Incendio raffineria Mobil
Incendio raffineria Agip

negativo servizio, 1985 - 1985
  • OGGETTO negativo servizio
  • SOGGETTO Napoli - Raffinerie - Incendio impianto Agip
  • MATERIA E TECNICA gelatina ai sali d'argento (acetati)
  • CLASSIFICAZIONE FOTOREPORTAGE
  • ATTRIBUZIONI Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): fotografo principale
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
  • LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
  • INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il disastro del deposito Agip di Napoli fu un grave disastro ambientale occorso nella zona industriale di Napoli la mattina del 21 dicembre 1985 presso il deposito Agip. Esso fu causato da un'improvvisa esplosione che coinvolse venticinque serbatoi del deposito, a cui fece seguito un imponente incendio che durò una settimana causando la fuoriuscita di una densa nube tossica che avvolse anche le zone attorno al deposito. Ad evento concluso il bilancio fu di 5 morti e danni per 100 miliardi di lire.l deposito dell'Agip a Napoli era ubicato presso il porto industriale, in via Brecce a Sant'Erasmo, nel quartiere Vigliena, in zona San Giovanni a Teduccio. I depositi di carburante erano collegati con il porto commerciale tramite grosse condutture. Le navi pompavano la benzina direttamente nei serbatoi del deposito. All'alba di sabato 21 dicembre 1985 era previsto l'attracco della petroliera Agip Gela, che doveva scaricare nel deposito 20.000 tonnellate di benzina super. Durante lo scarico, il serbatoio in cui veniva versato il carburante si riempì e la benzina prese ad uscire. alle 5:13 circa 30.000 metri cubi di benzina esplosero: in pochi minuti 25 serbatoi del deposito presero fuoco e dal sito iniziò a svilupparsi una densa nube nera che oscurò il cielo della città.[2][3] La nube si poteva vedere anche da Montevergine, in provincia di Avellino, a circa 64 km in linea d'aria. Le fiamme, data la quantità di materiale coinvolto, si espansero in un'area lunga circa 2,58 km. Dovettero intervenire sul posto 500 vigili del fuoco con rinforzi anche da Roma. L'incendio fu ufficialmente sotto controllo il pomeriggio del 23 dicembre ma per spegnere gli ultimi focolai i pompieri dovettero lavorare fino alla mattina del 27 dicembre. L'esplosione prese in pieno tre operai del sito: due di essi morirono dilaniati mentre il terzo, nonostante le ferite riportate riuscì a sopravvivere e raccontò in seguito quello che successe nei momenti precedenti e successivi l'esplosione. Si creò subito il panico tra gli abitanti più vicini all'epicentro della catastrofe, memori del terremoto di 5 anni prima poiché l'incendio iniziò a coinvolgere anche alcune palazzine in via Brecce a Sant'Erasmo. Alcune di esse crollarono e in una morirono due donne, sepolte dalle macerie. 2.594 persone furono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni a causa dei danni provocati dall'esplosione: in gran parte vennero ospitate su due traghetti della Tirrenia, altre andarono in ricovero presso roulotte fornite dal comune. Il traffico si bloccò. L'incendio sfiorò anche la vicina ferrovia Circumvesuviana e la stazione centrale, dove coinvolse un treno carico di pendolari. Tra i passeggeri ci furono 40 feriti e il capostazione dichiarò che "la strage è stata evitata perché il treno aveva terminato la corsa e stava andando a velocità molto ridotta". Oltre ai danni materiali si contarono anche quelli ambientali: oltre al pericolo tossicità, gran parte del carburante sversato finì nell'alveo del sotterraneo torrente Pollena, che trasportò il liquido fino a mare, rendendo la zona molto inquinata. Le fognature vennero chiuse per impedire che la benzina si riversasse nelle condutture saltate. In totale i danni ammontarono a circa 100 miliardi di lire. In seguito al disastro si avviò la delocalizzazione di una parte consistente delle raffinerie. Nel 1999 l'area di Napoli Est divenne un S.i.n. – sito di interesse nazionale – e ne venne ordinata la bonifica sotto il controllo del Ministero dell'Ambiente
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953869
  • NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000803_NP_aa_1 a JOV_000803_NP_an_6
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
  • ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
  • DATA DI COMPILAZIONE 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

RIUSATO DA

ALTRE OPERE DELLO STESSO AUTORE - Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990)

ALTRE OPERE DELLO STESSO PERIODO - 1985 - 1985

ALTRE OPERE DELLA STESSA CITTA'