Pietro Rossi, signore di Parma, spogliato dei suoi domini dagli Scaligeri, signori di Verona, mentre è invitato nel castello di Pontremoli, di cui stava a difensore, ad assumere il comando dell'esercito veneto...... Pietro Rossi

dipinto, 1818 - 1820

dipinto

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Hayez Francesco (1791/ 1882)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Pinacoteca di Brera
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo di Brera
  • INDIRIZZO Via Brera, 28, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'opera, dal lungo titolo "Pietro Rossi, signore di Parma, spogliato dei suoi domini dagli Scaligeri, signori di Verona, mentre è invitato al Castello di Pontremoli, di cui stava difensore, ad assumere il comando dell'esercito veneto, il quale doveva muoversi contro i di lui propri nemici, viene scongiurato con lagrime dalla moglie e dalle due giglie a non accettare l'impresa", fu presentata da Francesco Hayez all'esposizione dell'Accademia di Brera del 1820. Essa ebbe un effetto eclatante sulla pittura lombarda dell'Ottocento, tanto da essere indicata, già al suo apparire, come manifesto della pittura romantica. L'opera fu eseguita dopo il ritorno dell'artista da Venezia (1820), dove aveva portato a termine una serie di decorazioni in palazzi veneziani e padovani ancora di impronta neoclassica. Ma tale redditizia attività non soddisfaceva il pittore e nemmeno i suoi protettori che lo invitarono a tornare a Roma per continuare gli studi colti e trovare ispirazione per una pittura impegnata che potesse essere condivisa dalle classi più abbienti. L'artista diede così inizio ad un nuovo dipinto per il cui soggetto trasse spunto dalla lettura della 'Storia delle Repubbliche Italiane dei secoli di mezzo' del Sismondi (1817-1818). In realtà la fonte che racconta con precisione l'episodio era scelto da l' Histoire de la République de Venise del Laugier (1758), come lo stesso Hayez ebbe a precisare. Abbandonate le convenzioni neoclassiche, il tema era tratto da una vicenda realmente accaduta nel XV secolo, con personaggi che rivelavano sentimenti ed emozioni, dall'affetto che li legava, alla decisione eroica di Pietro Rossi che immolava la propria vita per la patria. In una lettera al Canova, Hayez spiegava che nel dipinto qui esaminato aveva messo in pratica i suggerimenti dello scultore, dedicandosi alla meditazione sui capolavori di Giovanni Bellini, Carpaccio e Cima da Conegliano, dai quali aveva ricavato insegnamenti sull'uso dei colori e sull' "espressione delle teste" che contribuiva ad alimentare il muto dialogo dei personaggi.l'opera ebbe un grandissimo successo e molti furono i collezionisti che cercarono di acquistarla (il marchese Giorgio Pallavicino, il conte Francesco teodoro Arese, Carlo de Castillia) che vi videro incarnate le teorie estetiche del Romanticismo, dibattute in quegli anni a Milano sul "Conciliatore", e che vi lessero in'allusione alle allora vicende politiche. Il dipinto fu infine acquistato dal marchese Giorgio Pallavicino Trivulzio, tramite la mediazione del conte Ambrogio Nava, e anch'egli, come tutti gli altri aspiranti all'acquisto, fu imprigionato nel 1821; ma anche dal carcere dello Spielberg ebbe il coraggio di commissionare a Pelagio Palagi la tela raffigurante la partenza di cristoforo Colombo dal porto di Palos (anch'essa oggi a Brera)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0300021267
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le province di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza Pavia Sondrio Varese
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici per le province di Milano Bergamo Como Lecco Lodi Monza Pavia Sondrio Varese
  • DATA DI COMPILAZIONE 2006
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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