Tiro all’orso (tiro a segno, bene semplice)

XX metà

Tiro a segno composto da due parti interdipendenti. La prima è un parallelepipedo rettangolare in legno dipinto di verde, la parte frontale, apribile, presenta una cornice in legno dipinta color oro. La cornice racchiude un vetro e permette la visuale dell’interno. Quest’ultimo include una scenografia raffigurante un paesaggio montano dipinta su cartone, con più livelli di profondità. Sempre all’interno, in mezzo alla scenografia, si snoda un percorso meccanico ovale, alimentato elettronicamente, con due figurine in movimento: un cane da caccia e un orso (questo ha tre bersagli, due sui rispettivi fianchi e uno sul ventre), entrambe scolpite a tutto tondo in legno. Le statuine sono fissate al percorso da un perno che permette di ruotare su loro stesse e cambiare senso di marcia. Sulla facciata in alto è presente anche un display per segnalare il numero di tiri (da 0 a 20). Nella parte inferiore un altro display (in lingua inglese) evidenzia il grado di abilità del giocatore in base al numero di tiri andati a segno: tiratore, tiratore scelto, esperto. La seconda parte del tiro a segno è un contenitore dove trova alloggiamento una carabina in legno e metallo a infra rossi, collegata con un filo al meccanismo interno di funzionamento del gioco. È presente una targhetta metallica in lingua inglese, con il nome del costruttore, il nome del gioco “Tiro all’orso”, un pulsante, due led luci e le indicazioni per giocare passo dopo passo: inserire una moneta (luce verde si accende), premere il pulsante centrale per iniziare, attendere che una luce ambra si accenda prima di iniziare a sparare. Sono presenti anche due placche di metallo che coprivano lo spazio adibito all’inserimento delle monete e un pulsante. Il gioco è attivato mediante un pulsante collocato su un fianco del contenitore principale

