Tupileet. Spiriti tupilak

zanna di tricheco scolpita 1981

Zanna in avorio con scolpito uno sciamano dalla cui testa escono tre spiriti tupilak.\nCome da descrizione in elenco.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO zanna di tricheco scolpita
  • MATERIA E TECNICA avorio/ intagllio/incisione/ levigatura
  • AMBITO CULTURALE Popolazione Inuit
  • ATTRIBUZIONI Natsiapik, Seetee (1939- [autore Vivente])
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Museo delle Culture, Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico. Collezione privata Maio Necchi Collezione HT Inuit Collection
  • LOCALIZZAZIONE MUDEC - Museo delle Culture
  • INDIRIZZO Via Tortona, 56, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE «Nella produzione scultorea di Setee Natspiak, l’Autore inuit canadese dell’opera qui descritta, è ricorrente la raffigurazione di tupilak in avorio di tricheco, simili a quello qui rappresentato. Originariamente i tupilak, peculiari dell’area groenlandese, venivano realizzati dagli antichi inuit con diversi materiali: li accomunava la presenza della raffigurazione di un cranio umano, unito a un corpo composto da frammenti in ossa recuperati da vari animali, insieme a zampe di uccelli e terra compressa, il tutto tenuto insieme da lembi di pelle. L’assemblaggio di questi manufatti richiedeva molto tempo e la scrupolosa osservanza di antiche pratiche magiche: i vari frammenti cioè, tutti di recupero, prima di essere ricomposti definitivamente, utilizzando esclusivamente il pollice e il mignolo, venivano nascosti sotto il muschio, vicino a un ruscello e dentro un sacco di pelle animale e a volte umana, riciclata. Solo dopo aver messo in atto questo “assemblaggio magico”, lo sciamano poteva attivare i poteri dei tupilait (plurale di tupilak), nel corso di complessi rituali tramandati da generazioni di sciamani. Gli antichi inuit pensavano che questi esseri mostruosi avessero una potente funzione di deterrenza dai nemici sia vicini sia lontani e che, perseguitandoli, li potessero eliminare. Tuttavia si trattava di una magia potenzialmente pericolosa poiché, se il nemico da eliminare fosse stato più potente del suo creatore, il sortilegio avrebbe sortito l’effetto contrario con conseguenze mortali per il suo creatore. Simbolicamente i tupilak evocano l’idea dell’odio, della vendetta e delle conseguenze nefaste che questi sentimenti possono determinare, se spinti all’eccesso. Veicolano tuttavia anche un significato più profondo poiché i riti collegati alla realizzazione di questi esseri mostruosi testimoniano quanto fosse indissolubile, tra gli Inuit, la fusione fra natura, uomo e magia. La tradizione di realizzare Tupilak con funzioni offensive si è persa nel tempo, a partire dalla fine del periodo denominato Thule (1000-1600 d.C.) e in coincidenza con i primi incontri col cristianesimo e con i missionari danesi, quando maschere e amuleti persero la loro funzione tradizionale, che si è però perpetuata grazie alla tradizione orale. Agli inizi del XX secolo venivano ancora utilizzati dagli sciamani groenlandesi alcuni tupilak antropozoomorfi realizzati soprattutto con legno di deriva e attualmente, nonostante le restrizioni relative alla caccia ai trichechi, gli scultori inuit, anche in Canada, realizzano piccoli “totem”, simili a quello qui descritto, che evocano questi esseri mostruosi un tempo così temibili e potenti ma ora considerati solo come preziosi souvenir» (expertise Zanin, 2025).
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Mudec - Museo delle Culture
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • DATA DI AGGIORNAMENTO Museo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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