piviale, opera isolata - manifattura italiana (seconda metà sec. XIX)
Il manto è in damasco rosso decorato con teorie verticali di grossi firi carnosi separati fra loro da infiorescenze a forma di calice sostenute da una coppia di foglie che sostengono un elemento vegetale simile ad una campana. E' formato da nove pannelli: 5 per il manto, 3 per lo stolone ed 1 per il cappuccio. L'orlo del clipeo è bordato con un gallone con l'orlo smerlato in argento filato realizzato a telaio, decorato da fiori separati da foglie. Il cappuccio, la parte centrale dello stolone e il punto di congiuntura fra questo e il manto sono rifiniti con un gallone in argento filato con i bordi stondati e decorato con una foglia sinuosa intervallata da grappoli d'uva. Sull'orlo dello stolone è invece applicato un altro gallone ornato con un nastro a meandro e piccoli fiori. La cappa è chiusa da due ganci decorati da un giglio stilizzato, applicati su due pannelli dello stesso tessuto del piviale. Sullo stolone è applicato un pannello di damasco rosso recente
- OGGETTO piviale
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MATERIA E TECNICA
filo d'argento
filo/ lavorazione a telaio
seta/ damasco
tela di lino
tela/ inceratura
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MISURE
Altezza: 129
Larghezza: 267
- AMBITO CULTURALE Manifattura Italiana
- LOCALIZZAZIONE Vercelli (VC)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Il piviale è stato modificato nella seconda metà del XX secolo, come suggerisce il pannello in damasco rosso recente, decorato da una maglia formata da una coppia di foglie che racchiude un grosso fiore.; Il damasco è stato realizzato nella seconda metà dell'Ottocento, periodo durante il quale le manifatture riproponevano tipologie e strutture compositive dei secoli precedenti. La struttura compositiva richiama tipologie sei e settecenteschi, in cui fiori fantastici e dal gusto orientaleggiante, uniti a foglie si dispongono in sontuose fasce verticali, ma il disegno ha perso la grazia e l'eleganza di questi esempi, come illustrano i confronti con i due frammenti della seconda metà del XVIl secolo, conservati presso il Kunstgewerbemuseum der Stadt di Colonia (B. Markowsky, Europäische seidengewebe des 13.-18. jahrhunderts, Colonia 1976, p. 282, nn. 453-454), il telo, collocato nel 1670-1680, della collezione Cini ( (D. Davanzo Poli, La collezione Cini dei Musei Civici Veneziani. Tessuti Antichi, in "Civici Musei Veneziani d'Arte e di Storia. Bollettino", n. 1-4, 1989, p. 87, scheda n. 69), il coevo frammento in damasco del Victoria and Albert Museum di Londra (P. Thornton, Baroque and Rococo Silks, Londra 1965, pp. 90, 110, 154 e tav. n. 15B), il telo in lampasso, della seconda metà del Seicento, della collezione Keir ( M. King, D. King, European Textiles in the Keir Collection 400 BC to 1800 AD, Londra 1990, p. 212, n. 160) e il parato in damasco della cattedrale di Aosta, donato per disposizione testamentale del 1761 da Pietro Giuseppe Savin (E. Brunod, L. Garino, La Cattedrale di Aosta (Arte sacra in Valle d'Aosta. Catalogo degli enti e degli edifici di culto e delle opere di arte sacra nella diocesi di Aosta, vol. I), Aosta 1996, p. 563)
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100198915
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola e Vercelli
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
- DATA DI COMPILAZIONE 2001
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2006
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0