  • OGGETTO tiro all’orso tiro a segno
  • CLASSIFICAZIONE STRUMENTI E ACCESSORI/ LUDICI
  • ATTRIBUZIONI Seeburg Corporation (officina): costruttore
  • ALTRE ATTRIBUZIONI Seeburg Corporation (officina)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo Storico della Giostra e dello Spettacolo Popolare
  • INDIRIZZO piazza Giacomo Matteotti, 85, Bergantino (RO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Nella sua classificazione dei giochi, Roger Callois, indica quattro categorie: alea (il caso, vincere sul destino), mimicry (l’imitazione, credere di far credere), ilinx (lo smarrimento, il turbamento che provoca la vertigine) e agon. Per questa categoria si tratta di giochi in cui si compete contro un rivale superandolo (si tratti di abilità, forza, resistenza, rapidità, etc…) in una sfida regolamentata. Nei giochi di agon, seppure con varie sfumature, si manifesta il merito personale: ogni concorrente desidera veder riconosciuta la propria superiorità in quel gioco; in molti casi il concorrente si prepara, si allena duramente per la sfida, persevera e si sforza, fa ricorso a tutte le sue risorse e le usa in modo leale seguendo le regole stabilite per tutti i partecipanti. Non è escluso che la competizione preveda un unico giocatore, e che lo stimolo sia di superare sé stessi, ottenendo sempre risultati migliori della sfida precedente. In ogni fiera, Parco di Divertimenti e Luna Park, non mancano mai una serie di giochi legati alla messa alla prova delle proprie abilità. Se in origine alcuni di questi giochi erano relativamente semplici, come la corsa nei sacchi, il tiro alla fune, il sollevamento pesi, il Palo della Cuccagna, con il trascorrere del tempo il panorama dei giochi popolari nelle piazze si è arricchito di baracche e mestieri, spesso allietati dalla presenza di avvenenti ragazze dove, in un appropriato spazio e con l’ausilio di appositi strumenti o macchinari, il giocatore poteva testare la propria forza, destrezza o abilità. Tra i giochi di forza maggiormente rappresentativi nel nostro immaginario vi è, ad esempio, la mazza di legno con cui colpire una catapulta che faceva schizzare un peso verso l’alto, o il gioco in cui si afferrava “un toro per le corna” o il punchball (pugnometro) per valutare la propria forza. Tra i giochi di precisione e abilità “la Rotonda”, è quasi sempre presente. Si tratta di attrazioni di vario tipo in cui la sfida è rappresentata dalla conquista di un oggetto: da pescare, centrare, abbattere, catturare in qualche modo. In palio un premio: generalmente quello che si è colpito o pescato. Solitamente si gioca in più persone alla volta. L’altra tipologia è “il Bersaglio”, divenuto poi “Tiro a segno”, che prevede di centrare un bersaglio con l’ausilio di un’arma o di un altro strumento, ad esempio una palla. Anche qui vi è un premio in palio che di solito è in rapporto al punteggio maturato sommando i vari tiri. Vi sono tiro a segno che prevedono la competizione tra più persone contemporaneamente e tiro a segno in cui il giocatore è solo. Secondo le fonti storiche, tra i primi tiro a segno presenti nelle fiere vi era il cosiddetto Tiro ai Testoni (prevedeva di abbattere dei mascheroni di legno e stoffa) e il più noto Tiro ai barattoli (abbattere una o più pile di barattoli). Gli esercenti richiamavano i potenziali clienti con la famosa frase: “Tre palle un soldo”. L’evoluzione di questa tipologia di attrazione ha visto l’uso di armi (ad esempio le carabine ad aria compressa), la possibilità che i bersagli fossero in movimento, l’inserimento di zone con punteggi diversificati. Una fonte scritta riporta che l’introduzione di apparecchi con carabine a infrarossi in Italia risale circa al 1950 e cita proprio il Tiro all’orso: cellule fotoelettriche venivano sollecitate da fucili che sparavano raggi di luce. La fonte sottolinea che questa attrazione era di fabbricazione americana ed è stata presentata per la prima volta a Genova nel 1950 dallo spettacolista itinerante Francesco Malferteimer. Quest’ultimo utilizzò per il suo “mestiere” l’accattivante nome di Telearmi. Oltre al Tiro all’orso erano presenti, con la stessa tipologia di funzionamento, Il ladro di galline, La battaglia sottomarina e Lo scoiattolo. Solitamente in palio vi erano dei premi commisurati al grado di abilità raggiunta dal giocatore. Anche l’estetica delle attrazioni si è sempre più arricchita: se i primi Bersagli erano composti da pannelli in legno e metallo, divenivano sempre più complessi, montati su traini, con facciate luminose e appariscenti. Queste attrazioni nelle fiere e Luna Park, pur continuando ad essere presenti, hanno subito la concorrenza di nuovi luoghi che accentravano tutte queste apparecchiature insieme ad altre come i flipper, i biliardini: le sale giochi. Queste hanno avuto un enorme successo grazie all’introduzione di nuove forme di divertimento legate pur sempre all’abilità e alla destrezza, i videogiochi cabinati (fine 1960), divenendo luoghi di ritrovo e aggregazione molto importanti, alla metà degli anni Novanta, con l’introduzione della possibilità di giocare direttamente dalla consolle del proprio computer di casa, anche questo luogo di divertimento ha visto un rapido declino
  • TIPOLOGIA SCHEDA Beni demoetnoantropologici materiali
  • FUNZIONE E MODALITÀ D'USO Colpire, più volte possibile, le fotocellule presenti sull’orso mentre si muoveva su un percorso obbligato
    Un giocatore, impugnava la carabina a infrarossi e metteva alla prova la propria abilità e precisione di mira tentando di centrare il bersaglio posizionato a diversi metri di distanza. Il bersaglio era costituito da tre fotocellule, di piccole dimensioni, presenti sul corpo dell’orso in continuo movimento. Centrando il bersaglio si sommavano punti e alla fine dei venti tiri a disposizione, veniva illuminata una scritta che sanciva l’abilità del tiratore
  • AUTORE DELLA FOTOGRAFIA Cottica, Claudia
    Cottica. Claudia
    Claudia Cottica
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0500724892
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza
  • ENTE SCHEDATORE Comune di Bergantino
  • DATA DI COMPILAZIONE 2022
  • LICENZA CC-BY 4.0

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