Schiaffino - Falk
negativo servizio,
XX anni ottanta
- OGGETTO negativo servizio
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SOGGETTO
Industriali - Falck, Giorgio <1938-2004>
Attrici cinematografiche italiane - Schiaffino, Rosanna <1939-2009>
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MATERIA E TECNICA
gelatina ai sali d'argento (acetati)
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CLASSIFICAZIONE
FOTOREPORTAGE
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ATTRIBUZIONI
Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): fotografo principale
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
- LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
- INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE SCHIAFFINO, Anna Rosa (Rosanna) – Nacque in un sobborgo di Genova il 25 novembre 1939 da Giuseppe, costruttore edile proveniente da Camogli, e da Gelsomina Pensieri, di origine indiana e di pelle olivastra, che amava farsi chiamare Jasmine. Vedendo la figlia crescere bella e formosa, Jasmine si convinse delle attitudini recitative della ragazza e, con grande forza di volontà, la fece partecipare a manifestazioni locali e concorsi di bellezza che le procurarono un titolo di Miss Lido e una copertina sulla rivista Le Ore. Anna Rosa frequentò poi corsi di danza classica e moderna e nel 1953 fu Miss Lido d’Albaro e Bella della Riviera dei Fiori; avrebbe voluto partecipare al concorso per Miss Italia, ma il rigoroso regolamento lo impedì perché era ancora adolescente. Le intenzioni di mamma Jasmine erano comunque ben altre: voleva fare della fotogenica e disinvolta Rosanna, così la chiamò, un’attrice di cinema. Fotografatissima, Rosanna apparve perfino sulla prestigiosa rivista Life e la mamma tanto fece, tanto ottenne, che si trasferì a Roma, dove la fanciulla non passò inosservata e riuscì a inserirsi nel cast di Totò lascia o raddoppia? (1956) di Camillo Mastrocinque, che la diresse nel ruolo di Colomba, donna di un gangster senza scrupoli. Mamma Jasmine non sbagliava, perché Rosanna fu subito notata da produttori, primo tra tutti Franco Cristaldi, e da registi che le offrirono parti da protagonista, come in Un ettaro di cielo, modesto film del 1958 correttamente diretto da Aglauco Casadio, per lei quasi un esordio, ma in cui recitò accanto a Marcello Mastroianni; poco tempo dopo fece centro nel ruolo di una focosa ragazza napoletana ventenne, mostrando eccellenti doti drammatiche in La sfida, diretto sempre nel 1958 da Francesco Rosi all’esordio nella regia, dopo le sue due prove come collaboratore; quel film le fece ottenere un premio al Festival di San Sebastiano. Il solo suo cruccio, pur se ora lanciatissima e giustamente apprezzata, fu il doppiaggio della napoletana verace Clara Bindi, necessario per darle l’accento partenopeo. Divenne quindi una delle ‘stelle’ del cinema italiano, pronta a rinverdire il fenomeno delle ‘maggiorate’, ormai un po’ appannato. Con il sostegno del potente produttore Alfredo Bini, che sposò nel 1963, Schiaffino entrò di forza nel panorama cinematografico italiano, guidata da registi come Gianni Franciolini, Mauro Bolognini, Mario Camerini e soprattutto da registi stranieri che in quei primi anni Sessanta la scritturarono per produzioni internazionali in grado di metterla in luce non solo per la sua prepotente bellezza, ma anche per le caratterizzazioni psicologiche di cui era capace. Fra i tanti prodotti internazionali, splendida nei costumi d’epoca, Schiaffino fu la nobildonna figlioccia del re di Francia Luigi XI in Le miracle des loups (1961; La congiura dei potenti) di André Hunebelle e ancor più bella in abiti moderni nel film di Vincente Minnelli Two weeks in another town (1962; Due settimane in un’altra città), in cui fu partner di Kirk Douglas. E altri furono ancora i suoi ruoli in costume, occasioni per gli spettatori di assistere a film di puro divertimento ed eleganza di prodotto. Grazie alle premure del marito Bini, Rosanna ottenne tra il 1963 e il 1965 la consacrazione con Roberto Rossellini, che la diresse egregiamente nell’episodio Illibatezza inserito in Ro.Go.Pa.G. (1963), film a episodi il cui titolo era composto dalle iniziali dei registi (Rossellini, Jean-Luc Godard, Pier Paolo Pasolini, Ugo Gregoretti). Pur nella brevità dell’episodio, Schiaffino diede una prova entusiasmante di bravura e di adesione al personaggio di una hostess (un’altra hostess del film era la sorella Maria Pia) a disagio con un assillante corteggiatore, con momenti di pungente ironia. La sua voce poco limpida, talvolta rauca, fu spesso sostituita da quella di grandi doppiatrici come Rita Savagnanone, nell’episodio di Rossellini, e poi ancora da Lydia Simoneschi, Gabriella Genta, Anna Miserocchi e altre tra le più pregevoli.La sua rivincita la prese recitando con la sua voce in uno dei personaggi più rilevanti e meglio resi della sua carriera, la conturbante madonna Lucrezia interpretata in La mandragola (1965) di Alberto Lattuada, dal testo di Niccolò Machiavelli. Sensuale e stupenda Schiaffino diede una prova più che perfetta con una recitazione controllata, piena di sfumature sarcastiche, di un erotismo sfacciato e soprattutto ammiratissima in una nudità da togliere il respiro. Per La mandragola ebbe il David di Donatello, assegnatole ex aequo con Giulietta Masina per Giulietta degli spiriti di Federico Felllini, per la stagione 1965-66. Nella seconda parte degli anni Sessanta, la stella di Schiaffino cominciò ad appannarsi, nonostante