Cascina albertina, resti di domus romana (domus, struttura abitativa)

Bra, ca fine I a.C - post IV sec. d.C

In previsione della ristrutturazione dell'ala ovest della Corte Albertina (metà XIX sec.) si procede all'assistenza archeologica durante i lavori di sbancamento. Si mettono così in luce i resti di un ampio isolato romano, che ricade parzialmente anche nella via Amedeo di Savoia, caratterizzato dalla presenza di canalette, di ambienti di tipo residenziale e vasche con probabile funzione artigianale. Di esso si individuano almeno tre fasi insediative databili tra la seconda metà/fine I sec. a.C. al III sec. d.C. Fase I: tra la fine del I sec. a.C. e il I sec. d.C. viene costruito un edificio (10m. x 7,80 m.) orientato NW/SE, suddiviso in due ambienti di diverse dimensioni. I muri perimetrali sono realizzati in ciottoli e malta. Il vano settentrionale, suddiviso dal precedente mediante un corridoio, presenta dimensioni maggiori ed è pavimentato in cocciopesto tesserato con motivo geometrico ed esagoni in tessere marmoree bianche con al centro una tessera nera, riquadrato da una fascia non decorata. Nel vano meridionale, di dimensioni minori (2,80 x 7,80 m.), si conserva un lacerto di piano pavimentale in scaglie litiche e malta. Accanto a questo, verso W, si sviluppa un altro ambiente quadrangolare che ricade parzialmente al di sotto del III tratto di via Amedeo di Savoia. A nord del saggio è presente un ambiente interpretabile come bottega, con una suddivisione interna, segnalata da un muro e un pilastro circolare di sostegno per copertura, costituita da un vano rettangolare molto stretto ad E a cui si accede mediante una soglia posta sul perimetrale E e affiancata da un pilastrino che aveva forse funzione di sostegno per un bancone ligneo esterno; il perimetrale W ricade al di sotto di via Amedeo di Savoia; all'interno è presente una pavimentazione a graniglia o "battuto bianco”, realizzato con scaglie litiche policrome disposte disordinatamente in uno strato di malta. La limitata profondità delle fondazioni porta a ipotizzare un elevato ligneo su zoccolo in muratura. I livelli di abbandono relativi alla bottega restituiscono frammenti di ceramica comune e sigillata. Fase II (seconda metà I - II sec. d.C.). Vengono sfruttate le evidenze strutturali della fase I, restringendo la metratura degli ambienti e creando spazi abitativi di diverse dimensioni intervallati da corridoi interni. A sud è presente un grande ambiente rettangolare, di cui non si è intercettato il limite meridionale, separato da un piccolo ambiente rettangolare a nord mediante un ambitus, che riutilizza la precedente pavimentazione in cocciopesto tesserato. Verso nord, separato da un altro ambitus, si sviluppa un grande ambiente rettangolare (5,30x4,40 m.), affiancato da altri vani rispettivamente a E e a W (sotto via amedeo di Savoia). Presso l'estremità settentrionale del saggio si identifica un ulteriore ambitus. Le strutture murarie relative a questa fase sono realizzate a sacco, in opus incertum mixtum (ciottoli spaccati a vista alternati a fasce di mattoni), profonde fondazioni e con angoli rinforzati da laterizi. Al di sotto dei muri corrono alcune condotte d'acqua, che proseguono al di sotto di via Amedeo di Savoia. Gli ambienti erano intonacati e coperti con una struttura lignea, come si evince dalla presenza di crolli di intonaci dipinti e legni. Fase III (III-IV sec. d.C.). l'unità abitativa viene sfruttata per attività artigianali, come si evince dalla presenza di vasche con argilla e resti di lavorazione del marmo. Un unico muro, con orientamento NE/SW taglia l'ambiente-bottega di Fase I e prosegue al di sotto di via Amedeo di Savoia. Altre strutture si impostano su muri della precedente fase o si inseriscono all'interno dell'organizzazione planimetrica precedente. La tecnica edilizia è povera e utilizza materiale di reimpiego. Fase IV. Il complesso edilizio viene modificato con parziale sfruttamento delle murature delle fasi precedenti. Gli elevati erano forse lignei, sostenuti da uno zoccolo in muratura. La tecnica muraria piuttosto scadente si associa all'utilizzo di materiale di reimpiego e legante costituito da malta gialla poco tenace; . Si identifica un ambiente rettangolare presso l'estremità settentrionale del saggio, pavimentato in cocciopesto di scarsa qualità e associato ad una vasca rettangolare in laterizi e ad un acciottolato pertinente forse ad un cortile esterno. Nell'ambiente meridionale viene effettuato un vasto scasso per la posa di nuove strutture murarie a secco ricadenti al di sotto della quota di fondazione dei muri delle precedenti fasi. Una serie di buche di scarico, coperte da livelli di distruzione che restituiscono ceramica anfore, intonaci e tessere musive, caratterizza l'abbandono di questa fase databile ad età tardoantica

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