Pietà di Palestrina. Cristo in pietà tra la Madonna e San Giovanni Evangelista

gruppo scultoreo, ca 1547 - ca 1559

Soggetti sacri. Personaggi: Madonna; Cristo; San Giovanni Evangelista. Decorazioni: ovoli; dardi; motivi fogliacei

  • OGGETTO gruppo scultoreo
  • MATERIA E TECNICA marmo/ scultura
  • MISURE Profondità: 78 cm
    Altezza: 251.5 cm
    Larghezza: 134 cm
  • ATTRIBUZIONI Michelangelo Buonarroti (attribuito)
  • ALTRE ATTRIBUZIONI Michelangelo/ Seguace
    Michelangelo E Scultore Secentesco
    Francesco da Sangallo
    Gian Lorenzo Bernini
    Bernini Gian Lorenzo, Scuola
    Menghini Niccolò
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Galleria dell'Accademia
  • LOCALIZZAZIONE Monastero di S. Niccolò di Cafaggio (ex)
  • INDIRIZZO via Ricasoli, 58/60, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Proviene dalla cappella funeraria Barberini in Santa Rosalia a Palestrina; donata allo Stato nel 1936, nel 1940 pervenne alla Galleria dell'Accademia. Purtroppo mancano dati precisi sulla sua collocazione originale. Romanelli (1967) suggerisce che, dati i legami tra Michelangelo e Vittoria Colonna, possa provenire dalle collezioni di questa famiglia, proprietaria di Palestrina nel Cinquecento. Grenier (1907) ipotizza invece che possa esser giunta a Palestrina con i Farnese, che si impossessarono del feudo negli anni quaranta del sec. XVI. Altri studiosi ritengono che questa sia la "Pietà" michelangiolesca ritrovata a Roma nel sec. XVII. Che scrive ritiene che se all'epoca l'opera era ritenuta di Michelangelo, il passaggio a Palestrina deve essere avvenuto dopo la metà del Seicento, perché lo Suaresius nel 1655 tace sul suo conto. Tra le sculture di grandi dimensioni attribuite a Michelangelo la 'Pietà di Palestrina' è l'unica sulla quale tacciono sia le biografie cinquecentesche che le fonti di archivio. Il primo a citare il gruppo scultoreo come opera del Buonarroti fu il Cecconi nel 1756, seguito a distanza di più di cento anni dal Gori, anche se nel frattempo il Petrini e il Nibby avevano avanzato ipotesi attributive secentesche. La mancanza di documentazione antica ha dato luogo ad una lunga discussione della critica sulla paternità della 'Pietà' sviluppatosi soprattutto dopo la pubblicazione dell'opera da parte del Grenier che la riteneva un originale del grande scultore fiorentino. Per l'elenco dei numerosi studiosi, forse la maggioranza (tra cui il Toesca) che si sono pronunciati a favore di una paternità michelangiolesca (per lo meno parziale) si rimanda ai testi di de Tolnay (1960) , Barocchi e Baldini (1973), i quali riassumono anche i nomi e le motivazioni dei critici che, a partire da Thode, dubitarono dell'autografia. Ciò su cui tutti gli studi sembrano concordare è il legame esistente tra la scultura oggi conservata all'Accademia, la 'Pietà Bandini' del Duomo fiorentino, quella Rondanini di Milano, e uno degli schizzi del foglio di Oxford, ma la natura di questo legame è controversa. Mentre per alcuni studiosi questo nesso costituisce una prova sufficiente della paternità michelangiolesca (Grenier, Toesca, Mariani, etc. ) , altri, ravvisando nella scultura sproporzioni, un'insolita morbidezza di modellato e schiacciamento del rilievo, ritengono che l'opera sia stata completata, o eseguita interamente, da un seguace del maestro. Non sono comunque mancati coloro che la giudicano ripassata o addirittura eseguita ispirandosi ai moduli delle tarde 'Pietà' michelangiolesche in epoca berniniana. E in mancanza di documentazione anche la maggior parte delle datazioni suggerite dalla critica che accetta la 'Pietà' dell'Accademia si basano sui rapporti con quella del Duomo (databile tra il 1547 e il 1555) , con quella Rondanini (prima versione iniziata ca. 1552-1553, seconda versione iniziata ca. 1555) e con il disegno di Oxford (che il de Tolnay data ca. 1552) . Fanno eccezione Grenier e Russoli che sembrano mettere il gruppo scultoreo in rapporto con gli affreschi della cappella Paolina (1542-ca. 1550) . Per la 'Pietà di Palestrina' lo scultore ha utilizzato un blocco di marmo già impiegato in antichità per una costruzione come indica la presenza di decorazioni sul retro. Ciò potrebbe spiegare l'appiattimento del rilievo notato da Wilde
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900281987
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Galleria dell'Accademia di Firenze
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della citta' di Firenze
  • DATA DI COMPILAZIONE 1988
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2005
    2006

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