Concerie a Solofra

negativo servizio, 1971 - 1978
  • OGGETTO negativo servizio
  • SOGGETTO Solofra - Concerie
  • MATERIA E TECNICA gelatina ai sali d'argento (acetati)
  • CLASSIFICAZIONE FOTOREPORTAGE
  • ATTRIBUZIONI Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): fotografo principale
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
  • LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
  • INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La storia della concia delle pelli a Solofra è strettamente legata alla vocazione artigianale e commerciale di questo territorio della Campania, noto da secoli come un centro di eccellenza per la lavorazione delle pelli. Le origini di questa tradizione risalgono all’antichità, attraversando epoche come quella sannita, romana e medievale, fino a diventare un’industria riconosciuta a livello internazionale. 1. Periodo sannita. Durante il periodo sannita (V-III secolo a.C.), Solofra si trovava in una posizione strategica tra le vallate montane dell’Irpinia e le vie di comunicazione che collegavano l’entroterra campano con la costa tirrenica. La popolazione sannita, legata all’allevamento, aveva accesso a una grande quantità di pelli bovine e ovine. In questo periodo si svilupparono le prime tecniche rudimentali di lavorazione delle pelli, utili per la produzione di indumenti, calzature, cinture e strumenti agricoli. La ricchezza idrica del territorio, con i fiumi che attraversano la valle solofrana, rappresentava un elemento cruciale per le prime forme di concia delle pelli, poiché l’acqua è un componente fondamentale nei processi di lavorazione. 2. Periodo romano. Sotto il dominio romano, l’area di Solofra divenne parte di una rete commerciale più ampia. La lavorazione delle pelli si perfezionò grazie al contatto con le tecniche avanzate dei romani. L’artigianato locale si integrò con le esigenze dell’Impero: le pelli venivano utilizzate per fabbricare calzature militari, armature leggere e materiali per l’equipaggiamento militare. La diffusione delle tecniche conciarie romane (che prevedevano l’uso di tannini naturali, come quelli estratti dalla corteccia degli alberi) potrebbe aver contribuito a una prima codificazione dei metodi artigianali solofrani. 3. Medioevo. Durante il Medioevo, la lavorazione delle pelli a Solofra divenne una delle attività economiche principali, favorita dalla presenza di acqua e di abbondante vegetazione, come castagni e querce, da cui si estraevano i tannini necessari alla concia. Monasteri e comunità religiose presenti nell’area contribuirono alla diffusione di conoscenze tecniche, legate anche all’uso delle pelli per la produzione di pergamene, oltre che per usi pratici e quotidiani. I mercati locali e le fiere permisero ai prodotti solofrani di raggiungere le regioni limitrofe, consolidando il ruolo della città come centro di riferimento per la concia delle pelli. 4. Rinascimento: la nascita del distretto conciario. Durante il Rinascimento, l’attività conciaria di Solofra si trasformò in una vera e propria industria organizzata. La città acquisì una fama crescente grazie alla qualità delle sue pelli lavorate, utilizzate non solo per scopi pratici (calzature, borse, cinture) ma anche per oggetti di lusso. La posizione di Solofra, vicino alla città commerciale di Salerno e al Regno di Napoli, favorì un’ampia rete di esportazione. Documenti storici del XVI secolo attestano l’esistenza di numerose botteghe artigiane a Solofra, alcune delle quali erano gestite da famiglie che tramandavano le tecniche di lavorazione di generazione in generazione. 5. Età moderna: l’espansione del settore conciario. Tra il XVII e il XIX secolo, Solofra divenne uno dei centri più importanti del Mezzogiorno per la lavorazione delle pelli, grazie anche all’innovazione nei metodi di concia. La domanda di pellami conciati crebbe notevolmente, soprattutto per usi militari e industriali, come la produzione di selle, finimenti per cavalli e borse. La concia al vegetale (basata sui tannini naturali) rimase il metodo predominante, garantendo un prodotto di alta qualità che veniva esportato in altre regioni italiane e all’estero. 6. L’età contemporanea: industrializzazione e innovazione. Con l’avvento dell’industrializzazione nel XIX e XX secolo, la lavorazione delle pelli a Solofra subì un processo di modernizzazione. Macchinari e tecnologie avanzate sostituirono progressivamente il lavoro manuale. Si svilupparono nuovi metodi di concia, come la concia al cromo, che permettevano lavorazioni più rapide e diversificate. Durante il XX secolo, Solofra si affermò definitivamente come distretto conciario di livello internazionale, con aziende specializzate che esportavano prodotti di alta qualità in Europa, America e Asia. Le concerie di Solofra iniziarono a produrre pellami destinati all’industria della moda (calzature, borse, abbigliamento in pelle) e all’arredamento. 7. Solofra oggi: tradizione e innovazione. Oggi Solofra rappresenta uno dei principali distretti conciari d’Italia, conosciuto per la combinazione di vari elementi. Il legame con le tecniche artigianali antiche e con l’uso di tannini naturali per lavorazioni ecologiche. L’introduzione di tecnologie sostenibili e l’attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale. Molte concerie stanno adottando processi più ecologici per rispondere alle esigenze di un mercato sempre più attento alla sostenibilità. I pellami solofrani sono richiesti da marchi di lusso italiani e internazionali. La storia della concia delle pelli a Solofra è un esempio straordinario di come una tradizione antica possa evolversi nel tempo, mantenendo le sue radici artigianali e adattandosi alle sfide della modernità. Da un’attività legata alla necessità locale dei Sanniti, la concia delle pelli è diventata il simbolo dell’identità e dell’economia di un’intera comunità, intrecciando passato e futuro in una rete di eccellenza e sostenibilità. Cfr. : Solofra. Biblioteca Comunale "Renato Serra" - Centro Studi di Storia Locale
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953792
  • NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000389_NP_aa_1 a JOV_000389_NP_am_6
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
  • ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
  • DATA DI COMPILAZIONE 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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