Madonna con il bambino e angeli. Madonna con il bambino e angeli
dipinto
ca 1430 - ca 1440
Stefano Di Giovanni Da Verona (maniera)
1374-1375/ post 1438
Madonna seduta in un giardino di rose, incoronata da due angeli, che adora il bambino disteso sul suo grembo; fondo oro
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
tavola/ pittura a tempera
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ATTRIBUZIONI
Stefano Di Giovanni Da Verona (maniera)
- LOCALIZZAZIONE Museo degli affreschi G.B. Cavalcaselle
- NOTIZIE STORICO CRITICHE "Il dipinto raffigura il tema, di matrice gentiliana, della Madonna dell’umiltà adorante il bambino disteso sul suo grembo, a cui si unisce quello, molto in voga a Verona fin dai primi decenni del XV secolo, della ‘Madonna del roseto’. L’opera appare oggi in gran parte compromessa da ridipinture e manomissioni. Tra i diversi danni subiti si annota innanzitutto l’asportazione della cornice lignea con profilo a sesto acuto e internamente polilobato, di cui ora rimane solo la traccia della preparazione. Non si esclude che essa potesse essere stata realizzata interamente in pastiglia, così come i due tondi, caduti o raschiati, che si trovavano agli angoli superiori destro e sinistro della tavola. Il profilo degli archetti è stato quindi ripassato in maniera grossolana con una pennellata di bianco liquido, che si sovrappone ai pochi frammenti di lamina d’oro rimasti del fondo, ormai completamente abraso. Particolarmente consunti, probabilmente a causa di una pulitura troppo drastica, appaiono inoltre il volto livido e il manto azzurro della Vergine, mentre ridipinti o alterati da vernici soprammesse risultano la veste, il roseto, le ali degli angeli, i due steli fioriti che essi reggono con la mano sinistra e il motivo delle nubi. Meglio conservati sembrano, per contro, volti degli angeli, il soppanno in ermellino e il velo su cui si adagia il corpo del bambino, giocato sulle diverse tonalità di gialli ambrati. Malridotta è infine la parte inferiore della tavola, deturpata da colature di cera e da una generale caduta della pellicola pittorica. Il mediocre stato conservativo e le estese ridipinture, che interessano gran parte della superficie pittorica, rendono assai difficoltoso un giudizio critico dell’opera, di cui è possibile comunque riconoscere la matrice veronese e i principali modelli figurativi di riferimento. Al riguardo, si noterà come il riferimento stilistico fondamentale sia senza dubbio Stefano da Verona, così come d’altra parte riconosciuto da tutta la critica, anche la più recente (Moench Scherer 1989). Meno stringente appare invece il collegamento con certa produzione di area tedesca o tirolese (Vignola 1911; Avena 1914; Moench Scherer 1989), chiamata in causa probabilmente in relazione al soggiorno trentino di Stefano, avvenuto nel 1434 e nel 1438 (Moench Scherer 1989, p. 158). Non mancano piuttosto rimandi, specie nella tipologia dei volti o nell’aspetto piuttosto goffo e sgraziato del bambino, all’opera di Ranuccio Arvari, in particolare alla tavola con lo stesso soggetto conservata nella chiesa della Disciplina di Legnago (Malavolta 1996, pp. 139-140). Tuttavia, la ripresa piuttosto meccanica di motivi celeberrimi, come il tema della Madonna orante, tratto da opere quali l’affresco frammentario già nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano e oggi ricoverato in Castelvecchio, o il motivo degli angeli che incoronano la Vergine, ripreso dalla Madonna della quaglia, e quello della mano carnosa adagiata sul ventre, desunto dalla Madonna dell'Umiltà di Pisa di Gentile da Fabriano, solleva qualche dubbio circa l’autenticità dell’opera, che potrebbe essere un falso molto ben dissimulato sotto artificiose e ingannevoli alterazioni. Lascia perplessi anche l’evidente contraddizione tra gli intenti assai ambiziosi, per lo più percepibili nelle complesse scelte formali, e l’effettiva modesta realizzazione. In assenza di esami più approfonditi, sembra dunque più opportuno sospendere il giudizio e lasciare aperte entrambe le possibilità, suggerendo che il dipinto in esame sia da riferire a un artista attivo intorno al quarto decennio, a seguito del documentato soggiorno veronese di Stefano tra 1425 e 1435 (Moench Scherer 1989, p. 157), ovvero che si tratti di un’opera contraffatta di un imitatore moderno, probabilmente dei primi decenni del Novecento" (da Guarnieri 2010, cat. 57)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente pubblico territoriale
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500717490
- NUMERO D'INVENTARIO 126
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
- ENTE SCHEDATORE Comune di Verona
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0