Beato Moscati
negativo servizio,
1977-1987 ?
- OGGETTO negativo servizio
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SOGGETTO
Beati - Moscati, Giuseppe <1880-1927>
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MATERIA E TECNICA
gelatina ai sali d'argento (acetati)
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CLASSIFICAZIONE
FOTOREPORTAGE
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ATTRIBUZIONI
Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): fotografo principale
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
- LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
- INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Nacque a Benevento, il 25 luglio 1880, da Francesco e Rosa De Luca. Il padre, magistrato e presidente del tribunale di Benevento, in gioventù aveva vagheggiato l'idea di abbracciare la vita religiosa. Nel 1888, in seguito alla nomina del padre a consigliere di corte d'appello, la famiglia si trasferì a Napoli. G., settimo di nove figli, trascorse un'infanzia serena, in un ambiente fortemente religioso, circondato dall'affetto dei genitori; era ricordato dai familiari e dagli amici come un bambino sempre allegro e vivace. Dopo avere intrapreso i primi studi in famiglia, si iscrisse nell'anno scolastico 1889-90 al r. liceo-ginnasio Vittorio Emanuele II conseguendo nel 1897 la licenza liceale d'onore. Scelse, quindi, di seguire gli studi di medicina, anziché quelli di giurisprudenza ai quali era stato destinato, mosso dalla compassione verso i sofferenti, e con già chiaro l'intento di curare i corpi per salvare le anime. Due mesi dopo il suo ingresso all'Università di Napoli, gli morì improvvisamente il padre. Presso la facoltà di medicina seguì i corsi di diversi illustri professori, tra cui G. Albini, ordinario di fisiologia sperimentale, G. Paladino, professore di fisiologia generale e istologia, e P. Castellino, docente di clinica medica; gli anni in cui G. compì gli studi universitari furono anni di grande espansione per gli studi di medicina: qui l'ambiente intellettuale era caratterizzato da un diffuso naturalismo scientifico e dal positivismo, in contrasto con le dottrine idealistiche, hegeliane e fichtiane, dominanti nella facoltà di filosofia. G., comunque, non aderì all'indirizzo culturale positivista prevalente nella facoltà medica, rimanendo fermo nella sua fede religiosa. Il 4 ag. 1903 conseguì la laurea con il massimo dei voti e dignità di stampa, discutendo una tesi sull'urogenesi epatica. Decise, quindi, di intraprendere la pratica ospedaliera: cinque mesi dopo la laurea partecipò al concorso pubblico per coadiutore straordinario indetto dagli ospedali riuniti, vincendolo benché non fosse già medico ospedaliero come gli altri concorrenti. Iniziò dunque la professione di medico nel 1903 nell'ospedale di S. Maria del Popolo, detto degli Incurabili, di cui sarebbe diventato primario nel 1911; nell'ambito di quell'istituzione diresse i reparti di anatomia patologica, dei tubercolotici e, durante la prima guerra mondiale, quelli riservati ai militari. Sin dall'inizio si distinse per il particolare impegno caritativo e la fede cristiana dimostrati nell'esercizio della professione. La sua totale dedizione è provata dai tanti episodi di cui furono testimoni colleghi e amici. Uno dei più significativi si verificò durante l'eruzione del Vesuvio del 4 apr. 1906; in quell'occasione G. si recò presso l'ospedale di Torre del Greco, dipendenza degli Incurabili, dirigendo le operazioni di evacuazione dei ricoverati e abbandonando l'ospedale solo quando fu certo che le corsie fossero completamente vuote. Circa la sua attività nell'Università napoletana, nell'anno accademico 1916-17 G. assolse la supplenza nel corso di chimica fisiologica; nel 1917-18 supplì nel corso accelerato di fisiologia per militari; dal 1917 al 1920 ottenne, inoltre, la supplenza nell'insegnamento ufficiale di chimica fisiologica. Nel 1919 fu eletto ordinario di chimica clinica; nel 1922, infine, conseguì la libera docenza in clinica medica. G. fu anche figura di educatore ascoltato e amato: nella testimonianza degli studenti sono ricordate la concentrazione e l'attenzione con cui osservava il corpo del malato, ed egli è descritto come una persona di indole buona e dolce, a tratti pervasa da una sorta di misticismo che lo avvicinava alla figura di un oracolo. Negli ultimi anni l'attività ininterrotta e la completa dedizione alla professione di medico e insegnante logorarono la salute di G. e lo portarono a un esaurimento cui tuttavia egli non volle dare importanza. G. morì a Napoli il 12 apr. 1927. Nei giorni successivi la sua salma fu oggetto di pellegrinaggio da parte della popolazione e di tutte le autorità cittadine, e ai funerali partecipò un'immensa folla. Già poco tempo dopo la morte s'iniziò a parlare pubblicamente di G. come del medico santo, e la venerazione nei suoi confronti crebbe non solo a Napoli, ma in tutta Italia. Cfr.: https://www.treccani.it/enciclopedia/santo-giuseppe-moscati_(Dizionario-Biografico)/
- TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953961
- NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000902_NP_aa_1 a JOV_000902_NP_av_4
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
- ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0