Popolo. due figure
gruppo scultoreo
1929 - 1929
Marini, Marino (1901-1980)
1901-1980
Gruppo scultoreo in terracotta raffigurante due figure a mezzo busto, un uomo e una donna, poste frontalmente e unite da un gesto di vicinanza. Le figure, caratterizzate da volti sintetici e volumetria compatta, presentano superfici mosse e una resa plastica essenziale, accentuata dalle mutilazioni degli arti intervenute successivamente. La composizione evidenzia una forte frontalità e una monumentalità arcaizzante di ascendenza etrusca.
- FONTE DEI DATI Regione Lombardia
- OGGETTO gruppo scultoreo
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MATERIA E TECNICA
TERRACOTTA
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ATTRIBUZIONI
Marini, Marino (1901-1980)
- LUOGO DI CONSERVAZIONE Area Musei d'Arte Moderna e Contemporanea. Museo del Novecento
- LOCALIZZAZIONE Arengario
- INDIRIZZO Piazza del Duomo, Milano (MI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE L’opera è documentata fin dalla sua prima esposizione del 1929 con il titolo "Popolo" e costituisce una delle testimonianze più significative della ricerca di Marino Marini alla fine degli anni Venti, nel clima del Novecento. Originariamente il gruppo si presentava integro: le due figure, un uomo e una donna, erano dotate delle braccia e delle mani destre che si incontravano frontalmente in un gesto affettuoso. Questa prima versione è documentata da fotografie storiche dello studio fiorentino dell’artista ed è attestata nelle esposizioni di Firenze e Parigi del 1929, oltre che in successive pubblicazioni degli anni Trenta e Quaranta.\nTra il 1942 e il 1962 la scultura subì almeno due interventi di mutilazione operati dall’artista, che portarono progressivamente all’eliminazione degli arti superiori e a una radicale semplificazione della composizione. Le ragioni di tali modifiche non sono note; la critica ha ipotizzato la volontà di attenuare il riferimento narrativo e familiare del soggetto, concentrando l’attenzione sui valori plastici e monumentali del gruppo.\nLa terracotta riflette alcune delle istanze più innovative della cultura figurativa toscana tra gli anni Venti e Trenta, orientata verso il recupero di una tradizione arcaica e popolare mediata attraverso modelli etruschi, Giotto, Piero della Francesca e Giovanni Fattori. La frontalità ieratica, la fissità espressiva e la semplificazione volumetrica richiamano infatti la scultura funeraria etrusca, riferimento frequentemente sottolineato dalla critica contemporanea. In quest’opera Marini sviluppa un linguaggio anticlassico e primitivo, vicino per sensibilità ad alcune esperienze coeve di Massimo Campigli e degli artisti gravitanti attorno all’ambiente del “Selvaggio”.\n\n- Roberto Pini
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente pubblico territoriale
- ENTE SCHEDATORE R03/ Museo del Novecento
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0