Santuario Diocesano Santa Maria di Fontigliano
La storia di Santa Maria di Fontigliano affonda le proprie radici in un territorio abitato e attraversato fin dall’antichità. La contrada, situata nel territorio di Nusco tra le valli dell’Ofanto e del Calore, ai piedi del Montagnone e in prossimità dei Monti Picentini, godeva infatti di una posizione particolarmente favorevole grazie alla presenza di sorgenti, terreni fertili e snodi viari strategici. Lo stesso toponimo “Fontigliano” sembra conservare la traccia dell’antica organizzazione fondiaria romana, richiamando le fonti d’acqua locali o il nome di una proprietà rurale dell'epoca. In questa cornice, prima dell’anno Mille, la zona ospitò inizialmente un presidio o insediamento fortificato, che venne in seguito trasformato in uno spazio di culto dedicato alla Vergine. Attorno al 1080, nell’ambito della riorganizzazione religiosa promossa dalla giovane diocesi di Nusco, il vescovo sant’Amato dette un impulso decisivo al complesso preesistente. Gli studi più recenti non parlano di una fondazione da zero, bensì di una vera e propria renovatio: il recupero di un edificio abbandonato, restituito al culto e dotato di terre, arredi e risorse economiche. Da questo intervento nacque la Badia di Santa Maria di Fontigliano, affidata ai monaci benedettini. L'abbazia divenne ben presto un punto di riferimento non solo spirituale, ma anche economico e sociale per l'intera campagna circostante. I monaci amministravano terreni, pascoli, boschi e risorse idriche, incentivando il lavoro agricolo, offrendo assistenza e ospitalità e garantendo stabilità alla comunità rurale. Attraverso le fonti storiche è possibile ricostruire le tappe fondamentali della vita abbaziale medievale. Nel 1104 il vescovo Guido benedisse l’abate Pestico (o Persio), mentre nel 1143 l’abate Landolfo promosse un importante rinnovamento architettonico, ancora testimoniato dall’antica epigrafe e dall’architrave in travertino. Nel 1164, tuttavia, le controversie scoppiate tra lo stesso Landolfo e l’autorità vescovile resero evidente la grande autonomia e ricchezza raggiunte dalla badia. Questo inserimento nei complessi equilibri feudali ed ecclesiastici segnò l'inizio di una lunga fase di instabilità, durante la quale il monastero dovette difendere a più riprese il proprio patrimonio e le proprie prerogative. Nonostante le vicissitudini istituzionali, il cuore pulsante di Fontigliano rimase sempre la profonda devozione mariana. L’antica intitolazione a Santa Maria si legò nel tempo alla solennità dell’Assunta, celebrata il 15 agosto, che divenne il tratto identitario del santuario. La statua lignea della Madonna con il Bambino, raffigurata come Sedes Sapientiae, assurse a simbolo religioso e comunitario. Lungo i secoli, processioni, pellegrinaggi e preghiere collettive scandirono non soltanto i momenti di festa, ma anche i periodi più bui segnati da carestie, epidemie, terremoti e calamità naturali, rendendo il santuario il luogo in cui la popolazione affidava alla Vergine le proprie speranze e paure. Il periodo di crisi culminò nel 1460 quando, a seguito della morte dell’abate Angelo e in un clima condizionato da forti interessi politici ed economici, il vescovo Giovanni Pascale e il feudatario Giancola II De Giamvilla favorirono l’unione dei beni del monastero alla mensa vescovile. Il 6 settembre dello stesso anno Papa Pio II emanò la bolla di soppressione, sebbene un secondo documento papale, redatto pochi giorni dopo, avesse confermato l'elezione del nuovo abate Nicola scelto dai monaci. Nonostante la contraddizione formale, la badia venne chiusa: la comunità monastica si disperse, il borgo perse gradualmente la sua autonomia e gran parte dell’archivio andò distrutta o dispersa. Ciò nonostante, il culto non si interruppe. Con Giovanni Pascale si inaugurò la serie dei Vescovi- Abati, che guidarono il complesso fino alla fine dell’Ottocento, quando la struttura fu trasformata in cappellania (della quale si perdono le notizie documentarie a partire dalla Prima Guerra Mondiale). L'edificio andò incontro a nuove trasformazioni nel corso del Novecento. A causa di un lento