scena di Takasago
inro
post 1800 - ante 1900
Kōgyokusai (attribuito)
XIX secolo
Inrō a quattro scomparti con fondo fundame (fondo d’oro uniforme realizzato con polvere finissima, che ha la caratteristica di non risultare brillante). (Ghezzi L.)
- OGGETTO inro
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MATERIA E TECNICA
legno/ doratura/ laccatura
- AMBITO CULTURALE Ambito Giapponese
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ATTRIBUZIONI
Kōgyokusai (attribuito): decoratore, disegnatore, incisore
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo d'Arte Orientale
- LOCALIZZAZIONE Ca' Pesaro
- INDIRIZZO Santa Croce 2076, Venezia (VE)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE L’inrō è un contenitore di dimensioni ridotte generalmente in legno laccato dalla caratteristica struttura a sezioni sovrapposte di numero variabile che si inseriscono l’una nell’altra a comporre l’oggetto; ciascuno scomparto consta di un piccolo vano per la conservazione di erbe o polveri medicinali. Tipico del vestiario maschile, si tratta di un vero microcosmo in un cui sembra riassumersi, nella molteplicità delle tecniche impiegate, tutto il vasto e complesso mondo della produzione e della decorazione delle lacche. Apprezzato dai collezionisti giapponesi fin dalla fine del XVIII secolo, per il collezionista occidentale di arte giapponese di fine Ottocento l’inrō ha rappresentato uno dei generi più ricercati. L’inrō è completato da ojime (piccola sfera generalmente di corallo attraverso cui si fa passare una corda) e netsuke, piccolo oggetto d’artigianato di qualche centimetro, che consente di non lasciar scivolare dall’obi (cintura) l’inrō. In Giappone, l’uso di sospendere l’inrō alla cintura si può far risalire alla seconda metà del XVI secolo. Pare che nello stesso periodo anche in Cina fosse in voga l’idea di indossare piccole scatole di lacca (nel caso cinese, piccoli contenitori per incenso) appese alla cintura. (Spadavecchia 1992, pp. 11-13) La coppia di anziani uomo e donna viene spesso utilizzata come motivo iconografico che rimanda al dramma nō Takasago, uno dei maggiori lavori di Zeami Motokiyo (XIV-XV secolo) tra gli shūgen nō (i nō celebrativi). La storia racconta di un sacerdote shintoista, Tomonari, che incontra la coppia di anziani a Takasago no ura (provincia di Harima, oggi prefettura di Hyogo). Gli anziani stanno spazzando gli aghi di pino sotto l’albero e Tomonari chiede loro di raccontargli la storia associata a quel luogo, noto come il Pino di Takasago. La coppia di anziani si rivelerà poi essere la personificazione dei kami (divinità) Takasago e Sumiyoshi. L’ispirazione di Zeami per quest’opera è stata una citazione che si trova nella prefazione al Kokin wakashū (“Raccolta di poesie giapponesi antiche e moderne”, inizio X secolo), in cui si afferma: “Il Pino di Takasago e il Pino di Suminoe sono conosciuti come una coppia (aioi no matsu)”. In questo caso, la coppia di pini simboleggia la tradizione poetica giapponese e la gloria della tradizione imperiale, che Zeami intende celebrare attraverso il dramma, poiché “[…] seppur separati da dieci mila miglia di montagne e fiumi, per un marito e una moglie i cui cuori sono uniti tra loro, la via non è mai distante”. Il legame con i tempi passati si configura così come un auspicio di prosperità per il regno. (Richard A. Gardner 1992, pp. 206, 216-219. Traduzione delle citazioni dall’inglese di Laura Ghezzi)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Stato
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500303765
- NUMERO D'INVENTARIO 8673
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Museo d'Arte Orientale - Polo Museale del Veneto
- ENTE SCHEDATORE Museo d'Arte Orientale - Polo Museale del Veneto
- DATA DI COMPILAZIONE 1998
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2006
2026
- ISCRIZIONI sulla base a destra - Kōgyokusai 光玉斎 - Kōgyokusai - ideogrammi - a incisione - giapponese
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0