Portale S. Pietro dei Pellegrini. Veduta del portale della chiesa di S. Pietro dei Pellegrini a Milano

disegno (?) 1924 - 1932

disegno tracciato a grafite su carta bianca

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO disegno
  • MATERIA E TECNICA carta/ grafite
  • ATTRIBUZIONI Ferrari, Arturo (1861-1932)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco
  • LOCALIZZAZIONE Castello Sforzesco - complesso
  • INDIRIZZO Piazza Castello, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'artista ha definito il disegno "Portale S. Pietro dei Pellegrini" nella pagina manoscritta che accompagna il sesto dei diciotto fascicoli della raccolta denominata "Vecchia Milano". L'odierna ubicazione della chiesa è corso di Porta Romana 118, in prossimità di via dei Pellegrini; sconsacrata alla fine dello scorso secolo, risulta attualmente fagocitata da moderne costruzioni e addirittura addossata ad un garage. \nLa chiesa di San Pietro dei Pellegrini venne fondata nel 1344 dal sacerdote Ambrogio Varese, come cappella dell'ospizio omonimo che all'epoca della costruzione si trovava fuori dalle mura di Milano e accoglieva per due giorni i pellegrini di passaggio in viaggio sulla via Emilia. I devoti visitatori di santuari, in transito per Milano verso Roma, erano alloggiati e mantenuti per due giorni nell'ospizio, se malati, passavano all'annessa infermeria. L'ospizio funzionò fino al 1770 quando fu soppresso da Maria Teresa e donato all'Orfanotrofio maschile di San Martino. Il Piermarini, incaricato del progetto del nuovo orfanotrofio, trovò il luogo non idoneo e preferì stabilire il cantiere presso il convento di san Pietro in Gessate, a sua volta ceduto agli orfani; la chiesetta di san Pietro si salvò così dalla demolizione. La semplice facciata a capanna presenta un grande portale originario di cotto sormontato da un rosone murato; l'interno è a un'unica navata a metà della quale si aprono due cappelle laterali. Agli inizi del XIX secolo, soppresso l'ospizio, la chiesa entrò a far parte della parrocchia di San Calimero.\nLa vedova di Ferrari, proponendo i disegni all'attenzione del Comune di Milano, riconduceva la loro realizzazione agli ultimi anni di vita del marito. Una delle opere reca la data 1926; inoltre presso il Museo di Milano si conserva un'altra serie di 16 analoghe vedute a matita di Ferrari, datate dal 1924 al 1931. Pertanto si ritiene che la serie del Civico Gabinetto dei Disegni sia stata eseguita nell'arco cronologico dal 1924 al 1932. \nIn quell'epoca Milano stava conoscendo notevoli trasformazioni urbanistiche e il pittore, per contrastare la perdita di memoria provocata dalle demolizioni, decise di fissare nei suoi disegni gli angoli e gli scorci destinati a un radicale cambiamento.
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Gabinetto dei Disegni
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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