Luigi Compagnone, giornalista - scrittore

negativo servizio, XX anni settanta
  • OGGETTO negativo servizio
  • SOGGETTO Scrittori italiani - Rea, Domenico <1921-1924>
    Scrittori italiani - Giornalisti italiani - Compagnone, Luigi <1915-1988>
  • MATERIA E TECNICA gelatina ai sali d'argento (acetati)
  • CLASSIFICAZIONE FOTOREPORTAGE
  • ATTRIBUZIONI Alfa Press Service S.n.c. – Agenzia Fotogiornalistica (1975-1990): fotografo principale
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Archivio fotografico IL DIDRAMMO - Museo Didattico della Fotografia
  • LOCALIZZAZIONE Convento di San Domenico
  • INDIRIZZO Via San Domenico, Sarno (SA)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE REA, Domenico. Nacque l’8 settembre 1921 a Napoli da Giuseppe, ex carabiniere, e da Lucia Scermino, sua seconda moglie e ostetrica. In casa c’erano già la sorellastra Concetta (n. 1905), figlia illegittima di Giuseppe, e le sorelle Raffaella (n. 1917) e Teresa (n. 1919). Nel 1924 la famiglia si trasferì a Nocera Inferiore, dove Rea frequentò le elementari e le tre ‘complementari’. Si avvicinò poi alla lettura grazie al frate francescano Angelo Iovino, per il quale nel 1940 scrisse il suo primo testo edito: la prefazione a un libro di versi, firmata con lo pseudonimo Bartolo Cristiano. Marco Levi Bianchini, direttore dell'ospedale psichiatrico di Nocera Inferiore, e lo scultore Luigi Grosso, confinato politico a Nocera dal 1938 al 1943, lo incoraggiarono a continuare. Tra il 1941 e il 1943 Rea fece le prime esperienze giornalistiche al settimanale salernitano Il Popolo fascista e al quindicinale del GUF (Gruppo Universitario Fascista) Noi Giovani. Al 1942 risale l’incontro con la futura moglie Annamaria Perilli, figlia di un avvocato di Napoli sfollato a Nocera Superiore; l’anno dopo conobbe Michele Prisco, i cui genitori erano pure sfollati a Nocera. Dopo l’8 settembre trovò lavoro come dattilografo presso un ufficio del ministero degli Esteri a Salerno, e prese a collaborare con Libertà, organo del Comitato provinciale del Fronte nazionale di liberazione (FNL). Si iscrisse al Partito comunista italiano (PCI), fu eletto segretario della sezione di Nocera e, dall’ottobre 1944, lavorò brevemente come operaio alle Manifatture cotoniere meridionali (MCM). A Napoli conobbe Francesco Flora che patrocinò la pubblicazione nel settembre del 1945, nella rivista Mercurio, della novella La figlia di Casimiro Clarus. Fallì invece il progetto di pubblicare quattro poesie sulla rivista Aretusa, per il quale aveva chiesto aiuto a Benedetto Croce. Rea frequentò inoltre il gruppo dei giovani che nel novembre del 1945 fondarono la rivista Sud (fra cui Luigi Compagnone, Luigi Incoronato, Raffaele La Capria, Antonio Ghirelli e Anna Maria Ortese), ma a quell’esperienza restò estraneo, preferendo tentare la fortuna a Milano, dove giunse nel novembre del 1945 e dove Grosso lo presentò a molti artisti, tra cui Giacomo Manzù, di cui fu ospite, e Aligi Sassu che radunava in casa un cenacolo animato da Salvatore Quasimodo, Leonida Repaci ed Enrico Emanuelli. Conobbe Carlo Bo, Eugenio Montale, Luciano Anceschi, Carlo Emilio Gadda, Luigi Santucci, Ottiero Ottieri. Alberto Mondadori gli fece firmare un contratto per un libro ancora da scrivere intitolato (per scelta dell’editore) Spaccanapoli. Nei primi giorni del 1946 fece ritorno a Nocera. Ottenuto il diploma magistrale, si iscrisse all’Università con l’intenzione di laurearsi in pedagogia, ma senza terminare gli studi, anche perché impegnato nella stesura dei racconti di Spaccanapoli, complicata da un ricovero in ospedale per vaiolo. Il libro uscì di lì a poco (Milano 1947), ma nonostante le ottime recensioni che segnalavano la novità di una scrittura insieme popolare e barocca, capace di descrivere in modo del tutto inatteso la realtà di un Sud periferico e ferino raccolto intorno all’immaginario paese di Nofi, deluso per le scarse vendite, Rea si risolse a tentare la via dell’emigrazione, accettando l’invito di una zia