Vanitas

dipinto, ca 1640 - ca 1645
Michael Sweerts
1618 ca./ 1664

n.r

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a olio
  • MISURE Altezza: 48 cm
    Larghezza: 36.8 cm
  • ATTRIBUZIONI Michael Sweerts
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo di Casa Martelli
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Martelli
  • INDIRIZZO Via Zannetti, 8, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Come scoperto da A. Civai, Dipinti e Sculture in Casa Martelli. Storia di una collezione patrizia fiorentina dal Quattrocento all'Ottocento, Firenze 1990, pp. 58, 67 nota 53, 68 nota 78, il dipinto fa parte della collezione di Casa Martelli fin dal 1669, e proviene da Roma, come parte di un nucleo di 45 dipinti che toccarono ai Martelli nella divisione di una collezionei rilevata dalla società bancaria e commerciale Martelli-Ubertini-Sinibaldi-Acciaioli-Sacchetti da un anonimo, forse unico debitore. Tra gli altri dipinti giunti nella stessa circostanza, e dunque forse dalla stessa fonte, furono la Congiura di Catilina di Salvator Rosa (inv. n. 1), probabilmente il Paesaggio inv. 8, l'Eraclito e Democrito inv. 168, 169, ancor oggi nella Collezione Martelli, e il pendant del presente dipinto, rimasto nella collezione Martelli certamente fino al 1813 ma attualmente non più reperito. Esso rappresentava un uomo a sedere, con un libro in mano ed un teschio di morto, Al suo ingresso nella Collezione Martelli, nonostante una grafia scorretta del nome, la Vanitas portava l'attribuzione al pittore fiammingo Michael Sweerts. Più tardi il nome dell'autore venne dimenticato, in favore del pittore che più di ogni altro, a Firenze, rappresentava la pittura meravigliosamente finita, compatta e nitida dei Fijnschilders dell'Aja, Frans van Mieris, come è dimostrato dalla scritta esistente sul verso della tela. Il tipo di pittura compatta e lucida e2d il rapporto con lo spettatore, che gli occhi della figura paiono seguire ed interrogare, poterono convincere l'antico catalogatore a cambiare il nome dell'autore. Il recente restauro permette di confermare l'attribuzione allo Sweerts. Il blu gemmeo del busto, il rosso caldo della gonna, su cui staccano con sobrietà commovente le sottili decorazioni in pizzo argentato, il bianco compatto e carico della camicia e dei panni nel cesto da lavoro, che paiono avere un perso, un volume ed una vita a sé stanti, sono tipici degli anni romani dello Sweerts, mentre il brillare umido degli occhi, di consapevole melanconia nel volto irregolare, è connaturato a tutti i personaggi del pittore. Nella Galleria dell'Accademia di san Luca a Roma esiste un'altra versione del dipinto Martelli, siglata dal pittore e comprendente anche, alle spalle della giovane donna, la figura di un'aiutante (R. Kultzen, Michael Sweerts. Brussels 1618 - Goa 1664, Doornspijk 1996, p. 91, no. 13, ill.). In entrambi I quadri la modella è la stessa che appare anche nella Osteria Italiana di collezione privata (di provenienza Corsini, Firenze; R. Kultzen, ibid., p. 99, no. 40, ill.). Il dipinto Martelli deve dunque essere datato, come le opere sopra citate, ai primi anni di permanenza del pittore a Roma, intorno al 1646 o anche prima. Di ulteriore interesse è notare che la tela romana pervenne all'Accademia di San Luca dalla collezione Du Marest in epoca piuttosto recente, e che con essa fu donato all'Accademia anche un altro quadro dello Sweerts, il Vecchio che beve (R. Kultzen, ibid., p. 92, n. 17, ill.), in cui è stato visto un pendant dell'Uomo in lettura con teschio della Fondazione Longhi (A. Natali in La Fondazione Roberto Longhi, Firenze 1980, p. 315, ill.), che per soggetto pare così simile al quadro ricordato dai documenti come compagno della Vanitas Martelli. E' dunque probabile che queste figure, di certo non idealizzate come i tratti irregolari dei volti o i panni spesso dimessi dimostrano, faccessero parte invece di cicli dal significato alto e dal forte richiamo intellettuale. Mi chael Sweerts , nato a Bruxelles nel 1618, giunse a Roma già forse nel 1640 (Bikker in Amsterdam, San Francisco, Hartford 2002, p. 25) ma certamente nel 1646. Ormai era già un pittore formato, anche se nulla si sa dei suoi anni giovanili. Ormai era già un pittore formato, anche se nulla si sa dei suoi anni giovanili. Possiamo pensare a lunghe peregrinazioni per l'Europa, poiché parlava correntemente sette lingue europee, e anche ad una permanenza nel sud della Francia, dato l'evidente influsso, nelle sue prime opere, dell'arte dei fratelli Le Nain, monumentale ed imponente pur nella sua aderenza ai temi della vita dei ceti più modesti (si veda il confronto con la Cena di Contadini di Louis Le Nain al Louvre, inv. 1088; R. Kultzen, op. cit., ill. 14). Anche i colori smaltati e compatti, e il blu elegante che contrassegna I suoi dipinti, provengono con ogni probabilità dall'esperienza francese. Dal suo paese d'origine egli portava in più l'influsso e l'esperienza della pittura di genere alla Teniers; e non sarà inappropriato accostare il Fumatore in una strada romana (coll. priv., dalla collezione Corsini, Firenze; R. Kultzen, op.cit., p. 90, n. 39, ill.) al sofisticato Fumatore di Jan Miense Molenaer di Bergamo, Accademia Carrara. Nella Roma dei primi anni '40 è ovvio il suo avvicinarsi agli artisti nordici che frequentavano la Bent, [segue in annotazioni]
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900230390
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA I Musei del Bargello - Casa Martelli
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della citta' di Firenze
  • DATA DI COMPILAZIONE 2007
  • ISCRIZIONI a tergo - Francesco Miry - non determinabile -

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