Vendemmia Scaramuzzi: raccolta dell'uva (bene semplice)
Un gruppo eterogeneo, composto da uomini, donne e bambini di diversa età, raccoglie l’uva in un vigneto. I vari membri del gruppo lavorano in due filari vicini e interagiscono tra di loro, scambiandosi battute circa la qualità e la dimensione dei grappoli d’uva. Per raccoglire l’uva, ciascuno di loro tiene il grappolo con la mano sinistra e lo recide con delle cesoie, tenute nella mano destra. Successivamente, ciascuno di loro poggia delicatamente il grappolo d’uva all’interno di una cassetta in plastica posta vicina ai propri piedi, senza operare una distinzione tra l’uva bianca e quella nera
- OGGETTO Vendemmia Scaramuzzi: raccolta dell'uva
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CLASSIFICAZIONE
TECNICHE
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La viticoltura in Italia, intesa come pratica della coltivazione della vite per la produzione di vino, è stata introdotta con i primi insediamenti magnogreci nel VIII sec. a.C.; non a caso l'antico nome dell'area compresa tra le odierne Calabria e Basilicata era Enotria, terra del vino. Nei vigneti, generalmente, la vite viene piantata a file, tenuta piuttosto bassa e lasciata crescere con o senza sostegni. La piantagione si effettua per lo più a file. Spesso una o più viti vengono fatte crescere su sostegni verticali e orizzontali. I sostegni verticali possono essere sia pali di legno, sia canne. “All’estremità del filare, dove viene tirato il filo, ci sono dei paletti ben piantati nel terreno, oppure robusti sostegni ancorati al terreno con tiranti di filo di ferro, fissati a picchetti di legno” (BIBR: SCHEUERMEIER 1980, p. 151). La vendemmia, che possiamo indicare come la prima fase del processo di produzione del vino, inizia quasi ovunque alla fine di settembre. I grappoli da raccogliere vengono tagliati con le cesoie da vite, con un coltello o con delle normali forbici. Di solito, durante la raccolta dell’uva, ogni persona tiene vicino a sè un piccolo recipiente in cui poggia i grappoli recisi. Nel caso di scarsi quantitativi e di brevi distanze, i grappoli vengono portati in genere dentro tali recipienti alla vasca di pigiatura o al tino di fermentazione (BIBR: SCHEUERMEIER 1980, p. 153). Nella vendemmia qui presa in esame si rileva come essa sia un’attività svolta dall’intero gruppo famigliare, gruppo che comprende, quindi, un insieme piuttosto variegato di persone sia sul fronte dell’età che su quello dell’esperienza. In questo caso, il gruppo famigliare si comporta come un agente delle socializzazione, favorendo l’acquisizione di determinati atteggiamenti e competenze. Il sapere tecnico tradizionale, infatti, è quasi sempre un sapere implicito nel fare, cioè un sapere che “quasi esclusivamente nel fare è capace di esplicitarsi” (BIBR: ANGIONI 1989, p. 47), così come “nel fare e dal fare altrui si è appreso, senza o con pochissimo spazio per il discorso esplicito, per la riflessione formalizzata “(BIBR: ANGIONI 1989, p. 43). Si ha a che fare con un sapere operativo che è caratterizzato dall’assenza di “discorso tecnico, come momento separato, separabile, indipendente, preliminare o successivo all’operare” (BIBR: ANGIONI 1989, p. 46). Abbiamo quindi a che fare con ciò che Angioni (1989) definisce “ragionamento tecnico, cioè un modo di agire, un mezzo di azione sulla natura: “non insegna qualcosa sulla natura ma, essendo un mezzo per agire sulla natura, è un insieme di concetti che si traducono in mezzi per agire, concetti operativi” (BIBR: ANGIONI 1989, p. 45)
- TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici immateriali
- LUOGO DI RILEVAMENTO Europa, ITALIA, Basilicata, MT, Montescaglioso, Matera - Irsina, Montescaglioso (MT) - Basilicata , ITALIA
- ALTRA OCCASIONE agricoltura
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AUTORE DELLA FOTOGRAFIA
Di Paolo, Emanuele
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1700206440
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio della Basilicata
- ENTE SCHEDATORE Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
- DATA DI COMPILAZIONE 2023
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0