movimento franoso, nel 1950 si resero necessari imponenti interventi di consolidamento e 3 ricostruzione strutturale. Due anni più tardi, nel 1952, il ritorno solenne della statua della Madonna - fino ad allora custodita per sicurezza nella Cattedrale di Nusco - segnò la rinascita spirituale del luogo. Successivamente, nel 1993, mons. Mario Milano affidò il Santuario alla cura pastorale dei Francescani dell’Immacolata; dal 15 agosto 2026 è eretta a Santuario Diocesano dall’arcivescovo mons. Pasquale Cascio. Oggi il complesso continua a custodire, insieme alla venerata effige mariana, le epigrafi, i fregi lapidei e la memoria di una storia quasi millenaria. (Testo: Marco Storti, E dodici son le stelle: Storia della Badia di Fontigliano, 1080-2026; Prefazione di Don Dino Tisato, Montella, DigitalGrapic Moscariello edizioni, 2026)
- OGGETTO santuario diocesano
- LOCALIZZAZIONE Nusco (AV) - Campania , ITALIA
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Secondo la tradizione storiografica locale, in epoca anteriore all’anno Mille, l’originario "castrum" o presidio fortificato romano di Fontigliano fu convertito in un edificio di culto dedicato alla Vergine. Tale evidenza documenta un significativo mutamento funzionale del sito, transitato da presidio strategico-militare a polo di aggregazione religiosa e comunitaria. L’insediamento fu storicamente favorito dalla presenza di una cospicua risorgiva idrica e dalla fertilità dei suoli circostanti, fattori che ne determinarono la stabilizzazione e lo sviluppo attraverso un’organica economia agricola e di gestione delle risorse ambientali. In epoca medievale, l’insediamento si strutturò come badia benedettina. La storiografia ecclesiastica connette la "renovatio" el complesso alla figura di sant’Amato, vescovo di Nusco, cui si attribuisce il restauro delle preesistenze e il ripristino della vita cenobitica. Assunto il titolo di "Santa Maria di Fontigliano", l’abbazia fu affidata all’Ordine Benedettino, contestualmente alla dotazione di un patrimonio fondiario idoneo al sostentamento della comunità. Le fonti d’archivio attestano la pertinenza di un vasto corpus seminatorio e di diverse contrade, elementi che confermano il ruolo del monastero quale centro di coordinamento economico e di antropizzazione dello spazio rurale, oltre che nucleo di irradiazione spirituale. L’analisi diplomatica e documentaria consente di ricostruire le vicende istituzionali del cenobio con precisione cronologica. Nel 1104 è registrata la benedizione dell’abate Pestico (o Persio) da parte del vescovo nuscano Guido. Successivamente, nel 1143, l’abate Landolfo promosse un intervento di rinnovamento architettonico, caratterizzato dall’inserimento di un portale in travertino, la cui memoria è tramandata da un’epigrafe dedicatoria parzialmente conservata in riutilizzo. Nel 1164, l’insorgere di controversie giurisdizionali tra l’ordinario diocesano e il medesimo abate Landolfo attesta la piena autonomia giuridica e la rilevanza patrimoniale ormai raggiunta dal monastero. Tali evidenze documentarie sottraggono il sito all’indeterminatezza agiografica, inserendo Fontigliano all’interno della rete di relazioni giuridiche, feudali ed ecclesiastiche della diocesi di Nusco. L’evoluzione liturgica e devozionale di Fontigliano è strettamente legata alla venerazione mariana. L’edificio non sorse con la specifica qualifica di santuario dell’Assunta; tale titolo si consolidò per via della coincidenza cronologica tra la festa patronale del complesso e la solennità liturgica del 15 agosto. Il fenomeno di progressiva assimilazione semantica e culturale tra le due titolature determinò, nella pietà popolare e nelle pratiche devozionali, la centralità di Fontigliano nel panorama della religiosità agostana della diocesi nuscana. La coesione tra il santuario e la comunità locale trova espressione nelle pratiche processionali a carattere penitenziale. I documenti locali associano tali manifestazioni a congiunture storiche di crisi collettiva - quali eventi sismici, carestie ed epidemie - durante le quali il complesso assumeva la funzione di spazio catartico e di intercessione. Al