Giudizio Universale

dipinto, 1350 - 1360

Il ciclo di affreschi è composto da tre lunettoni a campo unico, volta divisa in quattro vele da fasce con motivi decorativi, riquadri nel sottarco

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco
  • LOCALIZZAZIONE Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Poche sono le notizie certe riguardo a questo ciclo di affreschi. Non sappiamo con precisione ne' quando ne' da chi furono commissionati. Generalmente si ritiene che il ciclo sia stato eseguito prima del 1357, anno in cui fu installata sull'altare la pala eseguita dal fratello di Nardo, Andrea Orcagna (cfr. scheda 09/00281193). Secondo l'Offner la volta e il sottarco sono stati eseguiti da Giovanni del Biondo, divenuto cittadino fiorentino, nel 1356. L'intero ciclo sottintende un programma iconografico ben preciso, il cui ideatore fu probabilmente Pietro di Martino Strozzi, illustre domenicano, al quale successe Jacopo Passavanti negli anni in cui la cappella veniva affrescata. L'affresco raffigurante il Paradiso, quello con il Giudizio Universale la volta con le immagini di San Tommaso, le vetrate e i dottori della chiesa ritratti nel sottarco seguono un programma strettamente basato sulla teologia tomistica, mentre la raffigurazione dell'Inferno è basata sul poema dantesco e fu probabilmente voluta da qualche membro laico della famiglia Strozzi, sebbene non mancasse un'ultima supervisione da parte di Jacopo Passavanti. La scelta di unire in uno stesso contesto la raffigurazione del Giudizio Universale, del Paradiso e dell'Inferno è stato adottata soltanto nell'oratorio di S. Stefano a Lentate iniziato nel 1369 e nella cappella Bolognini in S. Petronio a Bologna, affrescata da Tommaso da Modena intorno al 1410. I committenti sono molto probabilmente ritratti negli affreschi e forse in un riquadro dello zoccolo dietro l'altare. In ogni caso non occupano posizioni di rilievo come accade invece nell'altra cappella Strozzi in S. Maria Novella dove Filippo Strozzi è commemorato come singolo. Il primo restauro, dovuto ad Agostino Veracini, risale alla meta' del'700. Quello successivo è del 1861 e fu eseguito da M. Baldi per ordine del marchese Luigi Strozzi di Mantova. L'ultimo è quello dei Benigni che ha ridipinto le fasce decorative nella volta dove si legge "reintegrato a. d. 1948"
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900281192-0
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
  • DATA DI COMPILAZIONE 1988
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2000
    2006
    2022
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

BENI COMPONENTI

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