materna a trasferirsi a Campinas, nello Stato di São Paulo, in Brasile. Partito nell’aprile del 1948, in America fece vari mestieri e scrisse per il quotidiano paulista Folha da Manhã; ma già in agosto rientrò in Italia, e in novembre pubblicò la commedia Le formicole rosse (Milano). Poco dopo sua madre si ammalò gravemente e, dopo molte pene, morì il 6 maggio 1949. Ottenuto un impiego alla Soprintendenza alle Gallerie di Napoli, il 28 ottobre Rea si sposò a Napoli con Annamaria, avendo Vasco Pratolini e sua moglie per testimoni. Un nuovo libro di racconti, intitolato Gesù, fate luce, uscì nell’ottobre del 1950, accolto da recensioni ancora una volta positive: l’anno dopo si piazzò secondo al premio Strega (in una cinquina che comprendeva, oltre al vincitore Corrado Alvaro, Alberto Moravia, Carlo Levi e Mario Soldati), e vinse a sorpresa il Viareggio (Giambattista Vicari salutò la scelta come una vittoria della vitalità contro il «ritegno spesso infecondo e fin troppo cauto delle nostre lettere», «Il Momento», 18 aprile 1951). Nel febbraio del 1953 uscì Ritratto di maggio, racconto lungo in cui Rea riandava agli anni delle elementari. In estate scoppiò il caso Ortese, provocato dalla pubblicazione de Il mare non bagna Napoli, il cui ultimo capitolo conteneva una spietata rappresentazione dei letterati partenopei. Rea, che vi viene dipinto come un narcisista uso a maltrattare la moglie, pensò di sporgere querela, ma desistette. A quel tempo risale uno scambio epistolare con Italo Calvino (ritenuto con Rea il più interessante esponente del neorealismo). COMPAGNONE, Luigi Scrittore, nato a Napoli il 1° settembre 1915. Laureato in filosofia, giornalista, si mostra particolarmente legato alla sua città, il cui presente e passato egli riconosce spesso in forme di vita scanzonate e avventurose. Raccolte di liriche − a partire da La festa (1946) − accompagnano la sua opera narrativa, iniziata nei toni umoristici de La vacanza delle donne (1954). Dopo le poesie de La chitarra del picaro (1956) e de I santi dietro le porte (1957), C. approda nei racconti de L'onorata morte (1960; rist. accr. 1972) a effetti surreali e inquietanti, venati a volte di malinconia per le cose irrimediabilmente perdute. Seguono i romanzi L'amara scienza (1965), tentativo di rappresentare le contraddizioni napoletane mediante una struttura antinaturalistica d'ascendenza joyciana (il monologo interiore, la giornata di un uomo come durata), e Capriccio con rovine (1968), ritratto di una crisi coniugale all'interno di una società consumistica, condotto attraverso una tecnica prevalentemente dialogica. Ai tratti surrealistici C. ritorna col romanzo Città di mare con abitanti (1973), in cui tutto ciò che appare inverosimile, insensato e ripugnante esprime la logica stessa della vita napoletana, analizzata come fatto corale; mentre in Ballata e morte di un capitano del popolo (1974) l'indagine sull'istintivo e degradato vitalismo popolare partenopeo è condotto dall'emblematico osservatorio di Pulcinella. Nel 1980 appaiono i versi de La ballata di Pinocchio, seguiti da quelli di La giovinezza reale e l'irreale maturità (1981) e di Il corpo del creato (1984). Nel 1985, col romanzo Nero di luna, C. riprende in chiave autobiografica e con uno stile molto incisivo i tratti picareschi o irridenti o persino farseschi di alcune sue opere precedenti; e nel 1987 con L'ultimo duello e Mater Camorra sembra più direttamente ricollegarsi alle ragioni sociali della propria narrativa
  • TIPOLOGIA SCHEDA Fotografia
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà privata
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1500953740
  • NUMERO D'INVENTARIO da JOV_000174_NP_aa_3 a Jov_000174_NP_ab_3 e da JOV_000174_NP_ac_5 a Jov_000174_NP_ad_4
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania
  • ENTE SCHEDATORE Museo didattico della Fotografia
  • DATA DI COMPILAZIONE 2025
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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