San Matteo e due angeli reggicortina

paliotto a pannello piano, post 1800 - ante 1845

n.p

  • OGGETTO paliotto a pannello piano
  • MATERIA E TECNICA tavola/ pittura a tempera
    tela/ pittura a olio
  • MISURE Altezza: 95 cm
    Larghezza: 230 cm
  • AMBITO CULTURALE Ambito Fiorentino
  • ALTRE ATTRIBUZIONI Cresti Domenico Detto Passignano
    Vasari Giorgio/ Cerchia
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo dell'Opera di S. Croce
  • LOCALIZZAZIONE Convento di S. Croce
  • INDIRIZZO p.zza S. Croce, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il dipinto - proveniente dalla cappella Morelli, poi Gherardi, nel transetto destro della chiesa di Santa Croce - nel 1845 fu descritto dal Moisè (anche se con un'erronea identificazione del soggetto raffigurato) come "San Tommaso d'Aquino coi due Angioletti che gli stanno intorno, dipinti sul davanzale, credonsi del Passignano", arricchito dalla presenza dei due stemmi familiari ai lati (Moisè, p. 169). A tale data, dunque, esso era già stato senza dubbio trasformato in paliotto e decorato con la presenza degli stemmi delle famiglie patrone della cappella in cui era collocato. Nello specifico, la tela raffigurante San Matteo (riconoscibile dal fermaglio a forma di angelo) era stata tagliata rispetto alle dimensioni originali ed applicata su un telaio con doghe di abete, prolungato poi lateralmente con pannelli lignei decorati a tempera con elementi architettonici e scudi araldici. La raffigurazione del San Matteo poteva appartenere in origine ad un fregio con i Quattro Evangelisti, forse posto ad una certa altezza rispetto al riguardante, data la particolare posizione del santo che sembra sporgersi dall'alto verso il basso. Probabilmente l'opera fu eseguita non oltre il sesto decennio del XVI secolo (cfr. "A quarant'anni...", p. 27) da un pittore fiorentino che guardava alle esperienze di Pontormo e Bronzino (cfr. gli analoghi "Evangelisti" dipinti nella chiesa di Santa Felicita) o a quelle di Santi di Tito (cfr. per esempio la "Pietà con angeli" di Santi di Tito per le figure degli angioletti). Per quanto riguarda le vicende espositive del paliotto, va rimarcato come esso, all'inizio del Novecento, venne trasferito nel museo dell'Opera, a seguito dei lavori di trasformazione della cappella in cui era stato conservato fino ad allora. Risulta, dunque, citato fra le opere musealizzate nell'inventario del 1916 stilato dagli ispettori Rondoni e Marangoni. Qui in occasione della terribile alluvione del 1966 subì gravi danni, ai quali si è cercato di porre rimedio con un recente restauro, terminato nel 2006, che ha scelto comunque di mantenere la struttura ottocentesca del paliotto. Si è tuttavia provveduto ad eliminare le ridipinture che avevano interessato la tela e, soprattutto, si è modificato il sistema di assemblaggio del dipinto ai pannelli laterali, che aveva compromesso l'integrità del dipinto stesso, a causa dell'assestamento dei diversi materiali e delle tensioni create fra il perimetro incollato e la restante superficie libera della tela (cfr. "A quarant'anni…", pp. 27-29)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900296478
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della citta' di Firenze
  • DATA DI COMPILAZIONE 2010
  • ISCRIZIONI sul retro - GR 3334 - lettere capitali/ numeri arabi - non determinabile -
  • STEMMI al lato sinistro del paliotto - familiare - Stemma - Gherardi famiglia - A due branche di leone decussate, sormontate da un rocco di scacchiere. (Di rosso, a due branche di leone decussate d'oro, sormontate da un rocco di scacchiere dello stesso)
  • LICENZA CC-BY 4.0

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