allegoria della Chiesa

dipinto,
Bonaiuti Andrea Detto Andrea Da Firenze
notizie dal 1343-1346/ 1377-1479
Antonio Veneziano
notizie dal 1369/ 1419 ca
  • OGGETTO dipinto
  • MATERIA E TECNICA intonaco/ pittura a fresco
  • ATTRIBUZIONI Bonaiuti Andrea Detto Andrea Da Firenze
    Antonio Veneziano
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Museo di S. Maria Novella
  • LOCALIZZAZIONE Convento di S. Maria Novella
  • INDIRIZZO piazza S. Maria Novella, Firenze (FI)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE Il Cappellone degli Spagnoli, gia' Sala del Capitolo del convento, assume questa denominazione dal 1556 quando fu concesso dal Granduca Cosimo I alla comunita' dei mercanti spagnoli operanti a Firenze affinche' potessero riunirsi per il culto. La costruzione iniziata intorno al 1343, fu terminata probabilmente nel 1355, come si deduce dalla lapide tombale del Guidalotti morto in quell'anno e sepolto nel capitolo, che lasciò 325 fiorini d'oro per la decorazione ad affresco. Il Vasari attribui' la decorazione del Cappellone degli Spagnoli a Simone Martini e Lippo Memmi (pareti meridionale, settentrionale, orientale) e a Taddeo Gaddi (parete occidentale e volta). La storiografia successiva ha sostanzialmente mantenuta invariata questa attribuzione fino al XIX secolo, quando, la scoperta di nuovi documenti ha permesso di restituire gli affreschi al Bonaiuti. Il Bonaini, per primo, rivelo' l'esistenza di un maestro "Andrea da Firenze" pubblicando nel 1846 un documento di pagamento fatto all'artista nel 1377 per le storie di S. Ranieri dipinte nel Camposanto di Pisa. Allo stesso artista, con aiuti, il Crowe e il Cavalcaselle attribuirono gli affreschi del Capitolo, pur riconoscendo in essi evidenti influssi senesi giustificanti l'attribuzione vasariana. La successiva ipotesi del Milanesi circa l'identificazione di "Andrea da Firenze" con Andrea di Bonaiuto fu confermata dal Taurisano, che nel 1916 pubblicava un documento con cui i frati di S. Maria Novella nel 1365 concedevano all'artista suddetto una casa di loro proprieta' in pagamento parziale della decorazione del Capitolo che doveva compiersi entro i due anni successivi al 1366. Il ciclo degli affreschi del Capitolo fu eseguito dal Bonaiuti con una evidente partecipazione di aiuti individuati dalla critica specialmente nella decorazione delle volte, e tra i quali e' stata posta in particolare evidenza la figura di Antonio Veneziano. Le scene, in cui e' evidente l'influsso giottesco mediato attraverso esempi dell'Orcagna, colpiscono specialmente per le loro notazioni realistiche (Boskovits) ma la maggior conquista del pittore, lodata gia' dal Vasari, fu quella di aver saputo riunire le rappresentazioni di piu' episodi su di un'unica parete senza l'inserimento di cornici divisorie. Tra il 1735 e il 1736 gli affreschi furono restaurati da Agostino Veracini con pesanti ridipinture e aggiunte in stile come il campanile di Giotto inventato all'estrema sinistra della parete orientale. Le alterazioni realizzate dal Veracini furono poi evidenziate dalla campagna di restauri condotta tra il 1960 e il 1965. L'arcata di accesso alla cappella fu modificata nel 1592, distruggendo parte dell'affresco. La parete mediana della parete d'ingresso fu distrutta quando a meta' del cinquecento fu costruita una tribuna che dava sulla loggia esterna, a sua volta distrutta nei restauri ottocenteschi. La complessita' della rappresentazione iconografica della Sala del Capitolo sembra legata all'elaborazione di un programma ben preciso generalmente attribuito al teologo domenicano Jacopo Passavanti che fu anche esecutore testamentario del lascito di Mico di Lapo Guidalotti. Dall'opera di quest'ultimo, lo "Specchio della vera penitenza", deriverebbero i concetti espressi negli affreschi del Cappellone (cfr Meiss). Ma le interpretazioni del ciclo decorativo del Bonaiuti date dalla critica sono varie e differenti. Il tema centrale sembra comunque essere quello della glorificazione dell'Ordine domenicano, del ruolo fondamentale che esso svolge nella chiesa e nella societa' in difesa della vera fede. Circa le identificazioni dei personaggi raffigurati nelle varie scene, la critica non e' concorde. Qui ci atteniamo alla interpretazione data dalla Romano. Il tentativo, poi, di voler riconoscere personaggi storici di letterati e artisti (Agnolo Gaddi, Boccaccio, Petrarca, Cimabue ecc. ) gia' ricordati dal Vasari non appare avvallata da prove convincenti
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Ente pubblico territoriale
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900281154-0
  • ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
  • ENTE SCHEDATORE Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la citta' metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato
  • DATA DI COMPILAZIONE 1988
  • DATA DI AGGIORNAMENTO 2000
    2006
  • LICENZA CC-BY 4.0

BENI COMPONENTI

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