Masseria San Nicola: chiamata dei vitelli e mungitura delle vacche (bene semplice)

Un operaio, dopo aver lavato un secchio in latta e un imbuto cola-latte, entra nel recinto delle vacche. Quindi si munisce di un bidone per latte in acciaio vi inserisce l’imbuto cola-latte. Successivamente entra nel recinto dei vitelli e, dopo averne allontanato alcuni con un bastone, ne lascia entrare uno nel recinto delle vacche. Quindi posiziona il secchio in latta sotto le mammelle della vacca, dopo averne impastoiato le zampe posteriori, e inizia a mungerla. Terminata la mungitura della vacca, il vaccaro versa il latte contenuto nel secchio all’interno del bidone in acciaio filtrandolo attraverso l'imbuto. La chiamata del vitello e la mungitura della vacca vengono ripetute con altri capi di bestiame. Ai vitelli, allontanati con un bastone durante la mungitura, viene comunque consentito di succhiare il latte

  • OGGETTO Masseria San Nicola: chiamata dei vitelli e mungitura delle vacche
  • CLASSIFICAZIONE TECNICHE
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La masseria, rappresentando un tipo di insediamento legato prevalentemente alla coltura cerealicola, concretizzava l’economia agraria del latifondo e rappresentava il centro di una filiera produttiva imperniata tanto sull’agricoltura estensiva quanto sull’allevamento del bestiame. Le masserie si trovavano principalmente sui rilievi, così da riuscire controllare le vie di comunicazione, i corsi d’acqua e “ogni altro elemento geograficamente notevole nella vasta possidenza terriera” (BIBR: DELLI SANTI 2013, p. 625). Nel Materano si distinguono tre tipologie areali di masseria. La prima tipologia, che si riscontra nell’agro di Matera, è quella della masseria di tipo misto: da campo e da allevamento. Essa si presentava a corte interna con più edifici accorpati tra loro, chiusi entro un perimetro murario. La seconda tipologia, presente nel territorio collinare-montano, è quella di tipo compatto, con caratteristiche di piccolo fortilizio. La terza tipologia, nel Metapontino, è quella della masseria villaggio: “un vero e proprio piccolo borgo autarchico attorniante la masseria-castello” (BIBR: DELLI SANTI 2013, p. 625). Nell’ambito della varietà edificatoria, invece, distinguiamo: la masseria da campo, ad uso prevalentemente cerealicolo; la masseria d’allevamento, imperniata sull’economia produttiva bovina ed equina; la masseria di servizio, una struttura con funzioni specifiche e di appoggio nel campo della cerealicoltura (BIBR: DELLI SANTI 2013). Oggi, la bovina da latte viene allevata principalmente in stalle a stabulazione libera in quanto la stabulazione fissa su posta è presente solamente in determinate zone montane o in aziende agricole di piccole dimensioni che ospitano mandrie con pochi capi di bestiame. L’ottenimento di prodotti lattiero-caseari passa attraverso diverse fasi, prima tra tutte quella della mungitura. Il lavoro di mungitura conserva ancora oggi le stesse caratteristiche procedurali già individuate e descritte dal lavoro di Scheuermeier (1890). Il posto dove si munge varia a seconda della zona e della quantità di bestiame. In questa masseria, ad esempio, la mungitura viene fatta generalmente due volte al giorno, la mattina presto e verso sera, all’aperto. L’addetto alla mungitura opera lasciando le vacche dove sono, muovendosi, invece, lui stesso tra una vacca e l’altra; a ciò si deve la legatura delle zampe posteriori. Al fine di garantire il benessere del bestiame, la mungitura e l’allattamento del vitello possono avvenire simultaneamente. Altrove la mungitura avviene nelle stalle (BIBR: SCHEUERMEIER 1980). Per la mungitura a mano il metodo preferibilmente adottato è quello a mano piena, per cui si mungono contemporaneamente il capezzolo anteriore sinistro e il posteriore destro e viceversa. Negli allevamenti intensivi, la mungitura a mano è stata sostituita con quella meccanica mediante mungitrici azionate elettricamente. Il mungitore si serve di appositi recipienti, come ad esempio i secchi o i mastelli da mungitura. I secchi sono generalmente in metallo (più raramente in legno) e presentano un beccuccio sull’orlo e una parete rialzata in un lato, facilitando così il travaso del latte in un altro recipiente (BIBR: SCHEUERMEIER 1980). Talvolta il mungitore siede su un piccolo sgabello. Il latte appena munto viene direttamente versato dal secchio dentro un apposito recipiente in latta e verrà venduto al dettaglio o consegnato al caseificio. Non esiste alcun “accordo” su ciò che costituisce una buona pratica di mungitura: secondo alcuni il massaggio della mammella nella fase finale della mungitura aiuta a completare lo svuotamento della mammella dal latte, evitando così la potenziale insorgenza di mastiti. Secondo altri, se la vacca “viene viziata avrà sempre bisogno di una stimolazione maggiore, e quando verrà manipolata da un operatore poco esperto che non conosca i suoi ‘vizi’, non rilascerà latte” (BIBR: GRASSENI 2003, p. 171). Una certa abilità è quindi necessaria anche per acquisire nuovi modi di operare. Si chiama, quindi, in causa un sapere tecnico tradizionale che, di solito, è un sapere implicito nel fare, cioè un sapere che “quasi esclusivamente nel fare è capace di esplicitarsi” (BIBR: ANGIONI 1989, p. 47), così come “nel fare e dal fare altrui si è appreso, senza o con pochissimo spazio per il discorso esplicito, per la riflessione formalizzata “(BIBR: ANGIONI 1989, p. 43). Si ha a che fare con un sapere operativo che è caratterizzato dall’assenza di “discorso tecnico, come momento separato, separabile, indipendente, preliminare o successivo all’operare” (BIBR: ANGIONI 1989, p. 46). Abbiamo quindi a che fare con ciò che Angioni (1989) definisce “ragionamento tecnico, cioè un modo di agire, un mezzo di azione sulla natura: “non insegna qualcosa sulla natura ma, essendo un mezzo per agire sulla natura, è un insieme di concetti che si traducono in mezzi per agire, concetti operativi” (BIBR: ANGIONI 1989, p. 45). Tuttavia, l’abilità non risiede esclusivamente nelle pratiche tradizionali o manuali. Occorre essere preparati anche all’uso delle macchine in una sala da mungitura, “occorre acquisire una certa frequentazione con ciascun animale per poter ‘calibrare’ la macchina a ciascuno. Perciò si trova spazio per l’abilità sia nell’ambito del tradizionale che del tecnologico e globalizzato” (BIBR: GRASSENI 2003, p. 171)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici immateriali
  • LUOGO DI RILEVAMENTO Europa, ITALIA, Basilicata, MT, Ferrandina, Matera - Irsina, Ferrandina (MT) - Basilicata , ITALIA
  • ALTRA OCCASIONE allevamento (bovino)
  • AUTORE DELLA FOTOGRAFIA Spitilli, Gianfranco
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1700206477
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata
  • ENTE SCHEDATORE Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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