San Rocco
statua
ca 1690 - ca 1710
Sceti Giovanni (1654/ 1715)
1654/ 1715
Rispetto alle altre figurazioni lignee che documentano la devozione a San Rocco nel borgotarese, questa appare particolarmente interessante dal punto di vista stilistico: presentato secondo la comune iconografia, il Santo poggia su basamento roccioso, è affiancato dal cane e regge il bordone con la mano sinistra. In sembianze giovanili, ha lineamenti decisi, una folta chioma, labbra socchiuse incorniciate dalla barba ricciuta che, nonstante le ridipinture subite dal pezzo, rivelano le doti dell'autore, evidenti anche nella definizione dell'abito da pellegrino, sotto il quale si intravedono corte brache
- OGGETTO statua
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MATERIA E TECNICA
legno/ scultura/ intaglio/ pittura
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ATTRIBUZIONI
Sceti Giovanni (1654/ 1715): esecutore
- LOCALIZZAZIONE Borgo Val Di Taro (PR)
- NOTIZIE STORICO CRITICHE Cresci segnala che, dopo la peste del 1630, per voto della comunità borgotarese, venne eretto un altare dedicato a San Rocco, dotato di statua lignea (1992): presumibilmente esisteva un'immagine precedente alla nostra, la quale presenta invece sigle proprie della scultura di inizio Settecento, come il naturale accartocciarsi del manto trattenuto dalla mano destra, la fremente definizione del panneggio e il delicato inclinarsi del busto. Oggi la scultura è collocata nella nicchia del coro, profilata da una cornice lignea rocaille piuttosto rimaneggiata. Una certa adesione a moduli proposti da Anton Maria Maragliano nel vigore del volto e nelle pieghe frante delle maniche potrebbe far pensare ad una provenienza ligure dell'opera (cfr., per la produzione dell'artista genovese, Sanguineti, 1988); tuttavia, affinità nei tratti fisionomici e nel modo di intagliare la capigliatura rendono maggiormente interessante il parallelo con un "San Bartolomeo" conservato a Strela di Compiano, in via ipotetica riferito da Cirillo e Godi (1986) a Giovanni Sceti (per la versione originaria del cognome cfr. Longeri, 1999) e con il "Cristo al Calvario" dell'oratorio pontremolese di San Gimignano, prima opera nota di quest'ultimo artista, eseguita nel 1687 (Bianchi, 1974 ed. 1997). I raffronti più convincenti per l'abbigliamento, il movimento dei drappeggi e la qualità dell'intaglio, sono comunque effettuabili con un "Sant'Eustachio" databile all'inizio del Settecento, epoca in cui fu ricostruita l'omonima chiesa di Piacenza che lo custodisce; l'opera, di cui al momento non si hanno notizie documentarie, è ascrivibile a Sceti per evidenti affinità compositive e stilistiche con i Santi piacentini della cantoria di Sant'Antonino, eseguiti dall'artista nel 1702 (Arisi - Riccardi, 1979; Longeri, 1999), e costituisce quindi il trait d'union fra tali capolavori noti del valsesiano (cfr. per i dati anagrafici Fiori, 1981) e la statua di Borgotaro, tanto da consentire l'attribuzione anche di quest'ultima. Menzionato nella visita pastorale del 1774 all'altare con dedicazione omonima, il San Rocco valtarese fu trasportato in Duomo nel 1827, anno di chiusura al culto della chiesa di appartenenza, e vi rimase per un secolo esatto, collocato prima nell'ancona del Carmine e poi sull'altare in origine destinato all'Addolorata, come riporta l'inventario del 1856, che segnala anche un restauro di pochi anni prima
- TIPOLOGIA SCHEDA Opere/oggetti d'arte
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CONDIZIONE GIURIDICA
proprietà Ente religioso cattolico
- CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0800158105
- ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
- ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Parma e Piacenza
- DATA DI COMPILAZIONE 1997
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DATA DI AGGIORNAMENTO
2006
- LICENZA METADATI CC-BY 4.0