Ritratto di papa Clemente XI
arazzo
post 1714 - ca 1717
Simonet Jean (?/1717)
?/1717
formato rettangolare
- OGGETTO arazzo
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MATERIA E TECNICA
filo di lana/ tessuto in basso liccio
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ATTRIBUZIONI
Simonet Jean (?/1717)
- LOCALIZZAZIONE Roma (RM)
- INDIRIZZO Europa, ITALIA, Lazio, RM, Roma, Roma (RM)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Nel 1710, dopo aver aperto il Lanificio – provvisto di tintoria e producente materie prime -, Clemente XI (1700-21) aprì l’Arazzeria nella nuova ala del San Michele appositamente realizzata da Carlo Fontana (1638-1714). L’arte della tessitura era particolarmente apprezzata a Roma e i papi commissionarono e acquistarono ricami, tappezzerie e stoffe, chiamando nella città i migliori maestri del settore rivolgendosi anche a manifatture straniere. Tuttavia la tessitura artistica iniziò ad avere uno sviluppo stabile solo nel Seicento, con la creazione dell’Arazzeria Barberini, la prima in grado di soddisfare le esigenze del papato e della nobiltà, che vedevano nell’arazzo un oggetto d’arredo molto richiesto a decorazione dei loro palazzi. Per la lavorazione degli arazzi strumento essenziale è il telaio, che può essere o orizzontale – detto telaio a basso liccio con apertura della bocca d'ordito azionata da pedali che ne permette tempi di lavorazione più brevi per arazzi di non grandi dimensioni - oppure verticale per cui si utilizza il telaio ad alto liccio usato per quelli di ampie dimensioni ma con tempi di lavorazione più lunghi. I locali della nuova arazzeria vennero consegnati il 23 marzo 1714 con 4 telai. A dirigere la fabbrica venne chiamato l’arazziere parigino Jean Simonet, attivo nei restauri in Vaticano ma di cui rimangono poche notizie, stipendiato con 25 scudi al mese e abitante in affitto in una “casa incontro a Porta Portese” (A.M. De Strobel, Le arazzerie romane dal XVII al XIX secolo, Roma 1989, p.52). Suo compito, insieme ad Antonio Procaccini - allievo di Carlo Maratta - per i cartoni preparatori e tre aiutanti (Pietro Vagher, Nicola della Valle e Antonio Gargalia), era quello di insegnare a sei ragazzi dell’ospizio, quelli più portati, la tecnica della tessitura. Poco dopo, nel 1715, arrivò da Torino Vittorio Demignot (1660 – 1743), figlio di Carlo arazziere dei Savoia dal 1621, che per un anno e mezzo lavorò nell’arazzeria di San Michele sotto la direzione Simonet, portando nell’urbe la sua abilità tecnica nella lavorazione degli arazzi a basso e alto liccio approfondita nella sua lunga permanenza nella bottega dei de Vos a Bruxelles, una delle principali delle Fiandre, dando inizio alla riproduzione di dipinti delle collezioni romane tessute a basso liccio (A.Cosmi, La Regia Manifattura di arazzi dei Savoia (1731-1833).Catalogo completo, in Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo, Collana Alti Studi sull’Età e la Cultura del Barocco Bando 2019 – VII EDIZIONE, Torino 2022, p.4). Insieme a Jean Simonet si indirizzò la produzione verso le metodologie francesi. Alla tessitura a basso liccio, cioè con telaio orizzontale, aggiunse l’altra ad alto liccio con telaio verticale, e alla lana, già prodotta nell’attiguo lanificio, sostituì la seta, più sottile, che rese gli arazzi molto simili a dipinti. La fabbrica divenne ben presto una delle attività più importanti dell’Ospizio, produsse grandi cicli decorativi e piccoli arazzi devozionali, spesso usati come doni, ma anche copie di antiche opere dalle collezioni romane, e creazioni caratterizzate da elementi ornamentali geometrici e floreali. La qualità di lavorazione era talmente elevata da far paragonare i prodotti del San Michele ai celebri e pregiati Gobelins (motivo che porterà più tardi nel 1798 alla loro distruzione per opera dei francesi). Nel corso del tempo alcuni arazzieri dell’Istituto si misero in proprio, nacquero allora nella città altre officine, come quella situata in piazza Santa Maria in Trastevere e protetta dai Gesuiti. Dal 1870, quando l’arazzeria di San Michele passò sotto la giurisdizione dello Stato italiano e abbandonò i temi di arte sacra per adeguarsi alle esigenze delle nuove classi sociali, Pio IX (1846-78) iniziò a gettare le basi per una nuova fabbrica alle dipendenze della Chiesa (nel 1915 venne aperta in Vaticano la Scuola-Fabbrica di Arazzi, di cui il laboratorio di Restauro Tessuti e Arazzi dei Musei Vaticani ha raccolto l’eredità). L’ultimo taglio di un arazzo realizzato nell’ospizio del San Michele va riferito al 1926, poco prima che con regio decreto si costituiva l’attuale Istituto Romano San Michele sorto dalla fusione di due enti di assistenza e beneficenza, l’Orfanotrofio di Santa Maria degli Angeli e il più noto Ospizio di San Michele, da cui prende il nome (1928). Oggi L’Istituto Romano San Michele è una struttura residenziale adibita a Casa di Riposo, ma conserva anche le vaste collezioni appartenute un tempo alle scuole d’arte, consistenti in dipinti, disegni, incisioni, sculture, arazzi, oggetti suntuarii e di arredo, opere in parte eseguite dagli allievi e in parte utilizzate da questi nel loro percorso didattico. Spetta a Federica Piccirillo l’attribuzione dell’arazzo, eseguito a basso liccio, a Jean Simonet, cui spetta anche l’altro oggi a Parigi (Museé des Arts-Décoratifs) “che ripropongono l’immagine del pontefice, secondo i canoni della ritrattistica tardo barocca”; il ritratto riproduce quello inciso da Girolamo Rossi (1682-1762) nel 1714. L'arazzo è segnalato negli inventari della collezione del San Michele: 1949, n.18; 1958/62, n. 56; 1997, n.9C+
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente pubblico non territoriale
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1201389448
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle arti e Paesaggio di Roma
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0