reliquiario a coppa
post 1570 - ante 1585
Sarachi (notizie Fine Sec. Xvi-inizio Sec. Xvii)
notizie fine sec. XVI-inizio sec. XVII
Il vaso, a sezione polilobata, è impostato su un piede rotondo cui seguono un nodo ovoidale e un piccolo raccordo ad anello; la coppa svasata e lobata è chiusa da un coperchio aggettante, modanato, terminante in una presa ad anello. Il coperchio è fermato alla coppa da filo d'oro ritorto. Sul vaso sono incisi motivi fantastici, cigni, delfini, uomini dagli arti mostruosi, draghi. Sottili cornici dorate e smaltate profilano un raccordo del fusto, la base della presa ad anello dove si unisce al coperchio e, forse, l'orlo del piede
- OGGETTO reliquiario a coppa
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MATERIA E TECNICA
argento/ doratura
cristallo/ molatura
SMALTO
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ATTRIBUZIONI
Sarachi (notizie Fine Sec. Xvi-inizio Sec. Xvii)
- LOCALIZZAZIONE Firenze (FI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE La grande urna in cristallo che contiene le reliquie di San Zanobi è sommariamente descritta nella 'Breve narrazione della solenne esposizione del Corpo di S.Zanobi Vescovo Fiorentino seguita il dì 28. 29. e 30. del caduto Mese di Settembre del presente Anno 1685' posta in appendice alla 'Relazione delle sante Reliquie Della Chiesa Metropolitana della Città di Firenze fatta...da Cosimo Minorbetti...e...Francesco Cionacci (per Giacomo Monti, in Bologna, 1685) come una 'Cassa di cristalli (con le sacre reliquie) fermate sopra un guanciale di zendado rosso, con varie bizzarre legature di nastrino frammezzate di fiori di seta, per industria delle Molto RR. Madri Carmelitane Scalze di questa Città'. Dei sacri resti di San Zanobi era stata fatta la ricognizione il 3 settembre dello stesso anno, presente l'arcivescovo Alessandro de'Medici (futuro papa Leone XI) e già da allora si erano separate le reliquie dai frammenti più minuti. Le prime furono raccolte - provvisoriamente - in una cassetta di legno foderata di seta, i secondi in un vaso di metallo dorato. Quest'ultimo appariva al Minerbetti attraverso il grande apparato costruito intorno all'urna durante l'esposizione: 'Evvi racchiuso ancora il Vaso di metallo dorato ripieno de i fragmenti di esse Sante Reliquie'. Nell'inventario della Deputazione Ecclesiastica del 1818, all'interno della cassa - sigillata dal Cardinale Arcivescovo Morigia e dall'Opera - è descritto invece 'un vaso di cristallo di Monte coperto e tutto arabescato legato con vergola d'oro' . Il vaso di cristallo, dunque, secondo le fonti, sarebbe stato inserito in un secondo momento, comunque prima della ricognizione del Morigia: in realtà, dato che non è possibile staccare il vaso senza distruggere almeno in parte il paziente lavoro dei fiori d'argento e dei nastri che fermano le reliquie e senza smontare l'urna in più pezzi (il piede del vaso, per quanto si può vedere, è prudentemente inserito e bloccato in un doppio fondo della cassa), è probabile che l'attuale coppa in cristallo sia stata prevista - e inserita- già nel 1685, al momento della prima esposizione, per ostendere attraverso i cristalli anche le cosiddette 'ceneri', e che l'urna le sia stata montata intorno. Se così, fosse, il Minorbetti avrebbe 'creduto di vedere' il vaso in metallo usato invece solo per la ricognizione. Il vaso con le 'ceneri' purtoppo osservabile solo attraverso l'urna e dunque parzialmente, perché il piede è nascosto nel doppiofondo della cassa, appare un'opera straordinaria, attribuibile con molta probabilità alla bottega dei milanesi Saracchi, operanti nella seconda metà del XVI secolo per la corte dei Granduchi Medici come intagliatori di cristallo di rocca e anche come orefici (cfr. W.C.Fock, in Le arti del principato mediceo). Di certo il vaso proveniva dalle collezioni granducali: la coppa col coperchio, di un' insolita forma lobata, reca raffinati motivi intagliati più adatti a una destinazione profana che a un reliquiario. Ad altri lavori dei Saracchi conservati al Museo degli Argenti di Firenze sembrano anche da avvicinarsi le profilature in oro smaltato in più colori e a piccoli motivi (cfr. i vasi a forma di drago e di uccello inv. Gemme 493 e 721). Stilisticamente abbastanza vicino al vaso reliquiario, soprattutto per la montatura d'oro e smalti e la forma del fusto, è il boccale doppio con scene dalle Metamorfosi di Ovidio conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna (inv. 2360, catalogo p. 89), databile al 1570 ca. Si può ipotizzare che il vaso polilobato in cristallo sia pervenuto in cattedrale proprio in occasione della terza traslazione delle reliquie di San Zanobi, nel 1685. Margherita d'Orleans, granduchessa fiorentina e moglie di Cosimo III Medici, che "con gran dispendio" aveva fatto "meravigliosamente accomodare" i resti del santo "nella forma che ancora oggi si vedono", potrebbe aver donato un vaso già di proprietà della famiglia granducale per accogliere più degnamente le reliquie più frammentate del patrono
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900625058
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0