di là del valore prettamente architettonico, Fontigliano si configura come un “luogo della memoria” antropologico, un perno simbolico attorno al quale la comunità ha storicamente canalizzato ansie collettive, istanze di coesione sociale e codici di fede. Il fulcro storico-artistico e devozionale del complesso è costituito dalla statua lignea della Madonna di Fontigliano, effigiata nell’iconografia della Sedes Sapientiae (Vergine in trono con bino). L’esame delle vicende conservative del manufatto evidenzia come, per ragioni di tutela e a causa di contese giurisdizionali sulla pertinenza del culto, l’opera sia stata temporaneamente trasferita presso la Cattedrale di Nusco. Il definitivo rientro in loco dell’effige, documentato nel 1952, ha rappresentato un momento di snodo per la rinascita spirituale del sito, configurandosi non come semplice operazione di ricollocazione artistica, ma come riappropriazione di un fondamentale indicatore identitario territoriale. La storia della badia conobbe anche una fase di crisi. Nel 1460 la soppressione del monastero segnò la fine della comunità monastica autonoma e il passaggio dei beni alla sfera vescovile. Da quel momento il luogo perse progressivamente la funzione originaria di centro monastico, pur continuando a conservare un forte significato religioso e territoriale. La soppressione non cancellò la memoria di Fontigliano, ma ne trasformò la natura: da badia benedettina divenne soprattutto santuario rurale, legato alla devozione mariana e alla tradizione delle feste campestri. Con la soppressione dell’Abbazia, i vescovi della Diocesi di Nusco, ricoprirono anche tale ruolo, svolgendo la funzione di Vescovo-Abate. Il primo vescovo ad acquisire il titolo di abate e subentrare nella successione fu Giovanni Pascale, il quale mantenne il titolo di Vescovo di Nusco e acquisì “in persona episcopi” il titolo di abate di Fontigliano. A partire dal suo successore Stefano Moscatelli, cittadino Nuscano, iniziò la nuova successione dei vescovi abati. Dalla fine nel XIX sec. si istituì la cappellanìa, fino allo scoppio della II Guerra Mondiale. Nei secoli successivi la chiesa subì modifiche e restauri. La facciata con bifora gotica viene generalmente ricondotta al XIX secolo, mentre l’architrave medievale legato all’abate Landolfo fu rinvenuto durante lavori ottocenteschi e nel 1950 venne adattato alla porta della nuova sagrestia. Proprio il 1950 costituisce una data fondamentale nella storia recente di Fontigliano. Il terreno su cui sorge l’abbazia è interessato da un movimento franoso secolare: tale condizione impose importanti interventi di ricostruzione e consolidamento, necessari per evitare la perdita definitiva dell’edificio e per garantirne nuovamente la fruizione. La ricostruzione del 1950 non deve essere interpretata come un semplice intervento edilizio. Essa segnò la volontà di salvare un luogo che, pur fragile dal punto di vista strutturale, continuava a essere centrale per la memoria collettiva. In questa prospettiva, la successiva riapertura della chiesa assunse il valore di una restituzione alla comunità. Il santuario tornò a essere spazio di culto, punto di riferimento per le celebrazioni e segno visibile di continuità tra la storia medievale della badia e la vita religiosa contemporanea di Nusco. Nel 1993 Mons. Mario Milano, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia affidò l’Abbazia ai Francescani dell’Immacolata di Frigento (AV), custodia pastorale durata per un breve periodo. Attualmente l’Abbazia fa riferimento alla Parrocchia “Sant’Amato” della Chiesa Concattedrale. (Cfr. Marco Storti, E dodici son le stelle: Storia della Badia di Fontigliano, 1080-2026; Prefazione di Don Dino Tisato, Montella, DigitalGrapic Moscariello edizioni, 2026, pp. 19-20; 84-85)
- TIPOLOGIA SCHEDA Modulo informativo
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 15-ICCD_MODI_9213387778871
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione
- ENTE SCHEDATORE Pontificia Facoltà Teologica "Marianum"
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DOCUMENTAZIONE ALLEGATA
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