Immacolata Concezione

dipinto ca 1575 - ca 1575

Tela dipinta

  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • MISURE Altezza: 239 cm
    Larghezza: 171 cm
  • ATTRIBUZIONI Barocci Federico (attribuito)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Galleria Nazionale delle Marche
  • INDIRIZZO Piazza Rinascimento 13, Urbino (PU)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La tela fu commissionata dalla Compagnia della Concezione per l'altare della cappella della stessa congregazione in San Francesco a Urbino, ed è citata nel Libro delle notizie del Convento di S. Francesco (Emiliani 1985, p. 123). Essa costituisce la terza opera che Federico Barocci realizzò per l’ordine conventuale, dopo la Madonna di San Simone e il Perdono di Assisi. Bellori la descrive come “la Vergine in piedi sopra la Luna con le braccia aperte, e sotto raccoglie uomini e donne della Compagnia in Divozione” (Bellori 1672, p. 196). Conosciamo l’ideazione e l’elaborazione grafica della scena attraverso disegni preparatori di mirabile esecuzione, come il disegno conservato agli Uffizi (inv. 11446) e il disegno del Cabinet des Dessins presso il Louvre (inv. 2855), dai quali si evince la scelta iconografica originaria di rappresentare una Madonna della Misericordia con il gesto del mantello che ricopre i fedeli. Degne di nota “le bellissime teste, elette e fervide” (Serra 1930, p. 115) dei devoti ai piedi della Vergine, identificati nei committenti o in alcuni membri di una famiglia signorile urbinate (Calzini 1901, p. 389). In assenza della data di commissione, un disegno degli Uffizi (inv. 11668) unisce i temi della Madonna del Gatto con altri studi per l’Immacolata, un aspetto che consente di immaginare la probabile vicinanza delle due opere. Inoltre, la dolcezza stilistica presuppone che la Vergine sia stata realizzata ben prima del più tardo “sfacimento del tocco in vibrazioni di pennello” (Emiliani 2008, p. 298). La tradizione storiografica sottolinea le cattive condizioni del dipinto dovute alla tecnica a guazzo voluta dal pittore, in seguito inasprite dalle scorrette condizioni conservative dell’ambiente. L’opera è stata oggetto, dunque, di un restauro (Bizzotto Abdalla 1973, pp. 413-141), che ha previsto la rifoderatura della tela con un nuovo telaio, un’accurata pulitura e il restauro pittorico per il riassetto delle parti mancanti. L’immagine ebbe una buona fortuna iconografica, infatti fu riprodotta in incisione da Philippe Thomassin e da Raffaello Schiaminosi (Pupillo 1995, p. 525) e, come osserva Alessandro Zuccari, il gesto cruciforme assunto dalle braccia della Vergine fu apprezzato particolarmente dagli oratoriani, tanto da essere riproposto per la decorazione della Chiesa Nuova a Roma (Zuccari 1995, p. 524). L’immacolata Concezione confluì nel primo nucleo collezionistico della Galleria Nazionale delle Marche con la soppressione degli ordini religiosi: con grande probabilità venne trasferita nel 1866 e sostituita in loco da una copia (Fucili 2011, p. 292), per transitare nell’Istituto di Belle Arti delle Marche, dov’è indicata dalla guida del 1867 redatta da Pompeo Gherardi (Gherardi 1867, p. 38)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 1100394775
  • NUMERO D'INVENTARIO D 86
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Galleria Nazionale delle Marche
  • ENTE SCHEDATORE Galleria Nazionale delle Marche
  • DATA DI COMPILAZIONE 2026
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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