Terme romane dell'Indirizzo (impianto termale, LUOGO AD USO PUBBLICO)

Catania, PERIODIZZAZIONI/ STORIA/ Eta' antica/ Eta' romana/ Eta' romana imperiale/ Eta' altoimperiale/ Eta' di Traiano inizio/ fine

Nel corso del III secolo le influenze orientali si fecero progressivamente più sensibili nell'impero romano, nel campo della letteratura, della religione e nell'arte. Settimio Severo divenuto imperatore nel 193 era originario della periferia dell'impero e fu attivo nelle ricostruzioni e abbellimenti di città orientali e africane. Sotto il potere di Settimio Severo i costruttori dell'impero poterono esprimersi liberamente dando prova di una abilità tecnica molto progredita che fece scuola nei secoli successivi, come la realizzazione di gigantesche volte in pietrisco e malta, riuscendo a racchiudere ambienti circolari e poligonali. Il tipo edilizio termale fu il momento costruttivo in cui le arti dei costruttori dell'impero poterono esprimersi al meglio, come ad esempio il collegamento della sala centrale (il frigidarium) - più alta di tutte le altre - con gli ambienti laterali ad essa addossati e coperti da volte più basse per equilibrare le spinte tangenziali. Questo sistema mostra i grandi progressi compiuti dall'architettura romana sul piano tecnico. Le terme avevano cessato di essere impianti balneari per diventare luoghi d'incontro e di svago. In sintesi la terma era così composta: il frigidarium era l'ampia vasca per nuotare, e il tepidarium era un locale riscaldato con un sistema a ipocausto, cioè con aria calda corrente sotto il pavimento; infine il calidarium, dove si prendevano i bagni caldi e di vapore. L’identificazione dell’edificio termale, ancora chiamato “dell’Indirizzo”, divenne certa dopo il 1779 per merito del Principe di Biscari nella qualità di Regio Custode quando vi eseguì le prime indagini le quali rientravano in quel programma di provvedimenti finalizzati alla tutela del patrimonio archeologico siciliano varati nel 1778 con l’istituzione, appunto, della Regia Custodia. Le Terme dell’Indirizzo erano molto vicine al mare e si affacciavano su una delle principali arterie urbane che aveva il suo punto di arrivo nell’area portuale. L'area archeologica su cui è ubicata le Terme dell'Indirizzo è definita a nord dalla chiesa dell'Indirizzo e da un istituto scolastico, e a sud da una ringhiera che ricalca in parte il perimetro meridionale dell'impianto un tempo occupato da una palestra, ad ovest dal cortile della scuola e ad est dalla piazza Currò da cui si ha accesso alle Terme. Le preesistenze archeologiche e i lunghi tempi di esecuzione fecero sì che la nuova sede fosse una giustapposizione di corpi edilizi differenti tra loro. Le strutture termali costituiscono un vero e proprio edificio dotato ancora oggi della gran parte degli ambienti di cui all'epoca si componeva la costruzione antica; la struttura termale si conserva ancora integra nella sua elevazione e mantiene quasi tutte le coperture voltate dei dieci ambienti pervenuti. Il primo di questi ambienti (vano 1), che è posto allo stesso livello degli ambienti dotati di ipocausto per il quale è stata ipotizzata la funzione di apodyterium (camera spogliatoio), ha forma rettangolare con sviluppo maggiore sull'asse trasversale est-ovest, ed è collegato all'area esterna attraverso una rampa di scale di epoca recente che consente di superare un dislivello dando accesso all'interno dell'edificio. In continuità con il vano 1 si sviluppa il vano 2 di forma rettangolare. Il vano 3 di dimensioni pressoché simili al vano 1 si imposta ad una quota inferiore rispetto all' apodyterium configurandosi così come uno dei primi ambienti riscaldati, in particolare un tepidarium dotato di ipocausto. Il vano 4 ha pianta trapezoidale e possiede un accesso diretto a nord dal frigidarium (vano 2); per il vano 3 è stata ipotizzata la funzione di secondo tepidarium, ed è collegato a sud ad una piccola stanza (vano 6) di forma quadrata che probabilmente fu impiegata come laconicum (vano per le sudorazioni) per effetto del calore in ambiente secco, e a suggerire tale ipotesi può essere stata la presenza di un foro nella volta riconducibile ad un oculus, cioè una struttura irregolare simile ad un camino, inoltre tale ipotesi è avvalorata dal fatto che il vano 6 è vicino ai calidaria - e ai praefurnia - ed è collegato con i vani 5a e 4 a quota dell’ipocausto, garantito dalla presenza di due varchi "sottopavimento”. E' legata ad una seconda fase costruttiva l'aggiunta di un piccolo ambiente (vano 4a), forse una sudatio, enucleazione ovest del tepidarium (vano 4). Il vano 5 è l’ambiente più grande dell’impianto termale; ha forma ottagonale ed era adibito a “calidarium”; in questo vano il “calidarium” presenta due ordini di aperture disposte su quote distinte. Il primo ordine è costituito da tre aperture strombate, hanno tutte l’arco su riseghe a quota d’imposta in conci di pietra calcarea; due delle tre aperture vennero realizzate per garantire una buona illuminazione all’interno della sala, in quanto esposta a sud-est e sud-ovest, durante l’uso del “calidarium” per fornire un sufficiente calore per irraggiamento durante l’uso. Blocchi calcarei un po’ più grandi sono stati impiegati su tre lati dell’ottagono, ad est, sud e ovest, negli archi di collegamento tra il “calidarium” e i vani 5a, 5b e 5c, estensioni funzionali dell’ambiente centrale. Tali vani erano stati realizzati per contenere vasche per l’immersione in acque forse a temperature differenti, e sono voltati a botte. La porzione più antica del convento era già stata interamente demolita, in prossimità della piazza e i corpi di fabbrica su via Zappalà Gemelli e via Bozomo; era rimasto ancora integro il volume realizzato al di sopra del vano 7, il quale si ritiene sia stato aggiunto in un secondo tempo al corpo principale al quale è appoggiato; sembra essere un vano di servizio e di passaggio, privo di vasche e non fruibile poiché l’altezza dell’arco d’ingresso è di soli m.1,80. Mentre il vano 8, sebbene posto in asse con gli ambienti canonici, è di incerta interpretazione. L’estremità meridionale del vano 8 quando vennero smontate alcune strutture murarie costruite nel X secolo per delimitare l’area delle terme, ha permesso di riscoprire un muro già visibile nei disegni del XVIII e XIX secolo e poi inglobato nelle strutture moderne