la partecipazione a pellicole di coproduzione, in costume e mitologiche di discreto successo, ma in cui la sua recitazione apparve opaca, quasi disinteressata: si trattava di film commerciali per lei poco soddisfacenti, di minore rilievo, tranne due produzioni dei primi anni Settanta come La Betìa, ovvero in amore per ogni gaudenzia ci vuole sofferenza e Trastevere, entrambi del 1971, di cui il primo fu una bizzarra coproduzione italo-iugoslava con la regia di Gianfranco De Bosio e il secondo diretto dall’attore Fausto Tozzi, in cui Rosanna fu come al solito sensualmente disinibita e sempre bellissima, pur se a tratti appare evidente il suo disagio, apprezzabile in entrambi accanto a un partner pieno di verve come Nino Manfredi. Il resto delle sue partecipazioni a film di poco rilievo è dimenticabile, nonostante la produzione di Bini, il matrimonio con il quale mostrava già allora segni di una profonda crisi conclusasi, nel 1980, con il divorzio. Con Bini aveva avuto la figlia Annabella. Unica soddisfazione in quel periodo fu l’essere scelta da Guglielmo Morandi per il ruolo della fascinosa Ninetta nella miniserie televisiva Don Giovanni in Sicilia (1977) dall’opera di Vitaliano Brancati, in cui fu partner di Domenico Modugno. Fu la sua sola esperienza televisiva. Di circa due anni dopo fu l’incontro casuale con l’affascinante Giorgio Falck, ingegnere industriale, velista, re dell’acciaio e proprietario di uno stabilimento siderurgico di grande importanza. Sposandolo, nel 1982, Schiaffino tornò alla notorietà nelle cronache rosa dell’epoca, per il fiabesco matrimonio celebrato a Portofino. Con Falck aveva avuto, nel 1981, il figlio Guido, che assistette in poco tempo alla fine di un matrimonio ritenuto felice e che invece avvilì l’attrice, impreparata alle luci false dei riflettori delle cronache mondane. Fu una vicenda sgradevole e amara vissuta tra avvocati e aule giudiziarie per ottenere la libertà da un uomo che rivelò un carattere molto difficile e che ormai aveva accanto un’altra donna. Per Rosanna, ormai da tempo lontana dai riflettori e invece circondata da fotografi e giornalisti pronti al pettegolezzo, fu una situazione dolorosa, tra continue liti e strascichi giudiziari. La storia finì davanti a un pretore e si concluse nel 2001: per oltre cinque anni era stata oggetto della costante attenzione dei media, che offuscò l’immagine di una delle ‘star’ più rappresentative dello spettacolo italiano. Dopo una lunga malattia, manifestatasi già dal 1991, Rosanna Schiaffino morì a Milano, il 17 ottobre 2009. Cfr.: https://www.treccani.it/enciclopedia/anna-rosa-schiaffino_(Dizionario-Biografico)/; Figlio di Giovanni Falck detto Nanni, 3º presidente delle acciaierie e ferriere lombarde Falck. Giorgio Enrico Falck si laurea in Ingegneria con specializzazione in fisica nucleare a Losanna. Dopo aver conseguito la laurea venne chiamato dal CERN per approfondire la sua tesi di laurea che si basava su di una particella ipotetica (poi effettivamente scoperta), ma rifiuta per occuparsi di siderurgia come voluto dal padre. Entra in azienda giovanissimo e si occupa di ricerca e sviluppo, viaggia per il mondo e introduce innovazioni produttive come i forni a induzione e la colata continua. Dopo la morte del padre e il pensionamento dello zio Bruno Falck, guida l'azienda di famiglia a partire dal 1982, insieme al cugino Alberto. Verso la metà degli anni novanta si è trovato in netto disaccordo con Alberto riguardo al futuro aziendale che secondo il cugino avrebbe previsto lo smantellamento degli stabilimenti siderurgici, il licenziamento di 6.000 operai, la vendita dei terreni e la conversione dell'azienda alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Nel tentativo di preservare l'attività di famiglia accese una dura lotta al fianco degli operai per salvare l'attività, ma, messo in minoranza e segnato dal lutto per la perdita del primo figlio Giovanni (morto in un incidente subacqueo all'età di 28 anni nel 1993), lasciò polemicamente l'azienda nel 1994. Le vere passioni di Giorgio Enrico Falck erano la siderurgia, la vela e le regate: partecipò con il Guia 1 alla prima edizione della Whitbread Round the World Race (oggi Volvo Ocean race) piazzandosi al primo posto di categoria e vincendo la classifica a squadre nazionali. Partecipò poi alla 3ª edizione dell'81/82 con il RollyGo piazzandosi 13º e alla 5ª edizione con il Gatorade piazzandosi 8º. Vincitore di un gran numero di regate nel circuito del mediterraneo con il Guia vinse tra l'altro la Centomiglia nel 1971, le Colombiadi del 1992 con Safilo e svariate Giraglie, settimane delle bocche e triangoli Atlantici. Alla fiera di Ginevra del 2001 guadagnò il secondo posto per la migliore invenzione: il progetto e la realizzazione di un motore a quattro tempi senza valvole grazie alla camicia del pistone rotante. Morì a Milano il 20 aprile 2004 all'età di 66 anni. Giorgio Falck si è sposato tre volte: con Anna Cataldi, da cui ha avuto 3 figli, Giovanni, morto il 2 agosto del 1993 all'Elba durante un'immersione subacquea, Guia e Giacaranda; con l'attrice Rosanna Schiaffino, da cui ebbe un figlio, Guido Nanni e per ultimo con Silvia Urso da cui ebbe gli ultimi, Giada e Gaddo Enrico
- TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953949
- NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000888_NP_aa_1 a JOV_000888_NP_ab_4
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
- ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0