Gufo e Civetta. Animali e figure umane

titoraktot = segni fatti dalla vostra mano ||ca ||1960 - ||1975

Matrice per stampa di litografie, con scolpiti un gufo e una civetta\nCome da descrizione in elenco.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO titoraktot = segni fatti dalla vostra mano
  • MATERIA E TECNICA steatite scura/ scultura/ intaglio/incisione/ levigatura
  • AMBITO CULTURALE Popolazione Inuit
  • ATTRIBUZIONI Talirunili, Joe
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Museo delle Culture, Progetti Interculturali e Arte nello Spazio Pubblico. Collezione Canepa Collezione HT Inuit Collection
  • LOCALIZZAZIONE MUDEC - Museo delle Culture
  • INDIRIZZO Via Tortona, 56, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE «Nel Nunavik l’introduzione dell’arte grafica, e del conseguente utilizzo della matrici in pietra per realizzarla, è relativamente recente.\nGli anni ’50 videro cambiamenti drastici nell’ambito delle comunità inuit canadesi: la crisi della loro economia tradizionale, basata sulla caccia, provocò disoccupazione e una forte percezione di snaturamento culturale. Molte persone dovettero abbandonare le proprie terre alla ricerca di nuove attività redditizie. Diminuirono anche le consuete pratiche di scambio tra oggetti artistici e beni di consumo, messe in atto fin dal XIX secolo tra balenieri, commercianti e Inuit.\nIn questo contesto, nel 1957, James A. Huston, artista visivo di Toronto e rappresentante del Canadian Handicrafts Guild, già conosciuto dagli Inuit poiché aveva contribuito a diffondere le loro statue in pietra in ambito internazionale, introdusse nel Nunavut (Canada Settentrionale) i primi laboratori di grafica, i rinomati Kinngait Studios di Cape Dorset (Isola di Baffin), luogo dove lui stesso visse per un periodo. \nPer perfezionare le tecniche di stampa, che già gli Inuit avevano messo in atto seppur utilizzando strisce di linoleum con funzioni di matrici, Huston (nel 1958) si recò in Giappone dal maestro incisore Un’ici Hiratsukai dove apprese l’arte xilografica mediante l’utilizzo di matrici in legno pressate manualmente su carta di riso. Al suo ritorno gli artisti inuit di Cape Dorset sperimentarono la nuova tecnica utilizzando tuttavia blocchi di steatite, invece che quelli in legno, vista la carenza di materia prima nell’ecosistema artico. Le riproduzioni litografiche così realizzate hanno ottenuto numerosi riconoscimenti da parte del pubblico e della critica internazionale, generando proventi significativi, vista l’alta percentuale di artisti inuit presenti in Canada. Di conseguenza gli artisti nativi, grazie al loro talento, hanno ottenuto un incremento del loro status sociale e iniziato un percorso di riappropriazione identitaria.\nDopo gli anni ’60, le nuove tecniche litografiche si sono diffuse, oltre che nel Nunavut, in tutte le 14 regioni del Nunavik (Québec artico), seppur sviluppando stili e soggetti fra loro molto diversi. \nJoe Talirunili, l’Autore della preziosa matrice qui presentata, si era già affermato come scultore da almeno 10 anni quando apprese le tecniche innovative importate dal Giappone e già sperimentate con successo nelle stamperie di Cape Dorset; con il suo tratto sempre riconoscibile, viene tuttora apprezzato a livello internazionale poiché considerato dagli storici dell’arte come uno dei pionieri dell’arte grafica inuit. Insieme al cugino Davidialuk Alasua Amittu, entrambi di base cacciatori, ma considerati gli scultori più rappresentativi di Puvirnituq, trasformò in arte sia le esperienze quotidiane, sia i ricordi familiari e la sua visione cosmologica, la stessa dei suoi avi. Diede così vita a un’arte di tipo “narrativo” di cui ne divenne il maestro. In Canada, nel 1978, è stato emesso un francobollo che riporta l’immagine di un’opera di Talirunili, e le sue creazioni sono al momento esposte nei più importanti musei d’arte internazionali.\nLa rappresentazione della civetta delle nevi (ookpik), presente sulla matrice qui descritta, è ricorrente in ambito inuit. L’animale sopravvive anche in inverno nel difficile habitat artico, poiché è molto resistente e capace di cacciare anche al buio; ha inoltre occhi frontali e luminosi, con un aspetto inconfondibile, tanto che la litografia inuit forse più famosa, realizzata a Cape Dorset dalla illustratrice Kenojuak Ashevak (1927-2013), reca l’effige di un gufo policromo ed è intitolata “The Enchanted Owl”, con riferimento alle proprietà magiche un tempo attribuite a gufi e civette» (expertise Zanin, 2025).\n
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Mudec - Museo delle Culture
  • DATA DI COMPILAZIONE 2023
  • DATA DI AGGIORNAMENTO Museo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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