Caino e Abele

portale, ca. 1500 - ca. 1539

Portale monumentale costituito da coppie di paraste, su quelle interne si imposta un arco a tutto sesto inscritto nello spazio architravato dato dall'inserimento di un secondo ordine di corte lesene. I plinti alla base del portale sono decorati con coppie di rosette inserite in cornici quadrate modanate, così come il sottarco. In mezzeria le paraste mostrano dei tondi a bassorilievo che raffigurano, partendo da sinistra, Caio, Abele, Adamo ed Eva (nel risvolto sinistro), la creazione di Adamo (nel risvolto di destra), la creazione di Eva, il peccato originale. I capitelli delle paraste sono costituiti da medaglioni con profili di teste virili, presenti anche al centro dei salienti dell'ordine superiore. L'architrave è a tre fasce con cordonature ad ovoli, il fregio riporta il motto NOVIT PAVCOS SECVRA QUIES inserito tra tre dischi scolpiti con la Fenice, il trigramma cristologico e il Pellicano mistico. Nei due pennacchi tra arco e trabeazione, segnati dalla decorazione policroma ad affresco, vi sono due oculi ciechi. Nello zoccolo dello stipite sinistro si distingue un rilievo con l'uccisione di Anteo da parte di Ettore, mentre al di sopra nel capitello si riconosce una rotella celtica.

  • FONTE DEI DATI Regione Lombardia
  • OGGETTO portale
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco
    Calcare scolpito a bassorilievo
  • AMBITO CULTURALE Ambito Lombardo
  • ATTRIBUZIONI Rodari (scuola)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE
  • LOCALIZZAZIONE Ala est di Palazzo Besta
  • INDIRIZZO Via Besta, 4, Teglio (SO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'ubicazione del portale è asimmetrica, all'estremità sud della facciata, così da trovarsi in asse con la strada che proviene dal centro del borgo di Teglio. L'impianto è monumentale e riprende lo schema di noti portali milanesi di fine Quattrocento ispirati all'arco di trionfo romano, però con alcuni elementi di originalità quali l'inserimento di due paraste nane nell'ordine superiore a sostenere la trabeazione. Per i contenuti figurativi e per lo stile che contraddistingue il manufatto sono riscontrabili i caratteri della scultura lombarda di primo Cinquecento di ambito comasco-ticinese, forse della scuola dei Rodari, molto attivi in numerose località della Valtellina (Tirano, Mazzo, Ponte, Morbegno). Il motto del fregio, le figurazioni nei vari medaglioni, gli episodi tratti dalla Genesi e quello mitologico di Ettore e Anteo, risponderebbero ad un preciso dettato iconografico di carattere civile, religioso e morale che suggerisce la presenza di una committenza colta e in linea con lo spirito umanistico, come poteva essere quella di Andrea Guicciardi, rettore dell'Università di Pavia nel 1499 e patrigno, dopo il 1509, di Azzo II Besta, avendone sposato in seconde nozze la madre Ippolita Alberti, vedova di Azzo I.
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • ENTE SCHEDATORE R03/ Carta del Rischio - EDS
  • LICENZA CC-BY 4.0

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