decorazione pittorica, post 1500 - ante 1549

Il vasto ambiente di pianta rettangolare presenta una decorazione ad affresco che copre interamente le pareti. Questa è costituita, per i due terzi inferiori, da finte specchiature marmoree di colore rosso e verde. Un fregio monocromo sui toni del grigio occupa la parte superiore di ogni parete, delimitato da cornici dipinte. Sull'imponente camino, collocato al centro della parete nord, è affrescato lo stemma degli Alciati. Sull'architrave del camino sottostante allo stemma grottesche a motivi di coppie di delfini affrontati fanno da sfondo ad altri cinque piccoli stemmi, tra i quali è riconoscibile quello degli Avogadro. Fregio: sono facilmente leggibili sette tra le numerose imprese che la tradizione attribuisce a Ercole: l'uccisione del leone di Nemea e dell'Idra dalle sette teste sul lato ovest; la cattura della cerva dalle corna d'oro, la lotta con una figura non meglio identificata, l'uccisione di Anteo e di Cerbero, a fianco del camino. Sul lato di levante l'unico episodio conservato potrebbe essere l'uccisione del centauro Nesso dopo il tentato ratto di Deianira. Se non vi è dubbio sull'interpretazione delle scene testé descritte, molto difficile si presenta lo studio iconografico delle altre scene che compongono il fregio. [continua nel campo Osservazioni]

  • OGGETTO decorazione pittorica
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco/ pittura a tempera
  • AMBITO CULTURALE Ambito Vercellese
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo Camillo Leone
  • LOCALIZZAZIONE Casa Alciati
  • INDIRIZZO via Giuseppe Verdi, 30, Vercelli (VC)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Gli affreschi di questa sala di rappresentanza di casa Alciati, costruzione risalente alla fine del XV secolo, costituiscono, insieme a quelli di altri otto ambienti, un episodio interessante e tuttora inedito nell'ambito delle manifestazioni rinascimentali in Piemonte. Il primo problema, quello della committenza, al quale è indubbiamente legata l'interpretazione e l'eventuale significato simbolico delle tante scene mitologiche, rimane a tutt'oggi insoluto, nonostante le ricerche archivistiche. Difficile nell'intrico di ramificazioni dell'albero genealogico della famiglia Alciati, nobili di Castelletto e Viancino, cittadini vercellesi, rintracciare il probabile committente di quest'opera al di fuori degli schemi correnti della pittura piemontese del primo '500. Se si esclude, per mancanza di dati certi, il famoso giureconsulto Andrea Alciato che il De Gregory (G. De Gregory, Storia della vercellese letteratura ed arti, Torino, 1820, vol. II, pp. 51-55) considera appartenente alle famiglia vercellese, l'unica personalità di spicco nominata dagli storici è quella di Nicolò Alciati "nobile vercellese avvocato e dottore del collegio di Vercelli: nel 1462 venne dal duca Ludovico di Savoia nominato suo scudiere, senatore e controllore generale. Si deve alla sua destrezza la pace seguita tra il duca di Savoia e Francesco Sforza di Milano" (cfr. C. Dionisotti, Notizie biografiche dei Vercellesi illustri, Biella, 1862, p. 44). Nessun documento si è però rinvenuto riguardo a tale personalità e comunque la data 1462 porta ad un periodo molto precedente alla datazione degli affreschi. Antonio Manno (cfr. A. Manno, Il Patriziato subalpino, Firenze 1895-1896, vol. II, pp. 28-29) nomina poi, nella prima metà del '500, un Girolamo "eletto consigliere e capitano di Vercelli in sostituzione del padre Alessandro" nel 1548. L'archivio Alciati è andato smembrato e in parte perduto nel corso dei secoli. Per la redazione di queste schede sono state controllate le pergamente Alciati del fondo Gorini alla Biblioteca Agnesiana di Vercelli; i documenti appartenenti alla famiglia dei conti Radicati di Brozolo, discendenti dall'ultima contessa Alciati, Cristina, morta nel 1875 (in particolare due ricognizioni al duca di Savoia del 1515 e del 1561); il testamento di Giovanni Antonio Alciati del 1650; una transazione tra i signori Alciati del 1674 (in essa vi è nominata la casa in questione come "casa piccola nobile con undici botteghe e loro stanze nella vicinanza di S. Michele"); l'atto di vendita, datato 1632, dell'edificio a Bernardino Martorelli. Fu in occasione di tale vendita che le strutture originarie dell'edificio furono notevolmente compromesse, come da relazione allegata all'atto di vendita, del capomastro C. G. Magnano sul deprecabile stato di conservazione e sui lavori che sarebbero stati necessari. In nessuno di questi documenti si parla di affreschi; facilmente, in quest'epoca, esi erano già stati coperti da scialbo. Da parecchi anni l'edificio, evidentemente suddiviso in alloggi e botteghe, era destinato alla locazione (cfr. alcuni contratti d'affitto in archivio Museo Leone dove sono conservati anche gli ultimi tre documenti sopracitati). Difficile, attualmente, risalire all'epoca e ai motivi dell'abbandono di questa costruzione come dimora signorile degli Alciati; il testamento succitato dimostra che nel 1650 la dimora abituale della famiglia non era già più questa. Il ciclo di affreschi di casa Alciati è difficilmente assimilabile ad altre opere piemontesi dell'inizio del XVI secolo se si eccettua una generica consonanza con la decorazione coeva di edifici saluzzesi. Ma se qui elementi di stile e rapporti tra famiglie indicano influenze lombardo-emiliane (cfr. N. Gabrielli, Arte nell'antico marchesato di Saluzzo, Torino, 1974) per gli affreschi vercellesi si può piuttosto pensare ad un artista di cultura romana. Va segnalata a Vercelli la presenza di altri episodi di decorazione prossima a questo tipo di cultura. Si tratta degli affreschi di palazzo Verga, datati alla prima metà del XVI secolo, e dei resti di fregio a grottesche del loggiato di palazzo Avogadro di Collobiano in via Monte di Pietà. Rimane, comunque, di difficile individuazione la personalità di questo autore che il Viale (V. Viale, Guida ai Musei di Vercelli, Vercelli, 1935, p. 21) già riscontrava decisamente influenzato dalla pittura romana e, in minor misura, da quella padovana. Oggi, recenti studi consentono di conoscere meglio la cultura del tardo Quattrocento romano, di cui l'artista di casa Alciati ha sicura e diretta esperienza, e quindi di puntualizzare meglio le fonti di questo ciclo di affreschi (cfr. i cataloghi della mostra Il 400 a Roma e nel Lazio, Roma, 1981-82). Compositivamente il ciclo si direbbe omogeneo, discendente da un'unica mente organizzativa, soprattutto per la sensibilità architettonica che sta alla base della decorazione di tutti gli ambienti. [continua nel campo Osservazioni]
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà mista pubblica/privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0100033365-0
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici del Piemonte
  • ENTE SCHEDATORE Regione Piemonte
  • DATA DI COMPILAZIONE 1984
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2006

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