Camorristi. Maxiblitz e arresto di Antonio Spavone
negativo servizio,
1984 - 1984
- OGGETTO negativo servizio
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SOGGETTO
Napoli - Delinquenti - Spavone, Antonio <1926-1993>
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MATERIA E TECNICA
gelatina ai sali d'argento (acetati)
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CLASSIFICAZIONE
FOTOREPORTAGE
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ATTRIBUZIONI
Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): operatore
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
- LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
- INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Antonio Spavone (Napoli, 15 maggio 1926 – Napoli, 5 maggio 1993) è stato un mafioso italiano, uno dei più noti capi della camorra precutoliana. È considerato il primo vero capo della camorra napoletana. Figlio di un pescatore, sin dall'infanzia subì il fascino della banda del fratello Carmine detto ‘o malommo, dedita a furti, rapine e al contrabbando di sigarette. Nel 1945, durante il banchetto nuziale di sua sorella Maria a Marechiaro, si salvò da un agguato e uccise Giovanni Mormone detto 'o mpicciuso, cioè l’attaccabrighe, responsabile dell'omicidio del fratello Carmine il quale lo aveva offeso schiaffeggiandolo in un bar davanti a diverse persone. Le tredici coltellate inflitte al boss rivale gli diedero immediatamente grande prestigio all'interno degli ambienti malavitosi; da quel momento ereditò il nomignolo che era stato del fratello Carmine e del nonno Ciro, 'o malommo, diventando uno dei boss più potenti della camorra. Dopo cinque mesi di latitanza la polizia lo scovò tra le campagne di San Giorgio a Cremano ma lui nel conflitto a fuoco ferì un agente e riuscì a scappare. I poliziotti torchiarono suo fratello Giuseppe che fu costretto a rivelare il suo nascondiglio e così dopo un mese fu arrestato in un sottoscala di un palazzo del centro di Napoli. Nel carcere di Poggioreale fu accolto come un eroe dai detenuti che ne ammiravano il coraggio e il senso dell'onore mostrati in giovanissima età. Dopo un'aggressione subita da un detenuto, si vendicherà castigandolo con decine di coltellate. Nei 19 mesi di reclusione gli venne riservato un trattamento di favore compresa una cella attrezzata come un mini appartamento dotato di ogni comfort come un menù riservato, un tappeto sul pavimento, un frigorifero, una televisione, uno scaldabagno, un mobile personale da toilette e un paravento per la privacy. Tra l'omicidio di Mormone, il ferimento del poliziotto e le coltellate al detenuto, Spavone si ritrovò con tre condanne per complessivi 32 anni e fu trasferito nel carcere delle Murate a Firenze. Nel corso dell'alluvione di Firenze del 4 novembre 1966, si distinse per diversi atti di eroismo compiuti nel carcere cittadino: salvò dall'annegamento tre compagni di cella, due agenti di custodia e la figlia del direttore del penitenziario.[2] Inoltre poiché tra gli sfollati del carcere c'erano delle donne, nel clima di paura e tensione le difese affinché non subissero violenze da parte di carcerati più efferati. Per il suo altruismo verrà graziato per "atti di eroismo" dal presidente Giuseppe Saragat che era stato sollecitato dai vertici del carcere; uscirà dal carcere in libertà vigilata. Morì a Napoli il 5 maggio 1993 nella sua casa nel quartiere Vasto-Arenaccia, consumato da un cancro. I funerali si svolsero nella chiesa di Santa Maria de' Liguori e alla cerimonia parteciparono quasi 500 persone
- TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà privata
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953892
- NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000634_NP_aa_1 a JOV_000634_NP_au_4
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
- ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
- DATA DI COMPILAZIONE 2025
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0