incoronazione della Vergine alla presenza di Dio Padre e dello Spirito Santo tra Francesco Sforza e Ludovico il Moro (catino absidale)

dipinto murale, ca 1492 - ca 1494

Personaggi: Madonna, Cristo, Dio Padre; San Giorgio, San Fortunato; San Pietro Martire, Sant'Ambrogio. Ritratti: Francesco Sforza; Ludovico il Moro. Figure: angeli

  • OGGETTO dipinto murale
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco
  • ATTRIBUZIONI Ambrogio Da Fossano Detto Bergognone (1451-1456/ 1525): esecutore degli angeli reggifestone
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Chiesa della Certosa delle Grazie
  • INDIRIZZO viale Monumento, 4, Certosa Di Pavia (PV)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La parte superiore della grande parete che chiude il braccio sinistro del transetto si presenta completamente decorata da splendidi affreschi restaurati di recente (1990-1991). Partendo dall'alto, ai lati della grande finestra circolare si dispongono sullo sfondo azzurro due possenti angeli reggifestone con scudi rossi. Nel catino absidale sottostante, Cristo incorona la Vergine alla presenza di Dio Padre e dello Spirito Santo sotto forma di colomba, disposti entro una mandorla dorata decorata da teste di cherubini. Francesco Sforza a sinistra e Ludovico il Moro a destra osservano in ginocchio la scena sacra, in atteggiamento reverente. Sulla veste di Francesco Sforza sono ricamate le sue imprese personali (il capitergium episcopale, il levriero legato al pino che viene liberato dalla mano divina, il pomo cotogno). Sull'abito del Moro sono invece raffigurati l'impresa del morso e del buratto (un sacco scosso da due mani). Ludovico, il committente dell'affresco, si fa raffigurare di fronte al padre Francesco Sforza, allo scopo di affermare il suo ruolo di erede legittimo del Ducato (era il primo figlio nato dopo l'investitura popolare di Francesco come duca). Il suo volto rivela una precisione ritrattistica che trova significativo confronto nella Pala Sforzesca (realizzata dopo il 1494 da un anomino Maestro per la chiesa milanese di Sant'Ambrogio ad Nemus e oggi conservata alla Pinacoteca di Brera), dove il Moro è raffigurato insieme alla moglie Beatrice e ai figli. A sinistra del catino absidale, sono raffigurati San Giorgio con il drago e San Fortunato, in piedi a figura intera. Il primo era patrono dei duchi di Milano, mentre del secondo veniva celebrata la festa il 26 febbraio, giorno in cui Francesco Sforza aveva fatto il suo solenne ingresso in Milano. Dalla parte opposta, sono dipinti Sant'Ambrogio, vescovo e patrono di Milano, e San Pietro martire, il domenicano ucciso nella foresta di Barlassina nei pressi di Milano e sepolto nella chiesa milanese di Sant'Eustorgio (la famiglia ducale era particolarmente devota a questo santo, tanto che nell'affresco di Giovanni Donato Montorfano nel Refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano il Moro viene presentato proprio dal martire domenicano).||Gli affreschi rivelano una grande raffinatezza esecutiva nella resa dei dettagli più preziosi delle vesti e dei fondi e nel realismo dei volti, come quello del San Pietro martire. La critica è concorde nell'attribuire al Bergognone il catino absidale e le due coppie di Santi ai lati. Il pittore rivela qui scarso interesse per la definizione di un punto di vista preciso per l'osservazione delle figure, inserite in una partitura architettonica prospettica. I disegni e modelli di alcuni Santi sono stati utilizzati più volte, come dimostrano i rapporti tra il San Giorgio certosino e quello di uno dei pannelli laterali del trittico oggi a Poznan e tra il San Pietro martire della Certosa e quello di una tavola del Louvre. I rapporti con la cultura bramantesca risultano evidenti, in particolare nel San Giorgio e San Fortunato (da confrontare con gli Uomini d'arme di casa Visconti Panigarola), anche se il Bergognone evita soluzioni prospettiche estreme in favore di un maggiore naturalismo delle pose. Per quanto riguarda le figure del catino absidale, i rimandi più stretti possono essere istituiti con le tavole bergognonesche del Polittico dei Dottori della Chiesa e degli Evangelisti, i cui pannelli sono solo in parte ancora presenti in Certosa. Un caso particolare è costituito dalle teste e dalle mani dei due ritratti, che sembrano essere eseguiti in uno stile diverso, più calligrafico rispetto a quello delle altre figure, tanto da far ipotizzare l'intervento di un secondo pittore, specializzato nei ritratti ufficiali, per il quale è stata avanzata una proposta di possibile identificazione nella figura del Maestro della Pala Sforzesca (P. C. Marani, 1998). ||Ancora discussa è l'attribuzione dei due Angeli reggifestone che, rispetto alla coppia di angeli corrispondente nella testata del transetto destro (di sicura paternità bergognonesca), mostrano una maggiore monumentalità e potenza fisica, derivanti da modelli bramanteschi come i già citati Uomini d'arme. Vi traspare inoltre l'influenza della pittura di Leonardo e della sua cerchia (in particolare Boltraffio), per il modo sensibilissimo con cui vengono resi i trapassi di ombre e luci sui volti. Va infine rilevata anche una differente tecnica esecutiva, caratterizzata da una stesura rapida e corsiva. L'autore di questi Angeli, che mostrano numerose analogie con i tondi con Apostoli delle pareti del transetto sinistro, è stato oggetto di possibili identificazioni da parte degli studiosi: dal pittore Pietro da Velate (R. Battaglia, 1998) al cognato di Bramantino Cristoforo de Vulpis (M. G. Albertini Ottolenghi, 2010), sino alla proposta di Bernardino Bergognone, fratello di Ambrogio (S. Buganza, 1997; B. Bentivoglio Ravasio, 2011)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0300702342-0
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le province di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza Pavia Sondrio Varese
  • DATA DI COMPILAZIONE 2011
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

BENI COMPONENTI

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