ritratto del pittore Francesco Fontebasso

dipinto, post 1757 - ante 1760
Alessandro Longhi
1733/ 1813

Cornice in legno intagliato e dipinto liscia e decorata nel listello interno

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • ATTRIBUZIONI Alessandro Longhi
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Musei Reali - Galleria Sabauda
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Reale
  • INDIRIZZO Piazzetta Reale 1, Torino (TO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto fu donato al Museo dallo scultore Gabriele Ambrosio nel 1891. Baudi di Vesme (1899; 1909), come del resto quasi tutti gli studi a seguire (Brosch, 1929; Pacchioni, 1932; Donzelli, 1967; Martini, 1971, 1982; De Re, 1990; Pallucchini, 1994), lo assegnava al ritrattista Alessandro Longhi, figlio del più noto pittore veneziano Pietro, accostandolo all’incisione (tav. XV) allegata al Compendio delle vite de’ pittori veneziani istorici più rinomati del presente secolo con suoi ritratti tratti dal naturale delineati e incisi, pubblicato dall’artista a Venezia nel 1762 su commissione d’ignoto (Moschini, 1932). Egli precisava infatti nel proemio di averli realizzati prima su tela e in un secondo tempo intagliati su rame (cfr. Martini, 1971). Vittorio Moschini tuttavia fu l’unico a rigettare la paternità dell’opera, ritenendo il dipinto una derivazione e non il modello dell’acquaforte pubblicata nel volume, mentre Noemi Gabrielli (1971) lo classificava soltanto come attribuito all’artista. Al contrario Egidio Martini (1982) lo inseriva in quella serie di Ritratti di pittori, realizzata entro il 1760 e incisa tra il 1760 e il 1762, concorde per misure, stile e tecnica “bambagiosa e morbida” da lui in parte rintracciata e associata a quell’impresa editoriale. Ne fanno attualmente parte il Ritratto di Antonio Balestra di collezione privata, di Giambattista Piazzetta del Museo veneziano di Ca’ Rezzonico (Martini, 1971), quelli di Francesco Zugno e di Gaspare Diziani di collezione privata (Martini, 1982) e da ultimo quello di Giuseppe Zais, restituito al Longhi da Filippo Pedrocco (1993, p. 185 nota 6). Indubbiamente il dipinto condivide con gli altri il taglio a mezzo busto dell'effigiato, il formato ovale della finta cornice rococò entro cui è racchiuso il personaggio ritratto e l’iscrizione apposta in calce, anche se l’attuale stato conservativo dell’opera - interessata da un generale offuscamento della superficie pittorica - non rende al momento piena giustizia della pennellata briosa e leggera di ascendenza nogariana che caratterizza gli altri dipinti del ciclo, né del sapiente uso del colore talvolta steso per trasparenze e velature. Ancora a distanza di un ventennio, per soddisfare una commissione conferitagli dall’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1781, il pittore riproponeva la stessa tipologia ritrattistica, inserita entro un ovale dipinto e corredato in calce da iscrizione didascalica, per riprodurre le fattezze di Tiziano, Veronese, Tintoretto e Bassano, tra i quali è stato al momento rintracciato soltanto quello del Cadorino in una collezione privata trevigiana (Martini, 1971)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100350796
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Musei Reali-Galleria Sabauda
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 2012

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