Madonna con Bambino e angeli
dipinto
ca 1288 - ca 1295
Giotto Di Bondone (1267 Ca./ 1337)
1267 ca./ 1337
Tavola che rappresenta la Madonna in trono col Bambino ed Angeli. La Vergine è avvolta in un ampio manto scuro e siede su un ampio trono cuspidato e tiene sul ginocchio sinistro il Bambino benedicente. Dietro il trono si affacciano due figure angeliche volte di tre quarti verso la parte centrale della composizione. Il trono, di cui si intravedono le ornamentazioni cosmatesche e le esili basi delle colonne, è ricoperto da un ricco drappo con motivi decorativi uguali a quelli delle stole degli Angeli. La parte superiore della tavola è lumeggiata dall'oro dei nimbi e da quello del fondo. I primi presentano un'ornamentazione a graffito raffigurante dei grifi
- OGGETTO dipinto
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MATERIA E TECNICA
tavola/ pittura a tempera/ doratura
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ATTRIBUZIONI
Giotto Di Bondone (1267 Ca./ 1337)
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ALTRE ATTRIBUZIONI
Giotto, Scuola
Maestro Della Santa Cecilia
Maestro Della Santa Cecilia, Aiuto
- LOCALIZZAZIONE Museo dell'Opera del Duomo
- INDIRIZZO piazza del Duomo, 9, Firenze (FI)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Una tavola di Giotto nella chiesa di San Giorgio alla Costa è ricordata da Ghiberti, che la collega all'attività fiorentina di Giotto, dal Vasari e da Gelli. Il Biadi ritiene che inizialmente essa fosse collocata sull'altar maggiore, dove rimase fino a quando, nel 1520, venne sostituita dalla tavola del Granacci. L'opera fu così destinata ad un nuovo contesto, di cui non è stato possibile reperire notizia. Questa Madonna è identificata oggi quasi unanimamente con quella. Il dipinto fu riferito dapprima dall'Offner al pittore giottesco noto con il nome di "Maestro della Santa Cecilia", ravvisando nel dipinto la mancanza della concentrata forza morale propria delle immagini giottesche. Gli studiosi che si sono successivamente occupati del dipinto, fra cui Toesca, Berenson e Parronchi, hanno condiviso questa attribuzione. Di tale parere è stata infatti tutta la critica fino al 1937, quando Oertel ricondusse l'opera a Giotto, collocandola nei primissimi anni del Trecento dopo Assisi e il soggiorno a Roma, e rilevandovi nella fattura e nella tecnica anche stretti legami con la giottesca Madonna di Ognissanti. Quest'ultima attribuzione è stata accettata da Longhi (1948), che la ritenne opera giovanile precedente al Crocifisso di Santa Maria Novella; da Roberto Salvini, che osserva come il dipinto preluda alla Madonna in Maestà degli Uffizi, e dalla maggior parte della critica recente. La tavola fu tagliata ai lati e in basso durante i lavori di riammodernamento barocco della chiesa di San Giorgio alla Costa (28 ottobre 1705, data di consacrazione), e fu collocata in alto sulla parete absidale, dentro una cornice centinata dorata. In quell'occasione vennero asportate le due parti laterali del trono, i gradini e il piede destro della Madonna in basso, privando il dipinto del suo aspetto originale. La Madonna di S. Giorgio, nonostante gli interventi subiti che hanno certo modificato l'originaria concezione spaziale, rivela una grande nitidezza prospettica e una determinazione che la differenziano dalle precedenti opere di analogo soggetto. Spiccano poi l'impostazione grandiosa e massiccia della scena, la possente figura della Madonna e la plasticità di quella del Bambino. Bisogna sottolineare inoltre la capacità decorativa dimostrata da Giotto in questa tavola, evidente soprattutto nella resa del drappo, delle stole e nell'ornamentazione dei nimbi. Fattori questi che hanno fatto protendere verso la datazione proposta da Salvini nella seconda edizione della monografia dedicata a Giotto, collocabile nei primissimi anni del secolo XIV, dopo il viaggio a Roma dell'artista. La datazione difatti oscilla fra quella precocissima del Longhi, avanti al tempo del crocifisso di Santa Maria Novella (1300 ca.), e quella dell'Oertel del 1301 - 1303. il problema della cronologia è infatti alquanto complesso, dato che l'impianto, ed anche gli angeli, sono di tipo romano, per cui riferibili ancora al XIII secolo, mentre i modi più moderni delle teste della Madonna e del Bambino già indicano gli inizi del XIV secolo. Comunque è possibile, come prospetta Roberto Salvini, che il dipinto sia stato eseguito da Giotto in due tempi. Nel 1967 Giovanni Previtali osservava come questo dipinto presentasse punti di contatto con il San Pietro in trono della chiesa di S. Simone a Firenze, già attribuito al Maestro della Santa Cecilia, ma propendeva poi ad attribuirla a Giotto, pur notando che le ombre del volto erano state rinforzate. Nel 1972 la De Benedictis la ritiene un capolavoro della fase fiorentina di Giotto intorno al 1301. Più o meno negli stessi anni la colloca anche Luciano Bellosi (1985), che l'accomuna al San Francesco che riceve le stimmate del Louvre e al polittico di Badia. La Madonna di San Giorgio alla Costa si collocherebbe dunque successivamente all'attività romana di Giotto del 1300, e attesta un processo di amplificazione delle forme ed una più equilibrata plasticità delle immagini che prelude ormai alla attività padovana. La critica moderna è concorde nell'assegnare l'opera alla prima maturità giottesca, proponendo una datazione collocata entro un periodo di poco anteriore al 1290 o posteriore al ciclo assisiate, intorno al 1295 (Verdon, 2018). In occasione della mostra giottesca del 1937 la tavola subì una lieve pulitura e la rimozione di due corone che erano state applicate nel Sei o Settecento. Nel secondo Novecento la tavola fu trasferita al Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte. In seguito all'attentato presso la vicina Via de' Gergofili, avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993, l'opera fu danneggiata e in seguito sottoposta ad un rigoroso restauro da parte dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze (1995). Dal 2018 la tavola è esposta presso il Museo dell'Opera del Duomo di Firenze, in prestito dal Museo Diocesano di Santo Stefano al Ponte, attualmente chiuso
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900284199
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0