale Giulio Della Rovere. A mediare questa seconda chiamata interviene Lucrezia D’Este, sposa di Francesco Maria, con cui Tasso avrà una relazione ambigua e turbolenta. Il rapporto tra Francesco Maria II e il poeta resterà per tutta la loro vita un rapporto fedele tra “principe” e “cortegiano”: la produzione letteraria e drammaturgica di Tasso trova nella politica austera e castigata di Francesco l’ambientazione ideale e, d’altra parte, Tasso vede in quella urbinate il modello assoluto di corte. Anche se queste dinamiche convincono sul contesto di committenza e di esecuzione dell’opera, non abbiamo agganci documentaristici né per quanto riguarda l’autore né per la cronologia. Tuttavia, le fattezze del ritratto aiutano a spostare la realizzazione verso la fine del Cinquecento: Tasso infatti sembra più vecchio dell’età avuta nel suo ultimo soggiorno a Urbino e si potrebbe addirittura supporre che si tratti di un ritratto postumo, quindi successivo al 1595. Quest’ipotesi troverebbe conferma nel dato stilistico: siamo davanti ad un ritratto estremamente idealizzato, che per tipologia recupera la tradizione medaglistica romana e si riallaccia alla ritrattistica rinascimentale alla Piero della Francesca. Il ritratto è infatti scarno di dettagli esasperati: il poeta è vestito con un semplice farsetto tipico cinquecentesco, il fondo da cui emerge è piatto e i lineamenti puliti. Il profilo non lascia trasparire la tormentata psicologia dell’uomo, serve piuttosto a rendere senza tempo l’omaggio all’intellettuale. Infine, la corona d’alloro, come unico dettaglio decorativo, concorre all’idealizzazione del letterato tanto amato nella corte urbinate. Date queste premesse, Maria Giannatiermpo López ha avanzato cautamente il nome di un possibile autore: il vicentino Camillo Mariani, l’unico scultore documentato al servizio del duca di Urbino tra gli anni 1595 e 1596 (Gli ultimi della Rovere. Il crepuscolo del Ducato di Urbino, Dal Poggetto P., Montevecchi B. (a cura di), Quaderni della Soprintendenza di Urbino, Nuova serie, n.1, 2000, pp. 68- 70). Con le ricerche museografiche in corso, avviate dal personale interno della Galleria urbinate, si è riconosciuto nell'opera il ritratto di Ludovico Ariosto, murato nella stanza oggi conosciuta come Sala delle Udienze, e che dava alla stanza, tra l''800 e il '900, il nome di Sala dell'Ariosto
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1100376058
- NUMERO D'INVENTARIO S 148
- DATA DI COMPILAZIONE 2024
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0