  • OGGETTO impianto termale
  • MISURE Altezza: 10,65 m
    Lunghezza: 21,53 m
    Larghezza: 15,73 m
  • CLASSIFICAZIONE luogo ad uso pubblico
  • LOCALIZZAZIONE Catania (CT) - Sicilia , ITALIA
  • INDIRIZZO Piazza Currò, s.n.c, Catania (CT)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE <> (PAGNANO 2001, p.24) L'esito delle indagini condotte nel complesso dell'Indirizzo dopo il 1779 confluì nel 'Viaggio' dove egli conferma appunto, la natura termale della sala ottagona che, alla metà del XVII secolo, era stata interpretata come "Sala dell'assemblea del Palazzo di Città" (CARRERA 1639, I, 36). Sottolinea la presenza di un sistema di riscaldamento, garantito da una fornace, dai tubuli in terracotta incassati lungo le pareti e dai condotti che corrono al di sotto dei pavimenti dei vari ambienti, dei quali aveva ottenuto la liberazione 'sloggiando' le diverse Congregazioni "di devote secolari Persone" che fino ad allora ne avevano fatto uso. Prima delle indagini del Principe l'edificio era dunque più strettamente connesso alla fabbrica del convento, come confermerebbe un passo di J. H. von Riedesel, che compì il suo viaggio in Sicilia nel 1767. Della sala centrale egli non vide aperture sul lato occidentale, cosa questa che gli fece ipotizzare la presenza di "un edificio contiguo" (VON RIEDESEL 1771/1997, pp. 82-83). Soltanto alla sala ottagona "ancora intatta" fa riferimento Friedrich Leopold conte di Stolberg, che visitò Catania tra il 1791 ed il 1792 (STOLBERG 1794/2001), p. 51), sebbene l'intervento di Biscari avesse interessato l'intero edificio antico del quale erano stati esplorati i dieci vani che lo compongono. Più esaustiva è dunque la descrizione di J. Houel (HOUEL 1782-1787) e di coloro che, dopo di lui, trattarono delle antichità di Catania. F. Ferrara, che pure incontrò lo stesso Stolberg, ne dà una descrizione più completa (STOLBERG 1794/2001, p.60; FERRARA 1829, pp. 316-318), corrispondente a quanto pochi anni prima aveva rilevato e pubblicato Sebastiano Ittar cui si deve la pianta e la sezione prospettica (ITTAR 1812) utilizzata dagli studiosi finora ad ora (MARLETTA - PARRINO [...]), l'unica esistente prima dei rilievi eseguiti nell'ambito del recente lavoro di scavo. Lo stretto legame strutturale delle terme con l'edificio settecentesco perdurerà per tutto il XIX secolo. Ancora alla metà dell'Ottocento si riferisce come il convento carmelitano, con ingresso nel vico de' Canali, sia stato elevato "sulle rovine di talune terme" (CARCACI 1841, pp. 179 e 216-217), convento per la cui edificazione, come ebbe bene a precisare F. Fichera, si alternarono i maggiori architetti della ricostruzione della città dopo il terremoto del 1693, quali Giovan Battista Vaccarini, Francesco Battaglia, Stefano Ittar e Antonino Battaglia (MARLETTA [...]). Le terme dovettero avere un successo indipendente dalla antistante piazza se nel 1864, quindi alcuni anni dopo l'Unità d'Italia, la Regia Prefettura della provincia di Catania promosse un bando per l'appalto di lavori finalizzati alla "costruzione delle imposte di legno castagno sulla porta d'ingresso alle Terme nel Convento dell'Indirizzo", lavoro da "eseguirsi sotto l'artistica direzione e sorveglianza dell'Architetto e membro della Commissione, [di Antichità e Belle Arti] sig. Carmelo Sciuto Patti..." (ASrCt, Fondo Prefettura, Inv. n. 12, vol. 168).>>
  • TIPOLOGIA SCHEDA Monumenti archeologici
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1900382807
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Centro Regionale per l'Inventario e la Catalogazione
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Catania

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