in Via Vettabbia. Veduta di via Vettabbia a Milano

disegno (?) 1924 - 1932

disegno tracciato a grafite su carta bianca

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO disegno
  • MATERIA E TECNICA carta/ grafite
  • ATTRIBUZIONI Ferrari, Arturo (1861-1932)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Civiche Raccolte Grafiche e Fotografiche del Castello Sforzesco
  • LOCALIZZAZIONE Castello Sforzesco - complesso
  • INDIRIZZO Piazza Castello, Milano (MI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'artista ha definito il disegno "in Via Vettabbia" nella pagina manoscritta che accompagna il quinto dei diciotto fascicoli della raccolta denominata "Vecchia Milano". A proposito del foglio in esame si segnala, per l'affinità del punto di ripresa, un'analoga veduta a matita eseguita dallo stesso Ferrari, attualmente conservata presso il Museo di Milano e intitolata "La Vettabbia" (inv. 79).\nLa via trae nome dall'antico canale che usciva dalla fossa interna del Naviglio, attraverso una saracinesca che regolava il deflusso delle acque convogliate con quelle del Nirone, del Seveso e della Vepra, per gettarsi nel fiume Lambro. All'occorrenza la chiusa veniva aperta e alimentava il fossato della città. Il nome del canale derivererebbe dal latino "vectabilis" cioè "dal corso navigabile", altra ipotesi è che derivi dal termine milanese "vecciabbia" ovvero "fossa antica". \nLa veduta inquadra lo sbocco della strada su via Molino delle Armi e il campanile visibile nel disegno è quello della chiesa di Santa Maria della Vittoria. Nella struttura cubica e nello spiccato verticalismo strutturale della chiesa si intravede la continuità di una tradizione bramantesca che ha i suoi maggiori esempi nella tribuna delle Grazie e nella cappella Trivulzio presso San Nazaro; il campanile risulta l'unico elemento di rilievo del dimesso esterno.\nIn questa strada la Vettabbia, uscente dal Naviglio interno, azionava dei mulini, uno dei quali era denominato delle armi (già dal XIII secolo), poichè adibito a qualche ramo di questa industria fiorentissima a Milano fin dal Medioevo.\nLa zona appare oggi del tutto diversa e le principali trasformazioni risalgono alla seconda metà del XIX secolo, quando, in seguito all'introduzione dei tram, si iniziò a progettare la copertura dei tratti cittadini dei Navigli. Nel 1891 il primo segmento della fossa interna ad essere sacrificato fu quello occidentale, il cosiddetto Naviglio di San Gerolamo; a partire dal 1929 i lavori di copertura ripresero con sistematicità ininterrotta fino al 1930/1931. Attualmente il termine "Navigli", a Milano, identifica i due tratti scoperti del Naviglio Grande (fra le odierne Ripa di Porta Ticinese e l'Alzaia Naviglio Grande, in direzione di via Lodovico il Moro per Buccinasco e Corsico) e del Naviglio Pavese (fra via Ascanio Sforza e l'Alzaia Naviglio Pavese lungo via Chiesa Rossa per raggiungere Rozzano e collegarsi alla Strada dei Giovi) che si insinuano in città fino all'altezza di piazza XXIV Maggio e in senso più generale l'area compresa fra i due Navigli.\nLa vedova di Ferrari, proponendo i disegni all'attenzione del Comune di Milano, riconduceva la loro realizzazione agli ultimi anni di vita del marito. Una delle opere reca la data 1926; inoltre presso il Museo di Milano si conserva un'altra serie di 16 analoghe vedute a matita di Ferrari, datate dal 1924 al 1931. Pertanto si ritiene che la serie del Civico Gabinetto dei Disegni sia stata eseguita nell'arco cronologico dal 1924 al 1932. \nIn quell'epoca Milano stava conoscendo notevoli trasformazioni urbanistiche e il pittore, per contrastare la perdita di memoria provocata dalle demolizioni, decise di fissare nei suoi disegni gli angoli e gli scorci destinati a un radicale cambiamento.
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Gabinetto dei Disegni
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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