Festa di Sant'Antonio Abate: preparazione della catasta e accensione del fuoco della vigilia (bene semplice)

In un giardino-rimessa, mentre un uomo taglia la legna con una motosega, un secondo uomo carica la legna tagliata su una carriola e la porta nel giardino sul retro della chiesa. Successivamente sposta la legna contenuta nella carriola sopra una catasta. Alle operazioni di taglio della legna assistono anche diversi uomini, che interagiscono tra di loro. Quindi, dopo il tramonto, si procede all’accensione del fuoco, intorno al quale si dispone il gruppo di fedeli

  • OGGETTO Festa di Sant'Antonio Abate: preparazione della catasta e accensione del fuoco della vigilia
  • CLASSIFICAZIONE FESTA-CERIMONIA
    TECNICHE
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La celebrazione di Sant’Antonio Abate, nel calendario liturgico latino, cade il 17 gennaio. Il modello agiografico antico ci è stato trasmesso in una biografia classica, la Vita di Antonio, scritta da Atanasio. Ma nella riutilizzazione che ne è stata fatta dalle religioni subalterne europee, il modello ha subito radicali trasformazioni. Nella letteratura agiografica antica il santo è l’esempio della rigida santità ascetica che respinge ogni interesse mondano. Diviene, invece, nella società rurale il protettore degli animali domestici di stalla e di cortile e dei prodotti della terra, fungendo da garanzia potente per l’incremento degli uni e degli altri e riscattando il contadino dai rischi e dalle incertezze del proprio ciclo economico attraverso il meccanismo dell’offerta, della devozione e degli usi magici (BIBR: DI NOLA, 1976). La rielaborazione della figura del Santo è evidente anche nella stretta relazione instaurata tra santo e maiale, considerato come l’animale che attesta l’abbondanza e il benessere della casa contadina. Tale relazione non appartiene alla tradizione agiografica classica e ha tarde origini storiche dipendenti da molteplici avvenimenti e da dati rielaborati nella cultura subalterna: l’asceta severo che rifugge dal mondo era stato trasformato in un rustico patrono delle plebi contadine e del loro animale più prezioso (BIBR: DI NOLA, 1976). La componente di maggiore evidenza nel ciclo festivo-rituale dedicato a Sant’Antonio è la permanenza degli usi di questua, gestita da bande di giovani che si spostano di casa in casa cantando e ricevendo beni alimentari. La questua è attualmente accompagnata da canti molto ridotti nella durata e nei contenuti, ma originariamente comportava, per ciascuna delle case visitate, una prestazione spettacolare, e cioè una rappresentazione sacra, spesso affrettata e ridotta all’essenziale, del conflitto fra il santo e il demonio. Il rifiuto di ricevere i questuanti viene interpretato come mancanza di devozione o come provocazione: i questuanti, infatti, si identificano con il santo e il rifiuto di offerta è quindi un rifiuto opposto al santo (BIBR: DI NOLA, 1976). Diverse sono le spiegazioni all’origine della signoria del fuoco del Santo. Italo Cavino, nelle sue fiabe, lega il patronato sul fuoco all’episodio leggendario in cui il Santo anacoreta scese agli inferi e, in seguito ad una serie di peripezie, riuscì a rubare una scintilla del fuoco infernale e, custodendola nel suo bastone, la donò agli uomini affinché ne facessero uso. Questo episodio della vita del Santo evoca una storia più antica, profana e mitica, che è quella di Prometeo, il titano amico degli uomini ai quali donò il fuoco sottratto agli inferi (BIBR: CALVINO 1956). Più in generale si può affermare che l’accensione di fuochi in occasione della festa del Santo richiama sicuramente i riti del solstizio d’inverno, che vengono trasferiti, in alcune regioni, nel periodo di Carnevale. La tipologia di riti legati all’accensione di fuochi invernali in onore di Sant’Antonio Abate è ricca poiché esprime insieme la funzione lustratoria attribuita al fuoco, gli effetti apotropaici dell’allontanamento delle streghe, delle influenze invernali, dei morti, delle malattie (BIBR: DI NOLA 1976). Annabella Rossi afferma che "il significato di questi fuochi, generalmente interpretato come purificatore, può essere anche un segno preciso di relazione con il mondo degli inferi, con la morte; esso fa parte di quel viaggio sotterraneo nel corso del quale gli uomini eseguono una serie di riti propiziatori per favorire la germinazione del seme" (BIBR: ROSSI, DE SIMONE, 1977, p. 61). Inoltre, il fuoco si configura come “attributo solare di una divinità che muore e risuscita, segno ambivalente che implica la morte e nello stesso tempo la vita, la fertilità"(BIBR: ROSSI, DE SIMONE, 1977, p. 63). Al fuoco e al suo animale simbolico, il maialino, è legata anche la sua signoria su una malattia: l’herpes zoster, comunemente conosciuta come fuoco di Sant’Antonio. Le virtù terapeutiche del Santo si infondono in un miracoloso unguento derivato dai cosiddetti “porci di Sant’Antonio”, animali votati al Santo che vagavano liberamente per le strade cittadine e che venivano alimentati dalla popolazione, che li considerava alla stregua di animali sacri ed intoccabili (BIBR: DI NOLA, 1976)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici immateriali
  • LUOGO DI RILEVAMENTO Europa, ITALIA, Basilicata, MT, Tricarico, Matera - Irsina, Tricarico (MT) - Basilicata , ITALIA
  • ALTRA OCCASIONE inverno
  • AUTORE DELLA FOTOGRAFIA Di Paolo, Emanuele
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1700206478
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata
  • ENTE SCHEDATORE Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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