orso che uccide una foca Nanuq. orso e foche

scultura 1990

orso che uccide una foca.\nCome da descrizione in elenco.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO scultura
  • MATERIA E TECNICA steatite/ scultura/ incisione/ levigatura, lucidatura
  • AMBITO CULTURALE Popolazione Inuit
  • ATTRIBUZIONI Iyaituk, Nutaraaluk (1943-2005)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Museo delle Culture, Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico. Collezione privata Maio Necchi Collezione HT Inuit Collection
  • LOCALIZZAZIONE MUDEC - Museo delle Culture
  • INDIRIZZO Via Tortona, 56, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE «Nutaraaluk Iyaituk, l’autore dell’opera presentata, mostra un grande talento: è stato uno dei più importanti artisti della comunità di Povungnituk (Nunavik) e si distingue per il realismo e il rigore formale, espressi anche in questa scena predatoria. \nLa tecnica scultorea messa in atto dall’artista per realizzare la scultura rende in modo esemplare la morfologia dell'orso polare (nanuq), il più grande e il più forte predatore dell'artico. Le sue gambe sono ben tornite ed evocano il movimento, il corpo è robusto e compatto, ma su tutto predomina lo sguardo, quasi di sfida. Una delle sue zampe poggia su una piccola foca (natsiq), resa in modo altrettanto realistico, ma priva di dinamismo e senza alcuna manifestazione di vitalità. La pietra, lucidata con cura, mette in risalto le lievi sfumature cromatiche che altrimenti sarebbero impercettibili e la scelta del colore della pietra, di colore opposto a quello della pelliccia dell’orso polare, è una manifestazione della libertà espressiva che l’autore si concede.\nL'iconografia del grande mammifero è ricorrente in tutta l'area polare dove l'animale veniva cacciato. Le evidenze archeologiche attestano la presenza di manufatti zoomorfi, che recano l’effigie dell’orso, databili al periodo Dorset (800 a.C. - 1100 d.C.). Si tratta di oggetti di grande qualità esecutiva, ma di piccole dimensioni poiché, prima di utilizzare la pietra, gli abitanti dell’artico foggiavano corpi e teste di orso in avorio e corno, sotto forma di amuleti e ornamenti, adatti ad essere esibiti, come simboli di proprietà, sulle armi usate per le pratiche venatorie. \nLa forza e il coraggio del mammifero venivano ritenuti esemplari; gli Inuit ne conoscevano perfettamente le strategie di sopravvivenza. Non pronunciavano però direttamente il nome dell’animale per non offenderne lo spirito e l'anima (inue); veniva infatti chiamato "l'essere senza ombra", oppure "il grande vagabondo solitario". Gli sciamani lo consideravano il migliore e il più saggio fra gli spiriti protettori e si configurava anche come importante allegoria della dualità uomo/animale, ancora viva, a giudicare dalla scultura contemporanea che di frequente assume come soggetti orsi dalla sembianza umana. Un tempo si conservavano anche i denti dell'orso, poiché simbolicamente associati al suo coraggio; potevano fungere da amuleti oppure da elementi rituali e oggetti di gioco infantile. Anche i cuccioli degli orsi, talvolta, venivano allevati all'interno delle comunità in modo tale che i bambini ne apprendessero i comportamenti al fine di affinare l’abilità nella caccia» (expertise Zanin, 2025).
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Mudec - Museo delle Culture
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • DATA DI AGGIORNAMENTO Museo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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