musa Talia

statuetta, 1860 - 1924
Porzellan-manufaktur Meissen
attiva dal 1710 ad oggi, in altra sede
Christian Gottfried Jüchtzer
(Meissen, 1752 - Meissen o Dresda, 1812)

Scultura a tutto tondo su base quadrata rappresentante una figura femminile in piedi con una maschera nella mano sinistra e un bastone nella destra

  • OGGETTO statuetta
  • MATERIA E TECNICA porcellana dura/ invetriatura
  • AMBITO CULTURALE Manifattura Di Meissen
  • ATTRIBUZIONI Porzellan-manufaktur Meissen
    Christian Gottfried Jüchtzer
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Guardaroba di Palazzo Pitti/ Lascito Laguzzi
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Pitti
  • INDIRIZZO Piazza Pitti 1, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'esemplare appartiene alla collezione del sacerdote Giacomo Laguzzi, da lui stesso donata il 17 agosto 1943 all'allora R. Soprintendenza alle Gallerie per le provincie di Firenze Arezzo e Pistoia (vedi Verbale con l'elenco delle opere consegnate, dove la siglatura alfa numerica associata alle singole voci corrisponde a quella indicata sull’etichetta apposta su ciascun esemplare). La collezione fu depositata a Palazzo Pitti presso il Museo degli Argenti (ora Tesoro dei Granduchi), dove fu esposta dopo gli eventi bellici e successivamente trasferita nella guardaroba della Galleria d'Arte Moderna. Essa è costituita da centotré miniature su lastre in porcellana aventi in prevalenza come archetipi dipinti, da venticinque piatti (dodici appartenenti a una serie con raffigurate scene ispirate alle opere di Richard Wagner e i rimanenti decorati con raffigurazioni di gusto naturalistico o tratte da dipinti di maestri dei secoli precedenti) e ancora da sessanta esemplari tra statuette, scatole, vasi e gruppi scultorei. Sempre per volontà del Laguzzi, a questo nucleo sono stati aggiunti nel 1946 alcune miniature, sempre su lastra in porcellana. L'esecuzione dei manufatti che formano questa raffinata e variegata raccolta è prevalentemente riconducibile alle fabbriche di porcellane attive a Dresda, ma anche in Turingia (vedi il marchio di fabbrica presente su quasi tutti gli esemplari), ed è databile tra la fine dell'Ottocento e non oltre il 1942, in riferimento all’anno della sua donazione. Questa collezione vanta anche la presenza della principale manifattura di porcellane tedesca, quella di Meissen fondata nel 1710 da Augusto il Forte, Elettore di Sassonia e re di Polonia. Il nucleo riunito dal Laguzzi è costituito da ventotto sculture, come rivelato dalla presenza su di esse del marchio con le due spade incrociate. Vi sono soggetti rappresentativi della produzione di questa fabbrica, quali gli animali, ma anche in linea con il gusto dell’epoca e quindi comuni ad altre manifatture di porcellane, come le riduzioni dalla statuaria antica, le figure allegoriche, oltre ai putti e ai fanciulli di gusto arcadico pastorale e ancora a gruppi con scene galanti, allegoriche e mitologiche. Nonostante la comunanza di generi, le sculture di Meissen sono riconoscibili per la raffinatezza del modellato, per il candore della porcellana e per il raffinato decoro pittorico, dove presente. Il marchio di fabbrica è riprodotto in blu sottovernice prevalentemente al di sotto della base e in genere è accompagnato da sigle impresse nella pasta prima della cottura, tra cui quella solitamente alfa numerica identifica il modello dell’esemplare rappresentato, mentre l’altra è ipoteticamente da ricondurre alla maestranza che l’ha eseguito. In taluni casi, sugli esemplari in policromia vi è anche un numero realizzato a pennello, forse da riferire al decoratore. La presenza nella collezione Laguzzi di esemplari di Meissen non decorati trova giustificazione con i soggetti rappresentati di gusto antiquario o allegorici, ad eccezione di una fanciulla che gioca con un cagnolino e di un orientale danzante, che richiama le “chinoiserie” eseguite nella fabbrica fin dai primi anni di attività. La statuetta della