Venere e Amore. Venere e Amore

dipinto olio su tela, 1592 - 1592

Dipinto ad olio su tela in cui Venere vista in iscorcio, appare sdraiata sulle nubi, tenendo un pomo nella destra, con il capo coronato di fiori, gli occhi rivolti verso Cupido, posto sulla sua sinistra, nel basso due colombe. La tela è nontata su un telaio ellittico - M. 1,09x1,30. Cornice dorata rettangolare con luce ellittica di sag.a M. 0,17

  • OGGETTO dipinto olio su tela
  • MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio
  • AMBITO CULTURALE Ambito Bolognese
  • ATTRIBUZIONI Carracci Annibale (attribuito): pittore
  • LUOGO DI CONSERVAZIONE Galleria estense di Modena
  • LOCALIZZAZIONE Galleria Estense
  • INDIRIZZO Largo Porta Sant’Agostino, 337 - 41121 MODENA tel. 0594395727 - fax 059230196 pec: mbac-ga-esten@mailcert.beniculturali.it C.F. 94180300363 - C.U.U. 2JMD21, Modena (MO)
  • NOTIZIE STORICO CRITICHE La Venere, assieme ad altri tre ovali - Flora recentemente attribuita ad Annibale (inv. n. 332), Plutone di Agostino Carracci (inv. n. 340) e la Salacia di Ludovico Carracci (inv. n. 341) - fa parte di una serie di dipinti eseguiti a Bologna su commissione di Cesare d’Este e inviati a Ferrara, nel 1592, dal conte Cornelio Lambertini, un incaricato del duca. L’ovale con Venere e Cupido andò ad ornare uno dei soffitti dell’appartamento di Virginia de’ Medici, consorte di Cesare d’Este, e rappresentava il pezzo forte del ciclo decorativo incassato, presumibilmente, nel soffitto della Camera del Poggiolo, in Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Il tema iconografico rimanda ad una consueta rappresentazione delle divinità mitologiche ma ciò che qui importa osservare, nell’opera di Annibale, è l’evoluzione dalla sapienza del colore, quella che contraddistinse l’attività dell’artista nel corso dell’ottavo decennio del Cinquecento portandolo a virare decisamente verso il gusto pittorico veneziano e, in special modo, in direzione di Paolo Veronese. Da questo nuovo orientamento derivano le pose in scorcio, la tipologia del Cupido e la bella luminosità del cielo striato di nubi. Naturalezza e artificio, perfezione del disegno e resa possente ed epica mostrano il punto di arrivo della ricerca di Annibale, indirizzata a una sintesi tra classicismo e studio della realtà. Le opere di questo ciclo sono descritte nel 1678 da Carlo Cesare Malvasia, che attribuisce appunto la Venere ad Annibale Carracci; tale attribuzione non è mai stata messa in discussione né dalle fonti né dalla critica più recente. Alla Venere è poi riferibile un disegno preparatorio di grande naturalezza, conservato nella raccolta del Castello Sforzesco di Milano (inv. C/P 191 1592; A. Brogi in Annibale Carracci, 2006, V. 6, pp. 246-247)
  • TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
  • CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato
  • CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800675926
  • NUMERO D'INVENTARIO 333
  • DATA DI COMPILAZIONE 2018
  • LICENZA METADATI CC-BY 4.0

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