Madonna orante

statua post 1478 - ante 1480

La statua raffigura la Madonna orante seduta su un trono rettangolare privo di schienale. I palmi delle mani sono giunti e i piedi sono appoggiati su un basamento rettangolare. La testa è coperta da un manto dorato decorato con motivi floreali stilizzati che ricade fino a coprire quasi completamente i piedi. Lo stesso manto è fermato sulla fronte da una coroncina doppia decorata con tre fogliette di quercia e si apre davanti lasciando intravedere la veste sottostante altocinta con profonda scollatura ovale. Quest’ultima lascia intravedere il ricamo della camicia bianca a contatto con la pelle. Il volto si caratterizza per la presenza delle alte arcate sopracciglieri, delle ampie palpebre rotondeggianti che lasciano intravedere lo sguardo rivolto verso il basso e il piccolo naso dritto che si allarga nelle narici collegato al labbro superiore da due netti segni verticali. La scultura conserva in originale tutti gli incarnati e la doratura.\n

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO statua
  • MATERIA E TECNICA legno/ scultura/ pittura/ doratura
  • ATTRIBUZIONI Zebellana, Giovanni (attribuito)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE MAST Castel Goffredo - museo della Città
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo dell'Antica Prevostura
  • INDIRIZZO Via Andrea Botturi, 3, Castel Goffredo (MN)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La statua della Madonna orante è databile tra il 1478 e il 1480 sulla base del confronto stilistico con la Madonna inserita nel gruppo scultoreo che oltre a lei comprende Gesù Bambino e due angeli cerofori, conservato nel Monastero di Santa Maria delle Grazie di Arco (Tn), messa in relazione con la fondazione del monastero nel 1478. La salda definizione volumetrica delle carni, la particolare inclinazione viso-collo, il naso pronunciato sulla piccola bocca serrata, il netto taglio dell’occhio e dell’arcata sopraccigliare sono fino ad ora caratteri stilistici riferibili solamente alla produzione documentata di Giovanni Zebellana. A lui rimanda anche la raffinata tecnica di lisciare con l’agata il colore degli incarnati, dove i pomellini rotondi arrossano la sommità delle guance. La severità dell'intaglio si colloca in stretta relazione anche con i caratteri della pittura di Francesco Benaglio (1430-1492 ca.). Fino al 2017, anno di apertura del museo MAST, la scultura era esposta nella chiesa prepositurale locale dedicata a Sant’Erasmo vescovo e martire alla quale giunse dalla ex chiesa di Santa Maria del Consorzio.
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente religioso cattolico
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Museo MAST di Castel Goffredo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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