Coltivazione - Lavorazione familiare pomodori in bottiglia

positivo servizio, post 1975 - ante 1990
  • OGGETTO positivo servizio
  • SOGGETTO Coltivazione - Lavorazione familiare pomodori in bottiglia
  • MATERIA E TECNICA pellicola
    processi a distruzione di coloranti
  • MISURE Misura del bene culturale 1500954698: 24x36 mm
  • CLASSIFICAZIONE FOTOREPORTAGE
  • ATTRIBUZIONI Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): fotografo principale
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
  • LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
  • INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Sino agli anni Settanta del ‘900 in buona parte delle famiglie del meridione d'Italia , in piene estate - tra la fine di luglio e quella di agosto - si facevano le bottiglie di pomodoro ad uso familiare. Bisognava aspettare che i pomodori fossero veramente maturi! Non si andava dal fruttivendolo a comprarle, si andava da qualche contadino dell’agro nocerino, possibilmente nella zona di produzione del S. Marzano, la qualità in assoluto più pregiata. Si andava nel Comune di S. Marzano sul Sarno o in quello di S. Valentino Torio o di Nocera a comprare le cassette di pomodoro. Ogni cassetta conteneva circa 25 Kg. di pomodori, e se ne compravano secondo le necessità familiari. I pomodori venivano messi a bagno e accuratamente lavati in grossi recipienti di stagno, le “bagnarole”, appunto, e poi lasciati a gocciolare ed asciugare. Soltanto il giorno dopo si cominciava la lavorazione dei pomodori. Ci si alzava all’alba, quando il sole appena cominciava a scorgersi, si indossavano abiti leggeri sapendo che si sarebbero inevitabilmente sporcati e si iniziava il lavoro. Ad ognuno della famiglia spettava un compito specifico. Solitamente i nonni o i papà si occupavano della passata di pomodori aiutandosi con apposita attrezzatura azionata con una manovella. Le donne della famiglia, invece, lavoravano al setaccio lo scarto della passata per ricavare l'estratto che poi, seccato a dovere, diventava conserva. Il succo di pomodoro, invece, prodotto con l’apposita macchinetta finiva in una grande pentola il cui prodotto rimestato veniva versato, utilizzando un mestolo e un imbuto, nelle bottiglie che, in precedenza, erano state lavate e capovolte perché fossero del tutto asciutte. Le bottiglie andavano riempite fino al collo ma bisognava che rimanesse un piccolo vuoto per aggiungere foglie di basilico fresco che ne profumavano il contenuto. Via via che le bottiglie venivano riempite venivano sigillate usando tappi di sughero o di stagnola. Talvolta, per fare più presto, i pomodori anziché passati, venivano tagliati in senso longitudinale in quattro parti e infilati nelle bottiglie ; per colmare i vuoti che si erano creati si versava la passata di pomodoro prodotta. Ora veniva l’operazione più complicata e dolorosa: legare, con uno spago forte e sottile, il tappo alla bottiglia. Finalmente ora si poteva procedere a sistemare le bottiglie nel bidone poggiato su un trespolo dove sarebbero state sottoposte alla bollitura. Bisognava avere a disposizione piccoli stracci per essere inseriti tra una bottiglia e l’altra ed evitare che si toccassero fra loro e si rompessero. Ora non restava che fare l’ultima operazione: accendere il fuoco dopo aver riempito il bidone con secchi d’acqua fino al suo orlo e aver poggiato un sacco di iuta tenuto pressato da tavole di legno su cui veniva poggiato un masso molto pesante. Occorreva molto tempo prima che l’acqua bollisse, e bisognava che continuasse a bollire almeno per 4/6 ore in modo da cuocere bene il pomodoro nelle bottiglie. "Fare i pomodori" era un rito ed una festa che soprattutto i bambini aspettavano con gioia e trepidazione e che portava la famiglia ed il vicinato a riunirsi, a condividere la fatica e rafforzare i legami. Altri tempi !
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500954698
  • NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000962_DIA_001 JOV_000962_DIA_012
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
  • ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
  • DATA DI COMPILAZIONE 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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