Festa di S. Antonio abate: scampanate delle maschere della mucca e del toro (bene semplice)
La maschera della mucca, di colore bianco e con un cappello dai numerosi nastri colorati, e quella del toro, di colore nero e con un cappello dai nastri neri e rossi, camminano scuotendo i rispettivi campanacci
- OGGETTO Festa di S. Antonio abate: scampanate delle maschere della mucca e del toro
-
CLASSIFICAZIONE
FESTA-CERIMONIA
RAPPRESENTAZIONE-SPETTACOLO
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La celebrazione di Sant’Antonio abate, nel calendario liturgico latino, cade il 17 gennaio. Il modello agiografico antico ci è stato trasmesso in una biografia classica, la Vita di Antonio, scritta da Atanasio. Nella letteratura agiografica antica il santo è l’esempio della rigida santità ascetica che respinge ogni interesse mondano. Diviene, invece, nella società rurale il protettore degli animali domestici di stalla e di cortile e dei prodotti della terra, fungendo da garanzia potente per l’incremento degli uni e degli altri e riscattando il contadino dai rischi e dalle incertezze del proprio ciclo economico (BIBR: DI NOLA 1976). La festa di Sant’Antonio abate a Tricarico, con la sfilata dei campanacci nella mattina nel 17 gennaio, sancisce ufficialmente l’apertura del carnevale. La sfilata delle vacche e dei tori è rimasta sostanzialmente inalterata rispetto a quanto documentato da Enzo Spera nel 1981 (BIBR: SPERA 1981-82; BIBR: SPERA 2014). All’alba le maschere si danno appuntamento presso la chiesa di S. Antonio abate, un tempo Santa Maria delle Olive, fuori dal centro abitato. All’evento prendono parte principalmente gli uomini (ultimamente si sta affermando anche una viva partecipazione femminile), travestiti con due tipologie di maschere: quelle delle vacche e quelle dei tori. La maschera della vacca consiste in maglie e mutandoni bianchi in lana, in uno scialle legato alla vita e in fazzoletti colorati legati al collo, sopra le ginocchia e sopra il gomito. L’elemento più appariscente del costume è costituito da un cappello rigido, dove sono attaccati una moltitudine di lunghi nastri colorati e dal quale scende un velo bianco. Simile a quella della mucca è la maschera del toro, che si distingue per il colore nero, che caratterizza tanto gli indumenti quanto i nastri del cappello, che può però recare anche qualche nastro rosso (BIBR: SPERA 1981/82; BIBR: SCALDAFERRI 2005; BIBR: SPERA 2014). La realizzazione delle maschere è generalmente affidata alle mani esperte delle donne di famiglia, che impreziosiscono tali indumenti con merletti, ricami, motivi floreali, foulard, scialli, nastri di raso colorati (BIBR: BERARDI 2022). Ogni maschera, sia vacca che toro, reca in mano un campanaccio, che scuote energicamente durante la sfilata. Secondo la tradizione, i campanacci sono di due tipi: quello della vacca è tondeggiante e con batacchio arrotondato; quello del toro è di forma allungata con batacchio a punta. Tuttavia, Nicola Scaldaferri (BIBR: SCALDAFERRI 2005, p. 50) rileva come negli ultimi anni la distribuzione dei campanacci avvenga in maniera casuale, senza quindi prestare particolare attenzione alla corrispondenza tra il sesso della maschera e la forma dello strumento. Il carnevale di Tricarico si pone allora come “forma espressiva e simbolica della transumanza, come eco di un mondo che in parte non esiste più seppur ancora oggi il paese sia sulla via della transumanza e da essa attraversato” (BIBR: BERARDI 2022). L’importanza rivestita da queste maschere bovine si deve, inoltre, alla vicenda agiografica di Sant’Antonio abate. Secondo una leggenda riportata da Scotellaro (in Spera, 2014), infatti, Sant’Antonio, per ingannare i diavoli che avevano preso e portato all’inferno le immagini di Gesù e Maria, si vestì da vacca e recuperò le sacre icone, nascondendole in una grotta “impannata” dal velo di una ragnatela (BIBR: SPERA 2014, p. 221). Dunque, “sotto le sembianze dell’identità animalesca della maschera di una vacca, Antonio ritorna ogni anno sulla terra ed è riproposto come salvatore delle immagini sacre e dunque del Cristianesimo. […] Presentato come maschera in un’incarnazione animale, Antonio è anche incarnazione delle anime dei defunti e dei purganti che tornano a Carnevale, cui lui come maschera, come santo che sconfigge il diavolo, dà inizio” (BIBR: SPERA 2014, p. 224). Oltre ai tori e alle vacche, alla sfilata prende parte il capo massaro, che guida la mandria, coadiuvato da massari e vaccari. Il capo massaro chiama tutti a raccolta davanti alla chiesa di S. Antonio, suonando le campane del santuario. Quindi il parroco, dopo una breve preghiera, impartisce la benedizione alla mandria di maschere (BIBR: SPERA 2014). Fonti riportano che fino al 2002 la benedizione veniva impartita con un reliquario a forma di braccio benedicente contenente la reliquia attribuita a S. Antonio abate, oggi custodito presso la curia (BIBR: SCALDAFERRI 2005, p. 50). Completano il corteo di maschere la coppia, elegantemente vestita, del Conte e della Contessa, che sfila su un calesse tirato da un cavallo (BIBR: SCALDAFERRI 2005). Durante la sfilata, talvolta, i tori rompono l’ordine della mandria e mimano l’atto della monta, mentre massari e vaccari cercano di controllarli, anche con l’uso di bastoni. Dopo ogni episodio di monta, i tori riprendono a scuotere il campanaccio seguendo il ritmo e il procedere della mascherata (BIBR: SPERA 2014). L’enfatizzazione di questo comportamento è riconducibile alla dimensione sovversiva del carnevale, che si determina soprattutto per l'inversione dei ruoli sociali. Il numero dei partecipanti è variabile e può raggiungere parecchie decine di persone. Il gruppo mascherato, dalla chiesa campestre, si dirige verso il paese e termina il suo percorso in piazza Garibaldi dove viene effettuato per tre volte il giro della piazza. A questo punto le maschere si dividono in piccoli gruppi, sparpagliandosi per la questua. Il periodo carnevalesco si chiuderà il Martedì Grasso con il rogo in piazza del fantoccio di Carnevale (BIBR: SPERA 2014; BIBR: SCALDAFERRI 2005)
- TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici immateriali
- LUOGO DI RILEVAMENTO Europa, ITALIA, Basilicata, MT, Tricarico, Matera - Irsina, Tricarico (MT) - Basilicata , ITALIA
- ALTRA OCCASIONE S. Antonio abate (17 gennaio)
-
AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Di Paolo, Emanuele
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1700221771
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata
- ENTE SCHEDATORE Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
- DATA DI COMPILAZIONE 2023
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0