Musa Talia, qui presentata, rivela nella composizione un’ispirazione antiquaria (si veda, ad esempio, la sua rappresentazione nel cosiddetto Sarcofago delle Muse, esposto al Museo del Louvre) reinterpretata in chiave neoclassica, dove sono stati mantenuti gli attributi della testa coronata di lauro, della maschera e del bastone, in quanto musa della commedia e della poesia pastorale. La Manifattura di Meissen aderì in ritardo al gusto antiquario fortemente influenzato dai viaggiatori del Grand Tour, che privilegiavano l’acquisto di copie dalla statuaria antica in viarie dimensioni e materiali. Nel 1739 Francesco Algarotti nel suo ruolo di consigliere suggerì invano ad Augusto il Forte l’introduzione di questo genere nella produzione della fabbrica: “che bella cosa non sarebbe avere in porcellana bella e bianca qualche bel pezzo di basso rilievo, una serie di medaglioni d’imperadori, di filosofi, le più belle statue, come la Venere il Fauno l’Antinoo il Laocoonte, modellate in picciolo! Parmi che se ne vorrebbero ornare tutti i gabinetti, e i desserti d’Inghilterra” (F. Algarotti, “Opere. Viaggi in Russia”, vol. VI, Venezia, presso Carlo Palese, 1792, pp. 166-167; R. Balleri, “La raccolta settecentesca di modelli dall’antico della Manifattura Ginori di Doccia”, atti del convegno internazionale, “Winckelmann, Firenze e gli Etruschi. Il ‘Padre dell'archeologia’ in Toscana” (Firenze, 26-27 gennaio 2017), Pisa 2018, p. 194). In effetti, la produzione della manifattura rivela una particolare attenzione verso la rappresentazione di scene galanti, mitologiche e d’ispirazione arcaico pastorale, oltre a quella di animali, ma anche di putti e fanciulli in atteggiamenti ludici. Inoltre, le copie pressoché fedeli dalla statuaria antica sono assai limitate. La nostra statuetta nella versione decorata, seppur illustrata in bianco e nero, compare nel campionario della fabbrica intitolato “Nachschlagewerk für Sammler, Händler und Museen. Auf den nächsten 80 Seiten (schwarz/weiẞ) finden Sie Figuren, Gruppen, Büsten, Pagoden usw., mit den dazugehörigen Formnummern (Ohne Anspruch auf Vollstandingkeit) von 1710-1910” (pubblicato in K. Krockenberger, “Meissen Porzellan. Das weiẞe Gold”, Winnenden 2005, p. 151, mod. n. 818) e a colori in una fotografia presentata on-line (https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c4/Meissen_porcelain_013.JPG, consultato 15/7/2020). Seppur invertita nella posizione, in entrambi i casi è parte della decorazione di un orologio insieme ad una figura femminile con gli attributi della maschera e del bastone di Ercole che suggeriscono l’identificazione con la Musa Melpomene. Si tratterebbe dunque, per quest’ultima, di un’altra versione prodotta dalla manifattura rispetto a quella conservata anche nella raccolta Laguzzi (inv. OdA Pitti 2133), che peraltro presenta il medesimo modellato della base della nostra statuetta. Gli esemplari pubblicati on-line nella versione decorata e non (https://www.dorotheum.com/en/l/2339419/; https://veryimportantlot.com/en/lot/view/christian-gottfried-juchtzer-fur-churfurstliche-po-17314, consultati 15/7/2020) del tipo iconografico di Talia, qui presa in esame, riferiscono l’invenzione del modello a Christian Gottfried Jüchtzer datandola intorno al 1794. Questi fu attivo presso la Manifattura di Meissen, dove eseguì prevalentemente gruppetti con soggetti mitologici o allegorici e sculture di gusto antiquario realizzate prevalentemente in biscuit, che visivamente evoca il marmo
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0901143168
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Le Gallerie degli Uffizi
  • ENTE SCHEDATORE Le Gallerie degli Uffizi
  • DATA DI COMPILAZIONE 2020
  • ISCRIZIONI sotto la base - "L 65" - a penna -
  • STEMMI sotto la base - di fabbrica - Marchio - due spade incrociate, in blu
  • DOCUMENTAZIONE ALLEGATA dichiarazione autografa (1)
    dichiarazione autografa (2)

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