comunione degli apostoli

pala d'altare, 1656 - 1657

Il dipinto, attribuito dal Carli (1989, p. 57) al prete senese Giovan Battista Ramacciotti, risulta un'opera fedele ad una certa devozione barocca, sebbene emerga anche una certa vocazione narrativa e alcuni recuperi dai grandi modelli manieristici toscani. Evidente, a tal riguardo, l'eco nello sfondo di un certo ascendente fiorentino, in un vago ricordo del prototipo della scala tondeggiante ed avvolgente delle Storie di Giuseppe del Pontormo. Tuttavia, l'economia del dipinto assume equilibri tendenzialmente controriformistici, con la centralità possente della figura del Cristo e l'estasi degli apostoli; sebbene tale spirito devozionale sia temperato da una caratteristica dolcezza e mitezza tutta senese. Nello spazio sovraffollato e che tradisce anche un vago squilibrio delle parti, si colloca la tavola imbandita, con brani di nature morte di un cauto realismo. I colori tenui si rifanno alla migliore tradizione pittorica senese, stesi in campiture ampie ed uniformi, con chiaroscuri lievi e per sfumature di colore. La luce celestiale e simbolica cala dall'alto in un mistico cono luminoso che inquadra la figura del Cristo. Interessante la ricerca fisionomica evidente in alcuni volti incanutiti degli apostoli, in una temperata esasperazione espressiva . Lezioso e ingenuo nella sua

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