Madre di Dio di Tichvin. Madonna con Bambino

icona, ca 1728 - ca 1728

Tavola intera, senza incavo, con due listelli trasversali alle due estremità superiore e inferiore. Tela preparatoria non rilevata. Levkas

  • OGGETTO icona
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
  • ATTRIBUZIONI Grjaznov Vasilij (notizie 1728)
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo delle Icone Russe
  • LOCALIZZAZIONE Palazzo Pitti
  • INDIRIZZO Piazza de' Pitti 1, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE L'icona è una replica ridotta dell'immagine della Madre di Dio di Tichvin apparsa, secondo la tradizione, nel 1383 nel territorio di Novgorod. A quanto si legge nel Racconto dell'icona di Tichvin, il prototipo, trasmigrato miracolosamente attraverso l'aria, mutò più volte prodigiosamente la propria collocazione, finché si fermò definitivamente sulle rive del fiume Tichvina. Qui per custodire l'icona fu costruita una chiesa, e nel 1560 un monastero, accanto al quale sorse l'odierna città di Tichvin. Nel XVI secolo il culto della Madre di Dio di Tichvin si diffuse a livello nazionale. L'icona miracolosa era considerata la patrona della dinastia regnante e godette di particolare venerazione da parte del granduca Vasilij III e di suo figlio, lo zar Ivan IV. In relazione a questo fatto, nella seconda metà del XVI secolo ebbero particolare diffusione copie e repliche dell'immagine miracolosa, sebbene singoli esempi di quest'iconografia siano già noti dal XV secolo. Nel XVII-XVIII secolo l'icona della Madre di Dio di Tichvin fu tra le immagini sacre più venerate in Russia (soprattutto nei territori nord-occidentali), e si diffuse un gran numero di repliche. Nel 1841 fu sottratta dal luogo in cui si trovava a Tichvin e nel 1949 ne ritroviamo le tracce a Chicago. Nel giugno 2004 l'icona è stata restituita alla Russia ed attualmente è custodita nella cattedrale del monastero della Dormizione a Tichvin. La Madre di Dio di Tichvin è una delle varianti iconografiche dell'Odigitria. La sua caratteristica peculiare è la posa del Bambino, che si volge verso la Madre piegando una gamba in modo da mostrare la pianta del piedino destro. Un altro elemento simbolico di quest'iconografia sono le gambe incrociate del Bambino, un motivo tradizionalmente collegato al tema di Cristo-Agnello immolato, e rivestito di una simbologia liturgica. L'icona in esame non ha particolarità iconografiche significative rispetto al soggetto tradizionale, eccetto la soluzione coloristica delle vesti della Madre di Dio, in una tonalità scarlatta uniforme con sopra oro, dato con la tecnica dell'assist. Questa tonalità in parte ricorda il colore della veste del bambino sull'antico prototipo miracoloso. Bettini, che per primo ha pubblicato l'icona nel 1940, la identificò erroneamente come raffigurazione della Madre di Dio di Smolensk e la riferì alle opere tarde della scuola Stroganov. Marcucci, nel catalogo del 1958, ha giustamente identificato l'immagine come Madre di Dio di Tichvin e ha segnalato che non ha i segni caratteristici di questo orientamento stilistico. La Madre di Dio di Tichvin del 1728 è l'unica icona firmata della collezione fiorentina e una delle sole due datate. Attualmente si conosce solo un'opera di questo artista, l'icona della Madre di Dio di Gerusalemme del 1724, appartenente alla collezione del Museo di Vladimir-Suzdal', con una iscrizione analoga che include il nome dell'icona miracolosa, la data di esecuzione e il nome dell'iconografo. La mancanza di notizie circa l'origine di quest'ultima icona e anche la menzione di Vasilij Grjaznov nelle fonti scritte pubblicate non ci consente di collegare l'autore ad alcun centro artistico. Probabilmente, Vasilij Grjaznov era un tipico artista di provincia del primo terzo del XVIII secolo, operante in una maniera abbastanza semplificata e secca, che risaliva alle tradizioni dell'arte del Palazzo dell'Armeria di Mosca. Con questo orientamento sono collegati non solo le particolarità di trattazione del volto, ma anche il ricco modellato delle pieghe delle vesti con la polvere d'oro, e l'uso del rosso scarlatto che si diffonde particolarmente nella pittura d'icone del XVIII secolo. Ad imitazione delle opere della capitale, a cavallo fra XVII e XVIII secolo, in entrambe le icone di Vasilij Grjaznov compaiono iscrizioni con il nome del maestro e con la data, nella quale viene usata sia l'indicazione in cifre europee che quella in caratteri arabi, ma non quella con le cifre-lettere russe. Quest'ultima caratteristica, piuttosto rara per quel tempo, testimonia il fatto che Vasilij Grjaznov, a differenza di molti iconografi di provincia, adoprava il calendario contemporaneo e le cifre arabe introdotte sotto Pietro I
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900742638
  • NUMERO D'INVENTARIO Inv. 1890, 9347
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Le Gallerie degli Uffizi
  • ENTE SCHEDATORE Le Gallerie degli Uffizi
  • DATA DI COMPILAZIONE 2006
  • ISCRIZIONI accanto alla raffigurazione della Madonna e del Bambino - MONOGRAMMI DELLA MADONNA E DI CRISTO - caratteri cirillici - a pennello - russo
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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